Ricominciare a lavorare dopo le vacanze: ecco tre consigli per evitare lo stress

Alice Bush e Michael Carbone

Ricominciare a lavorare dopo le vacanze non è semplice e anche se ci sentiamo carichi e pronti, la realtà dei fatti è che il rientro al lavoro non è mai cosa facile.

Come fare ad attenuare quel senso di ansia e stanchezza che caratterizza i primi giorni di lavoro dopo le ferie estive? Beh, certamente molto dipende da noi. Se pensiamo di poter riprendere con gli stessi ritmi frenetici di sempre, non siamo sulla strada giusta.

Durante le vacanze ci siamo rilassati, abbiamo avuto modo di pensare a progetti, iniziative e probabilmente la grande voglia di mettere tutto ciò in pratica potrebbe creare qualche problema di stress eccessivo. È il caso di mettere in pratica allora qualche consiglio che arriva da professionisti come Alice Bush e Michael Carbone che hanno creato e gestiscono una realtà dedicata all’empowerment personale chiamata Ritualmente, prima palestra virtuale in Italia dedicata alla mindfulness e all’empowerment personale.

3 consigli per tornare al lavoro dopo le vacanze senza stress

Applicare la tecnica dei “5 perché”

La principale strategia da mettere in atto per capire qual è la spinta motivazionale che ci guida nel nostro lavoro, è fermarsi un istante e porsi delle domande. Forse, la mancanza di motivazione al lavoro deriva proprio dal fatto che non si trova un reale senso in quello che si sta facendo. Magari prima lo aveva, ora non più. Ed è perfettamente normale. Non siamo esseri statici ma persone in continuo cambiamento. Per comprendere tutto questo, occorre ripartire dal “perché” e costruire attorno a questo perché delle domande, come ad esempio “Perché hai deciso di iniziare tutto questa professione?”, “Qual è stata quella spinta che ti ha fatto prendere la decisione di intraprendere questo lavoro?”.

Per compiere al meglio questo primo step, Alice e Michael suggeriscono di applicare la tecnica dei 5 perché, vale a dire rispondere alla domanda “perché” per 5 volte, un numero sufficiente per andare abbastanza in profondità in qualunque intenzione celata dietro l’azione che si vuole compiere e analizzare: con questo esercizio è possibile riscoprire la profonda ragione che  ha portato a iniziare un certo percorso e ripartire da lì. La cosa importante è individuare quella ragione e iniziare a pensare come costruire un percorso attorno ad essa.

Smettere di procrastinare attraverso la pianificazione e la creazione di una routine personalizzata

Ogni volta che inizia la giornata lavorativa, siamo consapevoli che ci aspetta quel progetto enorme di cui ci sentiamo responsabili, eppure continuiamo a rimandare, l’ansia cresce e la motivazione a lavoro cala. Ci sono diversi motivi che possono spingerci a procrastinare: uno di questi è proprio il fatto di imbattersi in una visione troppo grande, senza riuscire a individuare i primi passi da compiere verso la realizzazione del progetto. Il punto è che quella sensazione non si cancella del tutto, bensì rimane come un rumore di sottofondo che disturba le giornate; se è questo il vostro caso, allora è giunto il momento di fermarsi e pianificare.

Secondo Alice e Michael, occorre fare una serie di “piccoli rituali” per combattere l’inattività: curarsi come se si dovesse andare a un appuntamento importante; creare un’atmosfera confortevole intorno; fare un brainstorming degli obiettivi; scomporre in tanti progetti con task ben precise e iniziare a calendarizzare sulla base di una visione annuale/mensile/settimanale e giornaliera a seconda della durata del progetto. Crearsi una routine personalizzata, infatti, è il punto fondamentale attorno a cui Ritualmente sviluppa i suoi contenuti.

Curare la propria autostima

Paura del fallimento, del successo e del giudizio, perfezionismo, eccessiva insicurezza hanno tutte una stessa radice: bassa autostima. Le persone che tendono a sottostimarsi hanno un’idea pressoché negativa di loro stesse, che non rispecchia le aspettative richieste; la naturale conseguenza è una mancanza di motivazione a lavoro e il subentrare di una sensazione sempre più preponderante di paura e incertezza.

Secondo Alice e Michael, occorre innanzitutto essere in grado di distinguere sempre il proprio valore personale dal lavoro. La nostra professione, qualunque essa sia, deve essere un motivo in più per crescere e non dovrebbe essere motivo di blocco o scoraggiamento. Dobbiamo considerarci dei “work in progress”: nessuno arriva mai da nessuna parte per davvero, siamo tutti in viaggio e, bisogna trasformare la mancanza di autostima in una costante voglia di migliorare.

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