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Rientro dalle ferie: uno stress che provoca ansia per molti professionisti europei

rientro dalle ferie

Rientro dalle vacanze, un vero dramma. E lo è per chiunque, a prescindere dal lavoro che si svolge. Può sembrare una banalità, ma anche interrompere per pochi giorni le abitudini lavorative, può far risultare poi molto difficile ricominciare. In virtù di quanto detto, il rientro al lavoro può provocare disagio e ansia.

Seppure in misura minore rispetto ad altri Paesi, anche in Italia lo stress da rientro al lavoro non può essere sottovalutato: il 45% dei professionisti ammette di provare ansia al ritorno in ufficio. Una percentuale rilevante, anche se distante dai livelli ben più alti registrati nel Regno Unito (78%), in Francia (64%) e in Spagna (63%)

In particolare, c’è da evidenziare un dato unanime per i quattro Paesi: i professionisti riescono a rilassarsi più facilmente durante le ferie quando anche i membri del proprio team sono assenti. In pratica solo se l’attività, sia essa commerciale, ufficio o altro, è completamente chiusa. 

Secondo Chris Eldridge, CEO di Robert Walters UK&I “L’ansia legata al rientro dalle ferie, oltre a rappresentare un rischio per tassi di engagement già storicamente bassi, potrebbe avere un impatto significativo anche sulla produttività nei luoghi di lavoro in tutta Europa”.

Rientro in ufficio: uno stress per i professionisti

Solamente il 15% dei professionisti britannici dichiara di sentirsi riposato e pronto a riprendere il lavoro dopo una lunga vacanza – una tendenza che si conferma anche in Francia (22%), in Spagna (25%) e in Italia (17%). 

“Ci sono molteplici fattori che scatenano l’ansia al rientro, come la paura di essere rimasti indietro su progetti importanti, essersi persi aggiornamenti rilevanti o ricevere carichi di lavoro eccessivi. Tuttavia, le ferie dovrebbero rappresentare un momento di pausa e rigenerazione – non una fonte aggiuntiva di stress”, afferma Eldridge.

Dal FOMO al FOFB 

Rimanere indietro col lavoro, con gli obiettivi, con le scadenze, è certamente motivo che può indurre uno stato di stress esagerato che, seppur al termine di un periodo che dovrebbe in teoria essere rilassante, potrebbe creare non pochi problemi. Si chiama FOFB – Fear of Falling Behind, la paura di rimanere indietro, sempre più presente nei luoghi di lavoro. Nello specifico, i professionisti di Regno Unito (67%), Francia (61%), Spagna (44%) e Italia (60%) affermano di riuscire a rilassarsi davvero solo quando anche il resto del team è in ferie.  

Secondo una ricerca di NatWest, nel 2024 il 45% dei lavoratori britannici non ha usufruito di tutte le ferie disponibili. Tendenze come il “guilt-tripping” (far sentire in colpa) portano alcuni professionisti a rinunciare a prenotare le ferie per timore di apparire poco impegnati rispetto ai colleghi. 

“Alcuni professionisti non solo controllano la casella di posta durante le ferie, ma arrivano addirittura a rimandare la prenotazione delle vacanze per paura dell’impatto che potrebbe avere sulla loro reputazione in azienda”, prosegue Eldridge.

Ferie collettive: è la giusta soluzione?

Per ovviare al problema, l’idea di chiudere durante parte dei mesi estivi, soprattutto in agosto può risultare utile. Le cosiddette “chiusure estive”, che una volta erano la consietudine, sono spesso legate alle alte temperature, alla manutenzione programmata o alla concentrazione dei periodi di ferie. Il 60% dei professionisti francesi ritiene che queste chiusure aziendali aiutino a sfruttare meglio le ferie, contro appena il 20% degli spagnoli e il 32% degli italiani soddisfatti dell’approccio adottato dai loro datori di lavoro. Nel Regno Unito, il 45% dei professionisti vorrebbe sperimentare periodi di ferie collettive in azienda, ma il 54% dei datori di lavoro si dice contrario, ritenendoli troppo costosi o dannosi per la produttività. 

Secondo alcune ricerche di Robert Walters la possibilità di disconnettersi completamente dal lavoro è essenziale per mantenere un buon equilibrio tra vita privata e lavorativa, ma anche per garantire buoni livelli di produttività. 

“In definitiva, non esiste un’unica soluzione valida per tutti. Le politiche relative alle ferie devono essere adattate alle esigenze specifiche delle diverse realtà aziendali e locali, puntando a tutelare il benessere, l’engagement e la produttività delle persone. Le aziende devono andare oltre il concetto di chiusura estiva o ferie flessibili. Le attività non si fermano mai del tutto, e quindi è fondamentale rafforzare la cultura del diritto alla disconnessione, valorizzandola come parte integrante dell’identità organizzativa”, conclude Eldridge.