Settimana del Lavoro Agile: le 3 best practice per favorire lo smartworking

smart working e lavoro da remoto

Smartworking: molto più di una tendenza. Eppure…

Torna anche quest’anno la Settimana del Lavoro Agile (20-24 maggio a Milano) e per l’occasione PageGroup, società leader mondiale nel recruitment con i brand Page Executive, Michael Page e Page Personnel, presenta le best practice che le aziende dovrebbero attuare per favorire lo smartworking.

Un po’ tutti sono d’accordo sulla validità di questo modello lavorativo: Millennial e Generazione X concordano nel conferire un impatto positivo dello smart working sul work life balance (rispettivamente per il 72% e per il 62%, secondo lo studio di PageGroup “Lavoro e vita privata”), dati che mettono in evidenza il fatto che siano completamente da riorganizzare i propri modelli organizzativi per le aziende che vogliono attrarre a sé i nuovi talenti. Tuttavia, creare un ambiente di lavoro che rispetti queste caratteristiche non è sempre semplice.

Creare una “nuova normalità”

Nuovi spazi, nuove tecnologie, ma in generale un nuovo modo di intendere il mondo del lavoro.Sono diversi  i fattori che concorrono alla creazione di un ecosistema agile sono molteplici e spesso determinati da elementi esterni al mondo del lavoro. Bisogna insomma arrivare a creare una “nuova normalità”.

“Le aziende dovrebbero implementare strumenti, tecnologie e abilità in grado di supportare il cambiamento. Dagli hot desk per favorire la collaborazione, e quindi l’affinamento delle abilità organizzative e interpersonali, fino agli strumenti che rendano possibile il lavoro da remoto. I datori di lavoro potrebbero per esempio prendere in considerazione di fornire al personale laptop e smartphone, con copertura dei costi di gestione annessa per il lavoro da casa” spiega Tomaso Mainini, Managing Director Italia di PageGroup.

Grazie alla propria esperienza, PageGroup ha individuato tre pilastri chiave su cui fondare la nuova normalità e portarla all’interno delle aziende:

  1. Dynamic working: lavoro basato su rendimento e conseguimento dei risultati, piuttosto che sul numero di ore passate in ufficio. Se il rendimento è elevato e le responsabilità rispettate, non dovrebbe importare dove e quando i risultati sono prodotti.
  2. Comunicazione coerente: i dipendenti devono essere sempre coinvolti e consapevoli delle decisioni e dei cambiamenti che arrivano da amministratori e dirigenti. Questo permette di creare un ambiente inclusivo, in cui nessuno si sente discriminato.
  3. Politiche a livello aziendale: nel caso in cui venga introdotta una politica di lavoro flessibile, dev’essere applicata a tutti i livelli (magari escludendo solo i dipendenti in prova). Questo per creare un senso di comunità e un ambiente che promuove l’uguaglianza. Inoltre, in questo modo il personale si sente supportato, accettato e riconosciuto.

“Affinché il lavoro flessibile possa effettivamente progredire in Italia, i datori di lavoro devono concentrarsi sulla redditività, incoraggiando i dipendenti ad assumersi la responsabilità del proprio lavoro. Le aziende concorreranno così a creare un ambiente fatto di fiducia e prestazioni elevate” conclude Tomaso Mainini.

Il panorama delineato dallo studio di PageGroup sottolinea infatti la difficoltà delle aziende italiane nell’implementare strumenti che rendano possibile il lavoro agile. Motivo per cui solo il 32% dei Millennial intervistati conferma di poter lavorare da remoto e, a più di un quarto di essi (26%) è concesso solo una volta al mese.

 

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