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Tortuga, il network che salva gli imprenditori dal burnout

L’imprenditoria italiana si caratterizza per un alto livello di energia propositiva, ma nasconde un’ombra: la solitudine decisionale che colpisce un terzo degli imprenditori e il 90% di chi agisce senza supporto strutturato. Da questa ricerca nasce il progetto Tortuga,un network innovativo per combattere burnout e fragilità strategica.

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Il lavoro ibrido riduce il rischio di burnout: ecco cosa dice uno studio

Il burnout è certamente uno dei problemi più sgradevoli da affrontare per un lavoratore. Una riduzione della comparsa di questo fenomeno può verificarsi in caso di scelta di lavoro ibrido.

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La vacanza è il toccasana per la salute mentale di chi lavora e non solo…

Le vacanze sono un toccasana per la salute mentale dei lavoratori e non solo. Ogni settimana la stessa routine, lavoro, impegni familiari, la casa, le bollette, con l’unico break del week end. Certo, non è facile. Ecco perché le vacanze diventano necessarie, al fine di recuperare le batterie e affrontare l’anno lavorativo nel modo migliore.

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Burnout, 8 giovani su 10 lascerebbero l’azienda se l’ambiente di lavoro fosse negativo

Più di una volta da queste pagine abbiamo parlato della Sindrome da Burnout, una condizione che colpisce e mette in difficoltà migliaia di lavoratori in tutto il mondo e che può essere ‘figlio’ di un ambiente di lavoro negativo. Un problema che in passato veniva sottovalutato, anche perché poco conosciuto, ma che ora desta più di una preoccupazione ed è ufficialmente riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

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Stress sul lavoro: sono davvero tanti i professionisti che ne soffrono

Siete appena tornati in ufficio e già siete stressati? Non ci sorprende (anche se qualche consiglio utile ve lo abbiamo fornito in questo articolo): lo stress è il nemico numero uno di chi lavora e non c’è nulla di male a confessare di sentirsi sotto pressione.

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Work Down, un videogioco per scoprire se in azienda ci sono casi di Burnout

Sei stressato? Scoprilo con un videogioco. Si chiama Work Down ed è un nuovo assessment game per individuare i casi di burnout in azienda.

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Ruoli manageriali e stress: i campanelli d’allarme a cui prestare attenzione

Alte retribuzioni, possibilità di crescita, stimoli costanti, sono solo alcune delle ragioni per cui quello del manager è considerato un ottimo lavoro.

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Stress da lavoro: la flessibilità oraria può essere una soluzione

In un momento storico complesso come quello che stiamo vivendo, le aziende non possono non pensare al benessere dei propri dipendenti e collaboratori. Da questo fattore, infatti, può essere compromessa la produttività di ogni singolo componente dell’azienda. Il Burnout è una condizione che, fortunatamente, oggi viene tenuta in considerazione maggiormente rispetto al passato, anche perché a far drizzare le antenne, arrivano i risultati di studi come quello di Reverse, società internazionale di headhunting e HR ha condotto un’analisi che individua i livelli attuali di stress psicologico sul posto di lavoro. L’indagine è stata condotta in modalità CAWI su un campione di più di 1000 lavoratori italiani iscritti al panel Bilendi, rappresentati per fascia d’età, genere e macroarea  geografica. Il field si è svolto nel mese di Dicembre 2022.

Lo STADA Health Report nella sua edizione 2022 ha evidenziato come rispetto al 2021 i livelli di burnout siano passati dal 49% al 59%, a causa delle numerose difficoltà socio-economiche che il Paese sta incontrando, mentre la ricerca di Reverse mostra piccoli segnali positivi in chiave futura: infatti,  il campione di lavoratori intervistati si divide infatti equamente, a prescindere dalle dimensioni dell’azienda, tra chi sta vivendo una condizione di pesante stress lavorativo e chi invece dichiara di no.

Sembra una situazione non bella, se fotografata in modo incompleto: Tutto cambia se pensiamo che l’84% degli intervistati ha anche dichiarato di aver vissuto momenti di burnout in passato. Il miglioramento della situazione sembra essere dovuto ad un cambiamento epocale: ovvero la sempre più diffusa introduzione della flessibilità oraria.

La percentuale di lavoratori che, pur beneficiando di orari flessibili dichiara di subire lo stress lavorativo, è minore (40%) rispetto a quella di coloro che non possono usufruirne (50%). L’orario flessibile è anche la soluzione più suggerita dagli intervistati (51%) per contrastare in modo efficace in azienda una condizione di stress lavorativo constatato. Meno inficiante nel concetto di stress lavorativo il lavoro da remoto, equamente diviso tra chi si dichiara stressato e chi no. 

Il 74% dei lavoratori intervistati ha dichiarato che la propria azienda non suggerisce alcun tipo di iniziativa di supporto psicologico ai collaboratori, ma in realtà qualcosa si muove in questa direzione. Lo sportello psicologico gratuito è la soluzione più gettonata: lo citano infatti il 54% degli intervistati, seguito da incontri formativi (27%) e dal Bonus Psicologo (13%). 

“Gli orari flessibili sono una diretta conseguenza dell’introduzione del lavoro per obiettivi che rappresenta a mio parere la vera e propria svolta per il futuro nel lavoro”, dice Alessandro Raguseo, CEO e Co-founder di Reverse. ” Intendiamoci, nel nostro Paese c’è ancora molto lavoro da fare per arrivare a una condizione economica e psicologica ideale per i dipendenti, ma dal nostro studio emerge che qualche piccolo passo in avanti si sta compiendo, facendoci quindi ben sperare per il futuro”. 

Rischio burnout, ecco i settori più a rischio

Stress e stanchezza mentale, ma soprattutto il rischio di burnout. Sono questi i nemici numero uno dai quali difendersi per chi lavora. Ma quali sono i settori più a rischio in tal senso?

Pubblica amministrazione, trasporti e manufatturiero: sono questi i settori che, secondo lo studio Workday – Addressing Burnout Risk in 2022, sono quelli più esposti al rischio burnout.

La ricerca ha coinvolto 10 settori industriali con il contributo di 1,5 milioni di lavoratori in rappresentanza di oltre 600 aziende in tutto il mondo.

I settori più a rischio burnout

Lo studio ha messo in evidenza un rischio maggiore di burnout nel 2022 rispetto allo scorso anno: in particolare 6 dipendenti su 10 della pubblica amministrazione sono a rischio con un aumento del 16% dal 2021, mentre il settore dei trasporti è in seconda posizione con un aumento del 10% arrivando al 54% complessivo. A seguire in questa speciale classifica troviamo, in discesa dell’11% rispetto allo scorso anno, il settore manufatturiero (50%. Seguono poi il settore energetico (48%) e quello dei beni di consumo (43%) che sono rimasti invariati anno su anno. L’industria a meno rischio burnout si riconferma l’Information Technology visto che anche lo scorso anno era ultima in questa classifica (sempre ferma al 13%). 

I risultati per aree geografiche

Tra le 10 aree geografiche analizzate anno per anno, emerge che 6 nazioni che hanno visto aumentare il rischio burnout, mentre altre 4 hanno mostrato cambiamenti in positivo.

I dipendenti in Regno Unito sono i più esposti al rischio burnout con il 41%, in crescita del 4% rispetto allo scorso anno. In seconda posizione ci sono i dipendenti francesi (39%) che, però, hanno registrato una diminuzione del rischio di burnout . In Europa il rischio di burnout rimane alto anche in altre nazioni: l’Olanda è in terza posizione con il 33% anche se in calo del 5%; la Norvegia ha visto un aumento del 9% anno su anno arrivando 20%; cresce anche la Danimarca seppur del 3% e continuando ad essere il fanalino di coda di questa classifica (11%). Da segnalare il forte calo dei dipendenti tedeschi che hanno visto abbassare il rischio burnout del 15%.

Motivazione e lavoro: 7 fattori che possono aiutare a creare un clima migliore in ufficio

La motivazione è ciò che ci spinge a dare sempre il massimo di noi stessi. E nel lavoro, averne di forti è fondamentale per rendere al meglio. Chi è motivato, dà il meglio di sé con il sorriso e questo giova certamente ai programmi di sviluppo aziendale.

Come fare per essere sempre motivati e motivare i propri collaboratori? CoachHub, piattaforma leader mondiale per il coaching digitale, ha individuato 7 importanti fattori motivazionali.

7 fattori motivazionali

1. Responsabilità e autonomia

La responsabilizzazione è fondamentale. Il manager deve definire obiettivi chiari e precisi, mentre sta al dipendente scegliere il percorso più adatto per raggiungerli. Un buon manager, indica cosa, quando e perché, ma lascia che sia il lavoratore a decidere come.

2. Riconoscimento del lavoro e del valore di ciascun dipendente

Il riconoscimento delle competenze di un dipendente, del lavoro svolto e del suo valore per l’azienda ha un reale effetto motivazionale. È quindi importante riconoscergli le qualità professionali mostrate e assegnare compiti corrispondenti alle attitudini di ciascuno. I dipendenti che non si sentono apprezzati spesso finiscono con il cercare altrove migliori opportunità.

3. Ambiente di lavoro piacevole

La qualità del tempo trascorso sul luogo di lavoro è importantissimo. I buoni rapporti tra colleghi e la coesione dei team di lavoro si traduce in crescita professionale e, quindi, in motivazione. Allo stesso tempo, un ambiente piacevole e cose semplici come sorgenti di luce naturale, la presenza di piante e quadri alle pareti o la disponibilità di un angolo caffè aiutano ad alleviare lo stress.

4. Work-life balance

Tema particolarmente caro alla generazione Y, l’equilibrio tra vita e lavoro può essere raggiunto attraverso una serie di azioni, come ad esempio l’incentivazione dello smart working, promuovendo corsi di sviluppo personale o incoraggiando la pratica di hobby anche sul posto di lavoro. L’equilibrio tra vita privata e professionale favorisce la soddisfazione e il benessere del lavoratore, che si traduce per l’azienda in migliori performance, perché una persona riposata e in buona salute farà del proprio meglio per produrre risultati soddisfacenti. Se, al contrario, il dipendente si sente sommerso dal lavoro rischia il burnout e, quindi, un peggiore rendimento sul lavoro.

5. Sviluppo delle competenze professionali

Adottare un programma di sviluppo professionale è fondamentale per motivare i collaboratori. Assicurare formazione e sviluppo continui aiuta a creare un clima positivo e costruttivo.

6. Gestione partecipativa

Un manager disponibile rappresenta una grande fonte di motivazione; questi deve essere presente sul campo per supportare le persone nelle loro attività quotidiane, motivarle e riconoscere i punti di tensione. Un manager che sia anche un buon motivatore deve, perciò, saper ascoltare il proprio team, intercettarne i bisogni e individuarne le difficoltà.

7. Remunerazione adeguata

Lo stipendio, per quanto non sia più la molla principale per la motivazione, è pur sempre un aspetto importante. Il salario per dipendenti motivati e impegnati deve essere equa, in linea con le competenze, la posizione e l’anzianità di servizio. Con stipendi adeguati, i dipendenti provano un senso di soddisfazione e sono incentivati a performare al meglio.

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Chi soffre di Burnout e come affrontarlo secondo Gympass

Del fenomeno del Burnout abbiamo più volte parlato, ma sono tante le ricerche che approfondiscono le dinamiche e le conseguenze di questo problema. In particolare Gympass, grande piattaforma di corporate wellness al mondo che integra non solo attività fisica ma anche terapia, meditazione e altre risorse per la salute mentale dei dipendenti, ha studiato il fenomeno del Burnout. In particolare, ha messo l’accento sul momento in cui si giunge al limite delle proprie forze mentali, emozionali e fisiche.

I risultati dello studio sul Burnout

Secondo lo studio il 96% dei dipendenti ha affermato di aver affrontato il Burnout: di questi il 48% qualche volta, il 21% molto spesso, il 7% sempre, mentre il 4% ha dichiarato di non averne mai sofferto e il 20% solo raramente. 

Tra gli intervistati che hanno vissuto direttamente questo problema, il 34% sono donne, il 27% sono uomini e come fascia d’età l’86% sono millennials, ovvero coloro che sono nati tra fra i primi anni ottanta e la metà degli anni novanta. Le persone che affrontano il Burnout provano effetti negativi, a breve e a lungo termine, che influenzano diversi aspetti della loro vita, sia nella sfera personale sia in quella professionale.

I sintomi per riconoscere il Burnout

Non è semplice riconoscere i sintomi del Burnout perché potrebbero essere confusi con situazioni simili. L’esaurimento fisico e mentale che prova la persona porta diverse conseguenze a livello aziendale:

  • calo nella qualità del lavoro e della creatività: seguire le attività e le responsabilità di ogni giorno sembra inutile e questa mancanza di motivazione impedisce di lavorare bene. L’espressione di questo può essere, ad esempio, mancare alle riunioni, dimenticare di dare una risposta importante oppure confondersi in una consegna.
  • problemi interni tra colleghi come conseguenza di cinismo e apatia: tutto e tutti intorno cominciano ad irritare e le persone si innervosiscono senza una ragione apparente. Se si lavora nello stesso spazio l’individuazione di questo “sintomo” può essere più evidente; lo smartworking rende le cose un po’ più complicate.
  • i compiti vengono rimandati e le consegne non rispettate: nella routine lavorativa spesso si da la precedenza ad attività che si ritengono più stimolanti e piacevoli. Chi sta affrontando il burnout non riesce però a trovare gioia ed entusiasmo in nessun tipo task che si traduce in lentezza nello svolgimento e conseguente non rispetto della deadline.

I consigli di Gympass per affrontare il Burnout

Stress lavorativo, mancanza di produttività e poco equilibrio fra vita privata e professionale. Come si può intervenire? Ecco 5 consigli di Gympass per supportare i leader nella gestione dei dipendenti:

  • stimolare l’equilibrio della vita professionale dei propri dipendenti stabilendopause, facendo capire che si è coscienti dell’eccesso di lavoro; Inviare messaggi durante la giornata favorendo intervalli, coffee-break o attività di gruppo.
  • stabilire aspettative chiare: se il ruolo del singolo nel team non è abbastanza chiaro, il senso di appartenenza del gruppo si indebolisce e fa salire i livelli di ansia.
  • aiutare i dipendenti a comprendere il valore che apportano  all’azienda: non sottovalutare l’effetto di un “complimenti!” oppure di un “grazie”.
  • incentivare la pratica di attività fisiche lungo la giornata e promuovere uno stile di vita sano: praticare esercizi porta benefici non soltanto per il benessere fisico, ma anche per quello mentale. Uno studio ha confermato che gli esercizi aerobici aumentano la sensazione di benessere e abbassano la fatica, lo stress e l’esaurimento emozionale. Inoltre, il burnout può essere anche evitato con scelte nutrizionali sane. Mangiare bene e garantire che il corpo riceva tutti i nutrienti necessari è un primo passo importante.
  • tenere sempre in considerazione i sentimenti e le preoccupazioni di ognuno: quando qualcuno del team sente gli effetti del burnout, frasi come “non è poi così grave”, “sono sicuro che la supererai in fretta” oppure “passerà”, possono essere avvertite come mancanza di interesse o di scarsa attenzione al problema. È importante che la persona si senta ascoltata, accolta e supportata anche con l’aiuto delle numerose alternative digitali per il supporto psicologico, come applicazioni e terapie online.

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Stress da Coronavirus: stop al Burnout con la sound meditation

Stress da Coronavirus? Tutt’altro che da sottovalutare. Lavoro accumulato, paura di essere licenziati o perdere collaborazioni, incertezze sul futuro… Sono tutti aspetti che si stanno evidenziando tra le più disparate realtà professionali. Anche la paura di un nuovo lockdown fa venire i brividi.

Bisogna reagire, ma non è facile. Secondo un’indagine condotta dal Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi il 62% degli italiani ha dichiarato di aver bisogno di un supporto psicologico per affrontare il ritorno alla normalità.

Scenario negativo condiviso anche all’estero, soprattutto in Inghilterra, dove secondo una ricerca di Healthspan pubblicata sul portale Mirror il livello di stress della popolazione è aumentato del 50% dall’inizio della pandemia e addirittura un adulto su 5 ha sperimentato la “sindrome da burnout”.

Sound meditation per ritrovare lo spirito positivo

Un supporto per tornare ad affrontare con spirito positivo questa situazione di emergenza sanitaria arriva dalla “sound meditation”, antica pratica che combina l’essenza della sonorità al potere interiore della meditazione, e che secondo una ricerca del Global Wellness Institute si candida a essere uno dei trend principali dei mesi a venire.

Ma non è tutto, perché la sound meditation ha pervaso anche il mondo dei social dal momento che su Instagram si contano oltre 80mila post con il medesimo hashtag, tra i quali spiccano quelli di alcuni personaggi famosi che la stanno sperimentando, come Robert Downey Jr., Charlize Theron, David Lynch, Megan FoxGwyneth Paltrow e Jennifer Aniston, fino ad arrivare a Oprah Winfrey.

Quali sono i benefici di questa pratica? Influenza in positivo il flusso delle energie vitali e del sistema nervoso, dimostra effetti terapeutici sulla condizione psicofisica individuale e attiva una sincronicità dei due emisferi cerebrali.

“La risonanza è un fenomeno che la fisica conosce da molto, ma solo negli ultimi anni sono state studiate scientificamente le implicazioni per la salute umana. Non tutte le sonorità, però, producono effetti positivi ed è per questo che esistono conoscenze antichissime che abbinano alcune vibrazioni sonore alla meditazione, per generare effetti terapeutici e stabilizzare l’energia, la mente e le emozioni – ha spiegato Andrea Di Terlizzi, scrittore, studioso, Maestro di Scienze Interiori e autore della guida pratica Meditazione guidata sul suono – L’uso sapiente del suono, abbinato alla meditazione, può portare una persona a uno stato di calma e di equilibrio in un tempo molto breve. Perfino la modulazione timbrica della voce, da parte di chi guida la meditazione, dal vivo o registrata, è in grado di influire in modo potente sul sistema nervoso. Il fatto interessante è che la vibrazione sonora, della voce o prodotta da strumenti speciali, agisce indipendentemente dalle competenze di chi la ascolta. Abbiamo fatto sperimentare la nostra guida a persone di tutte le età, che non avevano mai approcciato una qualsiasi forma di meditazione, e tutte hanno detto di aver vissuto un profondo stato di rilassamento e benessere. Naturalmente, se questo genere di procedimenti è sperimentato da chi ha già esperienza di meditazione, l’effetto risulta ancora più profondo”.

10 benefici della sound meditation sul corpo e la mente

1. Influenza in maniera positiva il flusso delle energie vitali e del sistema nervoso: la combinazione dei suoni vibranti e della meditazione aiuta a garantire una sensazione di benessere generale.

2. Favorisce una condizione di riequilibrio psicofisico: le frequenze sonore permettono di ritrovare pace interiore e tranquillità, sempre più ricercati in tempi di emergenza sanitaria.

3. Allevia i livelli di stress, ansia e nervosismo: le vibrazioni sonore aumentano i livelli di serotonina, ovvero l’ormone del buonumore.

4. Migliora in generale la qualità della vita: favorisce la concentrazione, rafforza le sinapsi e aiuta a rimanere in salute.

5. Rappresenta un ottimo rimedio per combattere l’insonnia: ascoltare della musica rilassante migliora la regolazione del ciclo del sonno.

6. Aumenta la produttività: determinati suoni, associati alla meditazione, attivano una sincronicità dei due emisferi, situazione che non si verifica in condizioni ordinarie

7. Migliora la circolazione sanguigna e allevia dolori mentali ed emotivi: permette di mantenere il cuore in salute, prevenendo il rischio di infarti.

8. Rafforza il sistema immunitario: diversi studi hanno evidenziato come la meditazione accompagnata al suono stimoli l’espulsione delle tossine dal corpo.

9. Riduce il decadimento cerebrale: la sound meditation aiuta a mantenere la mente giovane, ostacolando la perdita di memoria.

10. Favorisce la riscoperta della consapevolezza di se stessi: permette di essere più legati al presente e risvegliare la propria coscienza interiore.