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Nasce Confassociazioni Bulgaria: ad annunciarlo è il presidente di Confassociazioni Angelo Deiana

La famiglia di Confassociazioni si allarga ed espande ancor di più (all’estero) i suoi confini. Angelo Deiana, presidente della confederazione delle associazioni professionali, ha annunciato oggi la nascita di Confassociazioni Bulgaria.

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La rete di Confassociazioni si allarga: ecco Confassociazioni Australia!

Si allarga la rete di Confassociazioni. Nasce Confassociazioni Australia, nuova branch che va ad aggiungersi a quelle di Regno Unito, Spagna, Emirati Arabi Uniti, Stati Uniti e Canada, a consolidamento della rete internazionale.

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Confassociazioni Professioni entra nell’elenco ministeriale tra le Forme aggregative delle associazioni professionali

È un periodo particolarmente importante per Confassociazioni. La rete delle reti, infatti, dopo aver annunciato l’iniziativa denominata Italia Competente, ha annunciato anche l’ufficializzazione dell’iscrizione di Confassociazioni Professioni nell’elenco ministeriale tra le Forme aggregative delle associazioni professionali, di cui all’art. 3 della legge n. 4/2013.

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Italia Competente by Confassociazioni da oggi è operativa: ecco i progetti e gli obiettivi

Una piattaforma pensata per valorizzare le competenze di professionisti e manager che in qualche modo vogliono diventare “azionisti del Paese”. È questa l’ultima idea a cui ha dato vita Confassociazioni. Si chiama Italia Competente by Confassociazioni, un progetto importante che deve essere tenuto in grande considerazione da qui in avanti e che da oggi è operativo al 100%.

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Sinteg compie 18 anni di attività e fa il punto sul lavoro fra presente e futuro

Sinteg compie 18 anni e diventa maggiorenne. Si è tenuta nei giorni scorsi l’assemblea in cui l’associazione, ora service provider dedicato alla fornitura di servizi, alla formazione e alla consulenza di chi svolge la professione di amministratore di condominio con serietà e competenza, ha voluto tracciare una linea con il passato e delineare i progetti per il futuro.

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Nasce ITALIA COMPETENTE by CONFASSOCIAZIONI: ecco di cosa si tratta

In occasione della conferenza internazionale di Confassociazioni, che si è svolta il 15 dicembre nella Nuova Aula dei Gruppi Parlamentari, la Rete delle Reti ha voluto mettere in evidenza quanto di buono fatto nell’anno che sta per terminare e i grandi progetti per il 2023.

Come sempre, padrone di casa eccellente è stato il Presidente Angelo Deiana che orgogliosamente ha raccontato le novità in arrivo. “Con la Conferenza Internazionale ‘Transizione energetica e globalizzazione‘ abbiamo acceso i riflettori sul tema del momento e sul nuovo concetto di globalizzazione che ne consegue. Insieme a tutto l’Ufficio di Presidenza, ringrazio tutti i relatori a partire, soprattutto, da Elissa Golberg, Ambasciatrice del Canada presso la Repubblica Italiana, che ci ha onorato della sua preziosa presenza e con cui abbiamo festeggiato il 75° Anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Canada. Per continuare con Paolo Quattrocchi, Presidente Centro Studi Italia-Canada, Barbara De Donno, Segretario Generale ICC, International Chamber of Commerce Italia, Armando Melone, Capo del Team Politico della Rappresentanza della Commissione UE in Italia, Gianni Lattanzio, Presidente CONFASSOCIAZIONI International, Alberto Cirio, Presidente Regione Piemonte, Paolo Righi, Presidente Confassociazioni Real Estate, Mark Kirby, Senior Advisor Canadian Hydrogen and Fuel Cell Association, Raphael Lance, Head of Energy Transition Funds at MIROVA – NATIXIS IM, Hannelore Rocchio, Head of Energy Evolution Integrated Initiatives & Regulatory Activity, ENI, Carlo Zorzoli, Head of Business Development di ENEL Green Power, Domenico Maggi, Head of SNAM International and European Affairs, Francesco Lepre, Head of Division Energy Management & Trading DUFERCO Energia, Elena Lorenzini, Vice Capo di Gabinetto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Roberto Menotti, Direttore Aspenia online , Oscar Di Montigny, Top manager ed esperto di Mega Trends”.

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Alla fine della conferenza si è poi svolta anche l’Assemblea Nazionale di Confassociazioni presso Palazzo Ferrajoli e che ha visto riconfermati all’unanimità sia il Presidente uscente, Angelo Deiana, che l’intero Ufficio di Presidenza costituito da Riccardo Alemanno, Vice Presidente Vicario, Franco Pagani, Vice Presidente Vicario Aggiunto, e Federica De Pasquale, Vice Presidente Nazionale con Delega alle Pari Opportunità.

Un’associazione in continua crescita che annovera tra le proprie fila ben 740 organizzazioni che riuniscono oltre 1 milione e 260mila iscritti tra professionisti, manager e imprese. Un sistema economico che complessivamente genera il 9% del PIL del Paese, il 21% se si considerano le aziende collegate.

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Durante l’assemblea sono stati presentati i nuovi progetti di Confassociazioni. “La nostra #retedellereti – ha sottolineato Deiana – si allarga con la nascita di Confassociazioni Privacy e Cybersecurity con un team di altissimo livello fatto dal Presidente Marco Recchi, Francesco Rampone Vice Presidente con delega alla cybersecurity, Gianluca Di Ascenzo Vice Presidente con delega ai Consumatori, Alessandro Frillici Segretario Generale della branch. 

E con la creazione di Confassociazioni Energia e Sostenibilità che vedrà Antonio De Tata Presidente, Pietro Maria Putti Vice Presidente con delega all’Energia Nucleare, Luisa Melara Vice Presidente con delega all’Area Legale, Andrea Guazzi Vice Presidente con delega all’Idrogeno, Leonardo Iacovelli Vice Presidente con delega ai Rapporti, Pascal Di Nardo Segretario Generale. A tutto ciò sono aggiunte la nuova presidenza dell’Organismo Nazionale del Condominio affidata alla solida e intelligente guida della Vice Presidente Nazionale, Federica De Pasquale, la Presidenza di Confassociazioni Cultura Istruzione Università affidata ad Adriana BISIRRI e la Presidenza di Confassociazioni Servizi alla Persona affidata a Roberto Papa”.

Ma non è tutto: Confassociazioni, per bocca del suo presidente ha anche annunciato la nascita di un nuovo progetto davvero interessante. “Siamo ben consapevoli che è ora di passare ai fatti e definire alcuni punti fermi. Un compito difficile perché viviamo in un mondo imprevedibile, inatteso, incerto, fatto di crisi finanziarie, pandemia, guerre. Ma non impossibile soprattutto per chi ha le competenze applicate, il vero potere di questo millennio. Per questo, la vera novità organizzativa è la nascita di ITALIA COMPETENTE by CONFASSOCIAZIONI, una nuova piattaforma su cui trovare una rete di persone che trova nel ‘noi’ e nella ‘competenza’ la spinta forte per diventare ‘azionista’ del Paese”.

Quali leadership e quali competenze nel mercato del lavoro prossimo venturo?

Il mondo del presente e del futuro ci porta rapidamente nel mare aperto di un progresso evolutivo e tecnologico inarrestabile. Anche a causa della pandemia, stiamo entrando sempre più velocemente nell’era della sostituzione tecnologica, l’era in cui molti di noi saranno sostituiti da robot o algoritmi.

Certi settori e certi lavori stanno scomparendo, altre professioni si stanno espandendo e altre attività innovative, venute alla luce di recente, stanno per esplodere. Ma se le componenti e le forze che stanno ridisegnando l’economia si dispiegano a livello globale, i confini spaziali e temporali locali si scompongono e si ricompongono su nuove coordinate, si dissolvono e si moltiplicano nella sfera evolutiva del capitalismo intellettuale.

Perché non è affatto la stessa cosa lavorare in una fabbrica o in un centro di ricerca universitario. Ad essere comune è il tratto attorno a cui si organizza la nuova divisione del lavoro, ossia la finalizzazione del lavoro stesso alla produzione di saperi, all’innovazione permanente, ed alla valorizzazione dello sviluppo tecnologico. 

Ecco perché l’impatto del progresso tecnologico e dell’interdipendenza si dispiega a macchia di leopardo e a velocità diverse. Per alcuni luoghi, per alcune città con grandi “fabbriche” di saperi, la globalizzazione e la diffusione di nuove tecnologie produttive vogliono dire crescita nella domanda di lavoro, più produttività, più occupazione e redditi più alti. 

Per altri luoghi senza centri di produzione della conoscenza, globalizzazione e nuove tecnologie hanno l’effetto opposto: disoccupazione e salari in calo. Siamo di fronte ad una redistribuzione senza precedenti ed in progressiva accelerazione di lavoro, professioni, popolazione, ricchezza. E la causa è sempre la stessa: l’interdipendenza generata dalle reti, la stessa che ha alimentato l’era pandemica e che alimenta la guerra in corso.

Orizzonti che hanno bisogno di essere supportati da alcune riflessioni propedeutiche. La prima è quella per cui, mentre la produttività dei servizi locali resta tendenzialmente inalterata nel tempo (per fare il tassista si impiega la stessa quantità di lavoro che si impiegava nel 1950), nel settore dell’innovazione la produttività aumenta di anno in anno. 

È l’effetto a fionda delle super competenze, ovvero il fatto che attrarre un ingegnere informatico significa innescare un effetto moltiplicatore che aumenta i posti di lavoro ed i redditi di chi fornisce servizi locali (tassisti, barbieri ed altri servizi di prossimità spesso manuali). Il mercato del lavoro si evolve dunque verso una fortissima polarizzazione. Graficamente potremmo raffigurarla come una specie di clessidra: al vertice alto ci saranno le professioni eccellenti, i progettisti, i decisori, gli innovatori che saranno accompagnati, alla base, dai mestieri esecutivi, accuditivi, di cura, di assistenza, di ordinaria manutenzione. In mezzo, praticamente niente. La fine della classe media nei Paesi avanzati.

Sarà allora necessario puntare sulla competenza, sul Web, sulle lingue ma anche sulla manualità perché serviranno, a tutti i livelli, veri e propri risolutori della complessità e degli imprevisti. Come dire l’avvento della diversificazione e del problem solving, pratico o complesso che sia.

Il trend è sempre più chiaro anche in termini di leadership e management: professioni di alto livello cui sono collegati redditi di elevato standing sono sempre più connesse alla realizzazione di nuove idee, nuovo sapere e nuove tecnologie. E, in futuro, questo cambiamento continuerà, anzi accelererà, nonostante la battuta d’arresto pandemica. Il numero e la forza degli hub dell’innovazione di un Paese ne decreteranno la fortuna o il declino. Ecco perché le città con alte percentuali di lavoratori professionalmente forti diventeranno il centro del mondo. 

Non sarà sempre un passaggio lineare e senza problemi. Anzi ci saranno dei momenti dolorosi come quelli legati ai processi di sostituzione delle persone con procedure automatizzate. Anche le piramidi organizzative si appiattiranno progressivamente, come è già successo quando la digitalizzazione ha reso desuete molte figure professionali intermedie: i vertici della piramide potevano trasmettere gli ordini direttamente alla base senza doversi affidare a qualcuno che lo facesse per loro. 

Il futuro di ciascuno di noi è allora quello di aggiungere valore e professionalità al proprio lavoro, ovvero fare quello che i sistemi tecnologici non sono in grado di dare in termini di valore aggiunto. Problem solving complesso (competenze distintive) e soft skills (capacità relazionali). 

Il passaporto per esercitare leadership manageriale anche nel futuro prossimo venturo.

“Se volete prosperare in un mondo piatto, dovete capire che qualsiasi cosa si possa fare, sarà fatta, e molto più velocemente di quanto voi pensiate”

Thomas Friedman

A cura di Angelo Deiana

Siamo pronti al salto nel futuro?

Nei precedenti articoli, abbiamo provato a delineare un futuro straordinario ma, allo stesso tempo, incerto ed instabile. Un futuro basato sul complessivo potenziamento dell’agire umano: una memoria estesa dalla tecnologia, maggiore tempestività nel reperire informazioni e nella conseguente operatività, ubiquità virtuale di persone e reale di informazioni che ne aumenta la condivisione nel sistema, solo per citare alcuni benefici. 

D’altra parte, l’incertezza risiede proprio nel fatto che non è affatto chiaro come questi processi si diffonderanno a livello sociale, come saranno metabolizzati a livello etico, che impatto avranno a livello politico, militare, culturale, economico. E, soprattutto, come saranno accettati a livello individuale. 

Il tentativo di liberare l’intelligenza dai suoi limiti biologici e dalla contingenza del patrimonio genetico non è una violazione delle leggi della natura. Tutto il contrario. La creazione di vita ed intelligenza artificiale non è altro che un atto dell’evoluzione per mezzo del quale la natura governa sé stessa attraverso l’uomo. La natura sta per diventare conoscenza e la conoscenza sta per diventare natura e cultura. La differenza tra essere e pensare svanisce. Strano? Certo guardando al passato, ma forse vale la pena di provare.

Del resto, nonostante sia molto difficile da accettare, bisogna metabolizzare un concetto: non c’è una differenza assoluta tra la soggettività umana e quella delle macchine. Un software che apprende è una soggettività (relativa) come un’altra. Stiamo facendo un salto nell’universo profondo. La ridefinizione del patrimonio genetico pone problemi etici, sociali e antropologici difficili da risolvere in modo chiaro per tutti.

Come sarà allora il nostro futuro?

Una prima cosa è certa: gli studiosi di genetica dei nostri tempi non vogliono solo comprendere la natura, ma anche modificarla, influenzandone i meccanismi di sviluppo. Stiamo entrando in un’epoca caratterizzata dal mai visto, ossia da ciò che è radicalmente diverso. Laddove il termine radicale sottolinea la nuova origine che avrà necessariamente alla base l’elaborazione culturale di un pensiero nuovo sull’uomo e sul mondo.

D’altra parte, come non smetteremo mai di ripetere, l’essenza di questo scenario è tipica dell’uomo: rubare il fuoco agli Dei, insufflare vita nella materia inerte della macchina e conquistare l’immortalità è da sempre il nostro obiettivo. In ogni civiltà, in ogni epoca, non abbiamo dato pace agli Dei. Gli sforzi per trascendere le nostre origini iniziano nei tempi più primitivi. 

Il confine della mutazione definitiva è vicino: siamo sull’orlo di una metamorfosi di cui non sappiamo ancora misurare e comprendere né la direzione, né il senso. Se saremo veramente liberi nessuno potrà limitare questi comportamenti perché difficilmente sarà possibile tornare indietro dal punto di vista tecnologico e scientifico. D’altra parte, speriamo che nessuno voglia santificare e, dunque, “mummificare” i vecchi limiti. La lezione dell’evoluzione ci racconta che sarebbe comunque tempo sprecato per una battaglia persa in partenza. 

Il tratto fondante del pensiero filosofico-scientifico è un incessante viaggio di scoperta e di superamento: è per questo che ci sta (mediamente) simpatico Ulisse, l’uomo con la mente fantasiosa e colorata che stressa sempre i propri limiti e quelli del mondo. Una simpatia che fa parte del nostro DNA, da tempo immemorabile.

“Là dove cresce il pericolo, cresce anche ciò che salva”

Friedrich Hölderlin

A cura di Angelo Deiana

Protocollo d’intesa fra AVI e e INT: ecco qual è l’obiettivo comune

Lavorare insieme verso un unico obiettivo comune: da questo presupposto nasce il protocollo d’impresa siglato dalle Associazioni AVI (Associazione Professionale Esperti Visuristi Italiani) e INT (Istituto Nazionale Tributaristi), entrambi aderenti a CONFASSOCIAZIONI. L’obiettivo in questione è quello di favorire la creazione di una rete tra i professionisti iscritti alle rispettive Associazioni per dare vita a un’attività di assistenza e/o di consulenza congiunta garantendo trasparenza e completezza di dati,   promuovere eventi e iniziative organizzate assieme anche in ambito formativo, oltre a implementare le attività di rete tra i professionisti, le imprese e le associazioni professionali. 

Un’iniziativa che ha visto impegnati i presidenti delle due Associazioni, Mario Bulgheroni per AVI e Riccardo Alemanno per INT.

Il Presidente dell’INT Alemanno che è anche Vicepresidente Vicario di Confassociazioni ha evidenziato il valore aggiunto che il protocollo per le due associazioni “Durante un evento dell’AVI a cui ero stato invitato avevo proposto al Presidente e amico Mario Bulgheroni la creazione di un protocollo tra le nostre due Associazioni nella certezza che si potessero sviluppare interessanti sinergie. Bulgheroni ha subito condiviso e così siamo giunti a un protocollo che concretizza il voler fare rete tra professionisti oltre ad essere rilevante per affrontare le prossime modifiche normative in ambito fiscale visto che la legge delega contiene un importante inizio di riforma del catasto, ormai non più rinviabile, e che deve portare maggiore equità nella tassazione del patrimonio immobiliare da sempre oggetto di una forte, spesso eccessiva, pressione fiscale. Visuristi e Tributaristi hanno le competenze non solo per offrire ai contribuenti servizi professionali di qualità ma anche per confrontarsi con le Istituzioni preposte così da evitare che una riforma giusta ed attesa non si trasformi in una ulteriore erosione del valore del patrimonio immobiliare”.  

Riccardo Alemanno, VicePresidente Confassociazioni
Riccardo Alemanno

Grande soddisfazione è stata espressa anche dal Presidente dell’AVI Bulgheroni, che è anche Presidente di Confassociazioni Imprese e Consumatori, ha dichiarato: “La stipula di questo protocollo sottolinea non solo quanto sia essenziale, oggi, muoversi uniti per raggiungere obiettivi pieni e concreti ma anche come le professioni possono trarre spunti di arricchimento e di crescita attraverso la condivisione dei saperi. Da qui anche l’importanza di sviluppare un piano formativo comune dove le competenze reciproche possano fare sistema non solo per risolvere falle fiscali ma anche per tutelare i cittadini nei loro acquisti importanti. Con il Presidente e amico Alemanno e con tutti gli associati INT siamo certi di fare un percorso costruttivo e utile per noi stessi, come singoli professionisti, e per noi come cittadini italiani. La nostra sinergia rafforzerà il lavoro che costantemente svolgiamo ogni giorno con le nostre analisi ovvero garantire il reale patrimonio immobiliare degli italiani. E in tal modo favorire anche le casse dell’erario per il potenziale incremento di imposte ipotecarie e catastali inevase per difetto”.

Report sull’economia 2022 di Confassociazioni. Angelo Deiana: “Sta arrivando una mini tempesta perfetta”

I questi ultimi anni ci siamo ormai abituati ad analizzare i numeri, spesso purtroppo tristi relativi al Covid-19. Recentemente però sono arrivati dati più postivi, relativi alla nostra economia che ci fanno ben sperare, come quelli sulla crescita del PIL. Ma è davvero rosea la situazione? Confassociazioni ha voluto analizzare i numeri e ci ha offerto un report molto interessante sul 2022 che ci aspetta.

A commentarlo, come sempre, il presidente di Confassociazioni Angelo Deiana. “Siamo sempre stati ottimisti. Ma la realtà è che siamo abbastanza preoccupati perché, come avevamo più volte affermato negli ultimi mesi del 2021, l’importante dato di crescita del sistema Italia nel corso dell’anno appena trascorso va confermato e consolidato nei primi 2 trimestri del 2022. E invece sta arrivando una mini tempesta perfetta fatta di inflazione, costo dell’energia, fallimenti, aumento del costo del denaro? Cosa fare per evitarla o ridurne gli impatti?”.

Il primo Report 2022 del Centro Studi di Confassociazioni ci fa capire in che direzione stiamo viaggiando. “Gli ultimi dati sulla produzione industriale e sulle esportazioni del quarto trimestre 2021 raccontano che la crescita del nostro Paese sta rallentando per tanti motivi (Omicron compresa). Col risultato che, dopo un 2021 che dovrebbe chiudere al più 6,5% (dati Istat), il 2022 potrebbe avere un PIL intorno al più 4% (dice Bankitalia), anche se il Fondo Monetario Internazionale già lo stima solo al 3,8%. D’altra parte, i numeri della ripresa del 2021 non dicono però tutto e la realtà appare meno esaltante. Alla fine del 2021 il PIL è di circa 3 punti percentuali inferiore a quello del 2019 che a sua volta risultava circa 4 punti percentuali inferiore a quello del 2007. In altre parole, possiamo dire che siamo il 7% circa meno ricchi di 15 anni fa”, prosegue Angelo Deiana. “Ma guardiamo al futuro. Con il petrolio tornato sopra gli 80 dollari al barile, l’inflazione dell’Eurozona al 5% (la più elevata da quanto esiste la moneta unica) e una crisi geopolitica come quella dell’Ucraina alle porte, i consumi e gli investimenti non dovrebbero aiutare la crescita del PIL. Anche la nostra inflazione, che alla fine del 2021 era più bassa della media europea, è cresciuta dell’1,6% solo nel mese di gennaio, soprattutto a causa dei rincari dell’energia. Per questo non dobbiamo dimenticare che il nostro debito pubblico, con i tassi di interesse in possibile rialzo nel 2023, sarà molto più oneroso. Certo, da quest’anno avremo la spinta positiva del PNRR (191 miliardi di € più gli investimenti del Fondo straordinario messo a disposizione dal Governo). E senza dimenticare che tale ‘booster’ si affianca al Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027, quello “classico” degli investimenti UE che confluiscono in fondi standard come il FSE, il FESR e tutti gli altri”.

Il pragmatismo deve essere un fattore determinante nell’analizzare correttamente i numeri che ci arrivano. “Dobbiamo essere prudenti e pragmatici: il nostro Paese, infatti, dovrà centrare almeno 45 degli obiettivi previsti – ha ricordato Deiana – per incassare i prossimi 24,4 MLD di € (21,5 MLD li avevamo già traguardati avendo raggiunto gli obiettivi previsti al 31 dicembre 2021). E, soprattutto, che questi 45 obiettivi sono riforme di sistema o settoriali che impatteranno i nostri mondi produttivi e dei servizi e le loro eventuali rendite di posizione. Per questo, siamo convinti che quello che abbiamo avuto nel 2021 sia un grande rimbalzo, importante ma settoriale, fatto cioè principalmente dall’export, con i magazzini che si sono svuotati dopo l’accumulo del 2020, e poi dovuto ai superbonus immobiliari, che hanno trainato sia sul fronte dei lavori di ristrutturazione che su quello delle compravendite”.

Le considerazioni finali sul report e sulla situazione generale. “Come affermato più volte dal Presidente Draghi – ha concluso Angelo Deiana – tutto questo andrà confermato a partire dai primi due trimestri del 2022, al netto dei miglioramenti della situazione epidemiologica e dell’attuale crisi delle materie prime, in particolare energetiche, che sta avendo ripercussioni importanti sui prezzi e, di conseguenza, sul potere reale di acquisto dei consumatori”.

La crescita continua di Confassociazioni: Angelo Deiana svela i numeri e le nuove cariche

Continua la crescita straordinaria di Confassociazioni, confederazione di associazioni professionali presieduta da Angelo Deiana. Ed è proprio lui che con orgoglio annuncia gli ultimi dati.

“Continua la nostra crescita quantitativa, nazionale e internazionale. Per questo abbiamo scelto di rinforzare la nostra già importante struttura organizzativa con altre grandi persone. Un’ottima partenza per un anno all’insegna di grandi idee e di progetti concreti. D’altra parte, abbiamo raggiunto numeri straordinari. Confassociazioni ha ora 725 associazioni di professionisti e imprese, 1 milione e 240mila iscritti, 213 mila imprese con 5,3 dipendenti medi”. Praticamente un popolo tra professionisti e manager alla guida di aziende importanti che trainano la nostra economia.

E Deiana annuncia anche inserimenti importanti dal punto di vista organizzativo e strutturale. “Tra le più importanti, la nomina di Giorgio Granello quale Consigliere Delegato del Presidente per tutte le Strutture Nazionali, e a Stefano Potortì la nomina di Consigliere Delegato per tutte le Strutture Internazionali. Senza poi dimenticare che il 19 gennaio prossimo saremo a Madrid per presentare Confassociazioni Spagna, la nostra nuova branch internazionale presieduta da Stefano Ticozzelli.  Va altresì ricordata la nomina del nostro nuovo Presidente del Collegio dei Revisori, Fedele D’Arienzo”.

E sempre legato all’obiettivo di rafforzare la struttura di una rete già numericamente ampia, Angelo Deiana prosegue con la presentazione delle novità. “Il rafforzamento ha poi interessato i territori regionali, con una grande attenzione all’equilibrio di genere. Per questo, per l’Umbria e la Campania la presidenza va alle donne, rispettivamente Marica Corvi Leonarda Scrocco, per la Basilicata il Presidente sarà Domenico Cosentino, per la Lombardia, nuovo Vice Presidente Esecutivo è stato nominato Gennaro Colangelo. Ulteriori evoluzioni hanno riguardato l’accorpamento di Comunicazione & Public Affairs con Media e Informazioni che ha dato vita a Confassociazioni Comunicazione Media e informazione confermando come Presidente Alessandro Conte. E ancora l’unione di Confassociazioni Terzo settore con Confassociazioni Fondazioni ITS, diventata Confassociazioni Terzo Settore e ITS, con la presidenza a Massimo De Meo e la vicepresidenza a Giorgio Maracchioni.

Ma le nomine non sono finite, infatti, arrivano Marta Bifano alla vicepresidenza con delega alla produzione teatrale e audiovisiva in Confassociazioni Spettacolo Cinema Teatro, a Carmen Bizzarri alla vicepresidenza con delega al Turismo Sostenibile e Inclusivo di Confassociazioni Tourism, Food, Hospitality. Infine, Marco Recchi è stato nominato Consigliere Delegato del Presidente per la Privacy e Valentina LeoneSegretario Generale di Confassociazioni University.
 

La mente segue lo schermo, ma attenzione a non esagerare!

I lockdown pandemici ce lo hanno dimostrato. Ormai gli schermi sono diventati il nostro luogo di lavoro, l’angolo della distrazione, la piattaforma di condivisione di una passione, la finestra dei videogiochi, la vetrina di YouTube. Ma attenzione: questo processo non è sempre fluido perché l’attivazione delle personalità multiple che risiedono in noi rischia di generare stati quasi schizofrenici. Basta guardare le persone in un treno o in una metropolitana. 

Spesso il piacere si tramuta in ansia quando non riusciamo a fare tutto quello che ci prefiggiamo contemporaneamente: lavorare, pensare ai figli, curare le amicizie. Ma tutto questo non succede più solo nella vita reale di tutti i giorni, ma anche in un mondo parallelo, quello della Rete. Anzi: perché in uno solo? In tanti, molti, tutti gli universi possibili dei nostri molteplici profili social.

Vi sembra impossibile? Forse adesso lo è, ma pensate a quando avevate carta e penna ed un solo foglio per scrivere alla persona del cuore o al migliore amico. E riflettete poi a quanti documenti avete anche solo sul desktop del vostro computer, a quanti post avete pubblicato o a quanti messaggi avete inviati nell’ultimo mese. Non dimentichiamolo mai: nel mondo dei bit, le possibilità di moltiplicazione sono infinite.

Ecco perché ci troviamo spesso a rincorrere i nostri fantasmi digitali a dispetto delle esigenze materiali (l’alimentazione, il lavoro, le amicizie). Pensate al cloud computing: abbiamo talmente esternalizzato la memoria ed una parte importante del nostro database (compreso quello su noi stessi) da divenire dipendenti dalla Rete, da quel sistema tecnologico che crediamo di manipolare e possedere. Nel momento in cui ci troviamo privi di un’informazione fondamentale, cogliamo la natura della mutazione che ci sta investendo. Quanti di noi ricordano ancora a memoria i numeri telefonici degli amici o dei parenti più stretti? 

Era già successo quando siamo passati dalla tradizione orale alla scrittura: stanno cambiando le modalità di memorizzazione e stoccaggio delle informazioni. Ma è proprio in virtù di questo “outsourcing”, di questa semplificazione dei processi di memorizzazione che si schiudono ai nostri orizzonti inedite possibilità di creazione. 

Per quanto finalmente attori protagonisti sul palcoscenico delle reti, siamo ancora dipendenti da qualcosa e qualcuno. Come nel vecchio modello capitalistico. Solo che è diverso. Ci stiamo slegando dalle vecchie catene per indossarne delle nuove che hanno una caratteristica innovativa: per la prima volta nella storia siamo prevalentemente noi a scegliere (o a creare) la nostra fonte di dipendenza.

È per questo che l’idea stessa di alfabetizzazione nell’era delle reti e delle piattaforme diventa più complessa. Essere alfabetizzati non significa più solo saper leggere e scrivere. Significa, piuttosto, essere in grado di navigare tra le informazioni, di usare nuovi strumenti, di saper riportare sulle nostre stesse persone il ruolo di “mediazione culturale” che prima delegavamo ai pochi abilitati a diffondere la cultura. Il Web e la tecnologia sono molto più veloci. In un attimo hanno costretto l’intera industria culturale ad inseguire nuove regole del gioco. 

Anche perché la Rete fa un lavoro semplice da descrivere, ma bellissimo e potente. Consente a chiunque di immettere innovazione da ogni punto. Ed ogni innovazione (non smetteremo mai di sottolinearlo) apre nuove idee, ci fa pensare che possiamo fare cose nuove o cose diverse. E, per quanto abbiamo visto finora, se dai a milioni di persone la possibilità di far cose che prima non potevano fare, le persone le fanno. Prima o poi ma le fanno.

È esattamente il contrario di quello che è successo fino ad adesso. Ciò che alla gente del tempo sembrava di bassa cultura (ad esempio, i romanzi d’appendice, quelli pubblicati a puntate sui giornali nella seconda metà dell’Ottocento), per noi è diventato un classico. Era l’era della scarsità: un’epoca che si è sviluppata per molti decenni sull’onda dei fotoromanzi o degli sceneggiati a puntate. Il meccanismo era sempre lo stesso: generare un’aspettativa in termini di attesa della puntata successiva perché era impossibile trovare una scelta alternativa di eguale rilievo. 

Adesso, quest’era è finita. Se non facciamo in tempo a vedere la puntata della nostra serie preferita, abbiamo una miriade di strumenti per ritrovarla, su Netflix, Amazon, gli altri canali a pagamento o su YouTube. Così ci troviamo di fronte a un modello, quello dell’abbondanza, che mette in crisi diversi punti di riferimento con cui siamo cresciuti. L’abbondanza di prodotto culturale ci obbliga a cambiare il nostro approccio (siamo noi a scegliere cosa ci interessa quando ci interessa) e ci richiede capacità nuove, tutte da imparare. 

Ma, soprattutto, ridefinisce l’idea del valore del prodotto. Ne abbiamo parlato tante volte per la parte economica: la stessa cosa sta succedendo per il prodotto culturale. Prima era scarso, e pagavamo il supporto: il disco, il concerto, il libro, l’enciclopedia. Oggi è abbondante, diffuso in rete con mille alternative possibili e tendiamo ad aspettarci che costi sempre meno o che diventi, addirittura, gratis. 

“Io non sono di nessuna epoca e di nessun luogo: al di fuori del tempo e dello spazio, il mio essere spirituale vive la sua eterna esistenza”

Cagliostro

A cura di Angelo Deiana