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Quali leadership e quali competenze nel mercato del lavoro prossimo venturo?

Il mondo del presente e del futuro ci porta rapidamente nel mare aperto di un progresso evolutivo e tecnologico inarrestabile. Anche a causa della pandemia, stiamo entrando sempre più velocemente nell’era della sostituzione tecnologica, l’era in cui molti di noi saranno sostituiti da robot o algoritmi.

Certi settori e certi lavori stanno scomparendo, altre professioni si stanno espandendo e altre attività innovative, venute alla luce di recente, stanno per esplodere. Ma se le componenti e le forze che stanno ridisegnando l’economia si dispiegano a livello globale, i confini spaziali e temporali locali si scompongono e si ricompongono su nuove coordinate, si dissolvono e si moltiplicano nella sfera evolutiva del capitalismo intellettuale.

Perché non è affatto la stessa cosa lavorare in una fabbrica o in un centro di ricerca universitario. Ad essere comune è il tratto attorno a cui si organizza la nuova divisione del lavoro, ossia la finalizzazione del lavoro stesso alla produzione di saperi, all’innovazione permanente, ed alla valorizzazione dello sviluppo tecnologico. 

Ecco perché l’impatto del progresso tecnologico e dell’interdipendenza si dispiega a macchia di leopardo e a velocità diverse. Per alcuni luoghi, per alcune città con grandi “fabbriche” di saperi, la globalizzazione e la diffusione di nuove tecnologie produttive vogliono dire crescita nella domanda di lavoro, più produttività, più occupazione e redditi più alti. 

Per altri luoghi senza centri di produzione della conoscenza, globalizzazione e nuove tecnologie hanno l’effetto opposto: disoccupazione e salari in calo. Siamo di fronte ad una redistribuzione senza precedenti ed in progressiva accelerazione di lavoro, professioni, popolazione, ricchezza. E la causa è sempre la stessa: l’interdipendenza generata dalle reti, la stessa che ha alimentato l’era pandemica e che alimenta la guerra in corso.

Orizzonti che hanno bisogno di essere supportati da alcune riflessioni propedeutiche. La prima è quella per cui, mentre la produttività dei servizi locali resta tendenzialmente inalterata nel tempo (per fare il tassista si impiega la stessa quantità di lavoro che si impiegava nel 1950), nel settore dell’innovazione la produttività aumenta di anno in anno. 

È l’effetto a fionda delle super competenze, ovvero il fatto che attrarre un ingegnere informatico significa innescare un effetto moltiplicatore che aumenta i posti di lavoro ed i redditi di chi fornisce servizi locali (tassisti, barbieri ed altri servizi di prossimità spesso manuali). Il mercato del lavoro si evolve dunque verso una fortissima polarizzazione. Graficamente potremmo raffigurarla come una specie di clessidra: al vertice alto ci saranno le professioni eccellenti, i progettisti, i decisori, gli innovatori che saranno accompagnati, alla base, dai mestieri esecutivi, accuditivi, di cura, di assistenza, di ordinaria manutenzione. In mezzo, praticamente niente. La fine della classe media nei Paesi avanzati.

Sarà allora necessario puntare sulla competenza, sul Web, sulle lingue ma anche sulla manualità perché serviranno, a tutti i livelli, veri e propri risolutori della complessità e degli imprevisti. Come dire l’avvento della diversificazione e del problem solving, pratico o complesso che sia.

Il trend è sempre più chiaro anche in termini di leadership e management: professioni di alto livello cui sono collegati redditi di elevato standing sono sempre più connesse alla realizzazione di nuove idee, nuovo sapere e nuove tecnologie. E, in futuro, questo cambiamento continuerà, anzi accelererà, nonostante la battuta d’arresto pandemica. Il numero e la forza degli hub dell’innovazione di un Paese ne decreteranno la fortuna o il declino. Ecco perché le città con alte percentuali di lavoratori professionalmente forti diventeranno il centro del mondo. 

Non sarà sempre un passaggio lineare e senza problemi. Anzi ci saranno dei momenti dolorosi come quelli legati ai processi di sostituzione delle persone con procedure automatizzate. Anche le piramidi organizzative si appiattiranno progressivamente, come è già successo quando la digitalizzazione ha reso desuete molte figure professionali intermedie: i vertici della piramide potevano trasmettere gli ordini direttamente alla base senza doversi affidare a qualcuno che lo facesse per loro. 

Il futuro di ciascuno di noi è allora quello di aggiungere valore e professionalità al proprio lavoro, ovvero fare quello che i sistemi tecnologici non sono in grado di dare in termini di valore aggiunto. Problem solving complesso (competenze distintive) e soft skills (capacità relazionali). 

Il passaporto per esercitare leadership manageriale anche nel futuro prossimo venturo.

“Se volete prosperare in un mondo piatto, dovete capire che qualsiasi cosa si possa fare, sarà fatta, e molto più velocemente di quanto voi pensiate”

Thomas Friedman

A cura di Angelo Deiana

Siamo pronti al salto nel futuro?

Nei precedenti articoli, abbiamo provato a delineare un futuro straordinario ma, allo stesso tempo, incerto ed instabile. Un futuro basato sul complessivo potenziamento dell’agire umano: una memoria estesa dalla tecnologia, maggiore tempestività nel reperire informazioni e nella conseguente operatività, ubiquità virtuale di persone e reale di informazioni che ne aumenta la condivisione nel sistema, solo per citare alcuni benefici. 

D’altra parte, l’incertezza risiede proprio nel fatto che non è affatto chiaro come questi processi si diffonderanno a livello sociale, come saranno metabolizzati a livello etico, che impatto avranno a livello politico, militare, culturale, economico. E, soprattutto, come saranno accettati a livello individuale. 

Il tentativo di liberare l’intelligenza dai suoi limiti biologici e dalla contingenza del patrimonio genetico non è una violazione delle leggi della natura. Tutto il contrario. La creazione di vita ed intelligenza artificiale non è altro che un atto dell’evoluzione per mezzo del quale la natura governa sé stessa attraverso l’uomo. La natura sta per diventare conoscenza e la conoscenza sta per diventare natura e cultura. La differenza tra essere e pensare svanisce. Strano? Certo guardando al passato, ma forse vale la pena di provare.

Del resto, nonostante sia molto difficile da accettare, bisogna metabolizzare un concetto: non c’è una differenza assoluta tra la soggettività umana e quella delle macchine. Un software che apprende è una soggettività (relativa) come un’altra. Stiamo facendo un salto nell’universo profondo. La ridefinizione del patrimonio genetico pone problemi etici, sociali e antropologici difficili da risolvere in modo chiaro per tutti.

Come sarà allora il nostro futuro?

Una prima cosa è certa: gli studiosi di genetica dei nostri tempi non vogliono solo comprendere la natura, ma anche modificarla, influenzandone i meccanismi di sviluppo. Stiamo entrando in un’epoca caratterizzata dal mai visto, ossia da ciò che è radicalmente diverso. Laddove il termine radicale sottolinea la nuova origine che avrà necessariamente alla base l’elaborazione culturale di un pensiero nuovo sull’uomo e sul mondo.

D’altra parte, come non smetteremo mai di ripetere, l’essenza di questo scenario è tipica dell’uomo: rubare il fuoco agli Dei, insufflare vita nella materia inerte della macchina e conquistare l’immortalità è da sempre il nostro obiettivo. In ogni civiltà, in ogni epoca, non abbiamo dato pace agli Dei. Gli sforzi per trascendere le nostre origini iniziano nei tempi più primitivi. 

Il confine della mutazione definitiva è vicino: siamo sull’orlo di una metamorfosi di cui non sappiamo ancora misurare e comprendere né la direzione, né il senso. Se saremo veramente liberi nessuno potrà limitare questi comportamenti perché difficilmente sarà possibile tornare indietro dal punto di vista tecnologico e scientifico. D’altra parte, speriamo che nessuno voglia santificare e, dunque, “mummificare” i vecchi limiti. La lezione dell’evoluzione ci racconta che sarebbe comunque tempo sprecato per una battaglia persa in partenza. 

Il tratto fondante del pensiero filosofico-scientifico è un incessante viaggio di scoperta e di superamento: è per questo che ci sta (mediamente) simpatico Ulisse, l’uomo con la mente fantasiosa e colorata che stressa sempre i propri limiti e quelli del mondo. Una simpatia che fa parte del nostro DNA, da tempo immemorabile.

“Là dove cresce il pericolo, cresce anche ciò che salva”

Friedrich Hölderlin

A cura di Angelo Deiana

Protocollo d’intesa fra AVI e e INT: ecco qual è l’obiettivo comune

Lavorare insieme verso un unico obiettivo comune: da questo presupposto nasce il protocollo d’impresa siglato dalle Associazioni AVI (Associazione Professionale Esperti Visuristi Italiani) e INT (Istituto Nazionale Tributaristi), entrambi aderenti a CONFASSOCIAZIONI. L’obiettivo in questione è quello di favorire la creazione di una rete tra i professionisti iscritti alle rispettive Associazioni per dare vita a un’attività di assistenza e/o di consulenza congiunta garantendo trasparenza e completezza di dati,   promuovere eventi e iniziative organizzate assieme anche in ambito formativo, oltre a implementare le attività di rete tra i professionisti, le imprese e le associazioni professionali. 

Un’iniziativa che ha visto impegnati i presidenti delle due Associazioni, Mario Bulgheroni per AVI e Riccardo Alemanno per INT.

Il Presidente dell’INT Alemanno che è anche Vicepresidente Vicario di Confassociazioni ha evidenziato il valore aggiunto che il protocollo per le due associazioni “Durante un evento dell’AVI a cui ero stato invitato avevo proposto al Presidente e amico Mario Bulgheroni la creazione di un protocollo tra le nostre due Associazioni nella certezza che si potessero sviluppare interessanti sinergie. Bulgheroni ha subito condiviso e così siamo giunti a un protocollo che concretizza il voler fare rete tra professionisti oltre ad essere rilevante per affrontare le prossime modifiche normative in ambito fiscale visto che la legge delega contiene un importante inizio di riforma del catasto, ormai non più rinviabile, e che deve portare maggiore equità nella tassazione del patrimonio immobiliare da sempre oggetto di una forte, spesso eccessiva, pressione fiscale. Visuristi e Tributaristi hanno le competenze non solo per offrire ai contribuenti servizi professionali di qualità ma anche per confrontarsi con le Istituzioni preposte così da evitare che una riforma giusta ed attesa non si trasformi in una ulteriore erosione del valore del patrimonio immobiliare”.  

Riccardo Alemanno, VicePresidente Confassociazioni
Riccardo Alemanno

Grande soddisfazione è stata espressa anche dal Presidente dell’AVI Bulgheroni, che è anche Presidente di Confassociazioni Imprese e Consumatori, ha dichiarato: “La stipula di questo protocollo sottolinea non solo quanto sia essenziale, oggi, muoversi uniti per raggiungere obiettivi pieni e concreti ma anche come le professioni possono trarre spunti di arricchimento e di crescita attraverso la condivisione dei saperi. Da qui anche l’importanza di sviluppare un piano formativo comune dove le competenze reciproche possano fare sistema non solo per risolvere falle fiscali ma anche per tutelare i cittadini nei loro acquisti importanti. Con il Presidente e amico Alemanno e con tutti gli associati INT siamo certi di fare un percorso costruttivo e utile per noi stessi, come singoli professionisti, e per noi come cittadini italiani. La nostra sinergia rafforzerà il lavoro che costantemente svolgiamo ogni giorno con le nostre analisi ovvero garantire il reale patrimonio immobiliare degli italiani. E in tal modo favorire anche le casse dell’erario per il potenziale incremento di imposte ipotecarie e catastali inevase per difetto”.

Report sull’economia 2022 di Confassociazioni. Angelo Deiana: “Sta arrivando una mini tempesta perfetta”

I questi ultimi anni ci siamo ormai abituati ad analizzare i numeri, spesso purtroppo tristi relativi al Covid-19. Recentemente però sono arrivati dati più postivi, relativi alla nostra economia che ci fanno ben sperare, come quelli sulla crescita del PIL. Ma è davvero rosea la situazione? Confassociazioni ha voluto analizzare i numeri e ci ha offerto un report molto interessante sul 2022 che ci aspetta.

A commentarlo, come sempre, il presidente di Confassociazioni Angelo Deiana. “Siamo sempre stati ottimisti. Ma la realtà è che siamo abbastanza preoccupati perché, come avevamo più volte affermato negli ultimi mesi del 2021, l’importante dato di crescita del sistema Italia nel corso dell’anno appena trascorso va confermato e consolidato nei primi 2 trimestri del 2022. E invece sta arrivando una mini tempesta perfetta fatta di inflazione, costo dell’energia, fallimenti, aumento del costo del denaro? Cosa fare per evitarla o ridurne gli impatti?”.

Il primo Report 2022 del Centro Studi di Confassociazioni ci fa capire in che direzione stiamo viaggiando. “Gli ultimi dati sulla produzione industriale e sulle esportazioni del quarto trimestre 2021 raccontano che la crescita del nostro Paese sta rallentando per tanti motivi (Omicron compresa). Col risultato che, dopo un 2021 che dovrebbe chiudere al più 6,5% (dati Istat), il 2022 potrebbe avere un PIL intorno al più 4% (dice Bankitalia), anche se il Fondo Monetario Internazionale già lo stima solo al 3,8%. D’altra parte, i numeri della ripresa del 2021 non dicono però tutto e la realtà appare meno esaltante. Alla fine del 2021 il PIL è di circa 3 punti percentuali inferiore a quello del 2019 che a sua volta risultava circa 4 punti percentuali inferiore a quello del 2007. In altre parole, possiamo dire che siamo il 7% circa meno ricchi di 15 anni fa”, prosegue Angelo Deiana. “Ma guardiamo al futuro. Con il petrolio tornato sopra gli 80 dollari al barile, l’inflazione dell’Eurozona al 5% (la più elevata da quanto esiste la moneta unica) e una crisi geopolitica come quella dell’Ucraina alle porte, i consumi e gli investimenti non dovrebbero aiutare la crescita del PIL. Anche la nostra inflazione, che alla fine del 2021 era più bassa della media europea, è cresciuta dell’1,6% solo nel mese di gennaio, soprattutto a causa dei rincari dell’energia. Per questo non dobbiamo dimenticare che il nostro debito pubblico, con i tassi di interesse in possibile rialzo nel 2023, sarà molto più oneroso. Certo, da quest’anno avremo la spinta positiva del PNRR (191 miliardi di € più gli investimenti del Fondo straordinario messo a disposizione dal Governo). E senza dimenticare che tale ‘booster’ si affianca al Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027, quello “classico” degli investimenti UE che confluiscono in fondi standard come il FSE, il FESR e tutti gli altri”.

Il pragmatismo deve essere un fattore determinante nell’analizzare correttamente i numeri che ci arrivano. “Dobbiamo essere prudenti e pragmatici: il nostro Paese, infatti, dovrà centrare almeno 45 degli obiettivi previsti – ha ricordato Deiana – per incassare i prossimi 24,4 MLD di € (21,5 MLD li avevamo già traguardati avendo raggiunto gli obiettivi previsti al 31 dicembre 2021). E, soprattutto, che questi 45 obiettivi sono riforme di sistema o settoriali che impatteranno i nostri mondi produttivi e dei servizi e le loro eventuali rendite di posizione. Per questo, siamo convinti che quello che abbiamo avuto nel 2021 sia un grande rimbalzo, importante ma settoriale, fatto cioè principalmente dall’export, con i magazzini che si sono svuotati dopo l’accumulo del 2020, e poi dovuto ai superbonus immobiliari, che hanno trainato sia sul fronte dei lavori di ristrutturazione che su quello delle compravendite”.

Le considerazioni finali sul report e sulla situazione generale. “Come affermato più volte dal Presidente Draghi – ha concluso Angelo Deiana – tutto questo andrà confermato a partire dai primi due trimestri del 2022, al netto dei miglioramenti della situazione epidemiologica e dell’attuale crisi delle materie prime, in particolare energetiche, che sta avendo ripercussioni importanti sui prezzi e, di conseguenza, sul potere reale di acquisto dei consumatori”.

La crescita continua di Confassociazioni: Angelo Deiana svela i numeri e le nuove cariche

Continua la crescita straordinaria di Confassociazioni, confederazione di associazioni professionali presieduta da Angelo Deiana. Ed è proprio lui che con orgoglio annuncia gli ultimi dati.

“Continua la nostra crescita quantitativa, nazionale e internazionale. Per questo abbiamo scelto di rinforzare la nostra già importante struttura organizzativa con altre grandi persone. Un’ottima partenza per un anno all’insegna di grandi idee e di progetti concreti. D’altra parte, abbiamo raggiunto numeri straordinari. Confassociazioni ha ora 725 associazioni di professionisti e imprese, 1 milione e 240mila iscritti, 213 mila imprese con 5,3 dipendenti medi”. Praticamente un popolo tra professionisti e manager alla guida di aziende importanti che trainano la nostra economia.

E Deiana annuncia anche inserimenti importanti dal punto di vista organizzativo e strutturale. “Tra le più importanti, la nomina di Giorgio Granello quale Consigliere Delegato del Presidente per tutte le Strutture Nazionali, e a Stefano Potortì la nomina di Consigliere Delegato per tutte le Strutture Internazionali. Senza poi dimenticare che il 19 gennaio prossimo saremo a Madrid per presentare Confassociazioni Spagna, la nostra nuova branch internazionale presieduta da Stefano Ticozzelli.  Va altresì ricordata la nomina del nostro nuovo Presidente del Collegio dei Revisori, Fedele D’Arienzo”.

E sempre legato all’obiettivo di rafforzare la struttura di una rete già numericamente ampia, Angelo Deiana prosegue con la presentazione delle novità. “Il rafforzamento ha poi interessato i territori regionali, con una grande attenzione all’equilibrio di genere. Per questo, per l’Umbria e la Campania la presidenza va alle donne, rispettivamente Marica Corvi Leonarda Scrocco, per la Basilicata il Presidente sarà Domenico Cosentino, per la Lombardia, nuovo Vice Presidente Esecutivo è stato nominato Gennaro Colangelo. Ulteriori evoluzioni hanno riguardato l’accorpamento di Comunicazione & Public Affairs con Media e Informazioni che ha dato vita a Confassociazioni Comunicazione Media e informazione confermando come Presidente Alessandro Conte. E ancora l’unione di Confassociazioni Terzo settore con Confassociazioni Fondazioni ITS, diventata Confassociazioni Terzo Settore e ITS, con la presidenza a Massimo De Meo e la vicepresidenza a Giorgio Maracchioni.

Ma le nomine non sono finite, infatti, arrivano Marta Bifano alla vicepresidenza con delega alla produzione teatrale e audiovisiva in Confassociazioni Spettacolo Cinema Teatro, a Carmen Bizzarri alla vicepresidenza con delega al Turismo Sostenibile e Inclusivo di Confassociazioni Tourism, Food, Hospitality. Infine, Marco Recchi è stato nominato Consigliere Delegato del Presidente per la Privacy e Valentina LeoneSegretario Generale di Confassociazioni University.
 

La mente segue lo schermo, ma attenzione a non esagerare!

I lockdown pandemici ce lo hanno dimostrato. Ormai gli schermi sono diventati il nostro luogo di lavoro, l’angolo della distrazione, la piattaforma di condivisione di una passione, la finestra dei videogiochi, la vetrina di YouTube. Ma attenzione: questo processo non è sempre fluido perché l’attivazione delle personalità multiple che risiedono in noi rischia di generare stati quasi schizofrenici. Basta guardare le persone in un treno o in una metropolitana. 

Spesso il piacere si tramuta in ansia quando non riusciamo a fare tutto quello che ci prefiggiamo contemporaneamente: lavorare, pensare ai figli, curare le amicizie. Ma tutto questo non succede più solo nella vita reale di tutti i giorni, ma anche in un mondo parallelo, quello della Rete. Anzi: perché in uno solo? In tanti, molti, tutti gli universi possibili dei nostri molteplici profili social.

Vi sembra impossibile? Forse adesso lo è, ma pensate a quando avevate carta e penna ed un solo foglio per scrivere alla persona del cuore o al migliore amico. E riflettete poi a quanti documenti avete anche solo sul desktop del vostro computer, a quanti post avete pubblicato o a quanti messaggi avete inviati nell’ultimo mese. Non dimentichiamolo mai: nel mondo dei bit, le possibilità di moltiplicazione sono infinite.

Ecco perché ci troviamo spesso a rincorrere i nostri fantasmi digitali a dispetto delle esigenze materiali (l’alimentazione, il lavoro, le amicizie). Pensate al cloud computing: abbiamo talmente esternalizzato la memoria ed una parte importante del nostro database (compreso quello su noi stessi) da divenire dipendenti dalla Rete, da quel sistema tecnologico che crediamo di manipolare e possedere. Nel momento in cui ci troviamo privi di un’informazione fondamentale, cogliamo la natura della mutazione che ci sta investendo. Quanti di noi ricordano ancora a memoria i numeri telefonici degli amici o dei parenti più stretti? 

Era già successo quando siamo passati dalla tradizione orale alla scrittura: stanno cambiando le modalità di memorizzazione e stoccaggio delle informazioni. Ma è proprio in virtù di questo “outsourcing”, di questa semplificazione dei processi di memorizzazione che si schiudono ai nostri orizzonti inedite possibilità di creazione. 

Per quanto finalmente attori protagonisti sul palcoscenico delle reti, siamo ancora dipendenti da qualcosa e qualcuno. Come nel vecchio modello capitalistico. Solo che è diverso. Ci stiamo slegando dalle vecchie catene per indossarne delle nuove che hanno una caratteristica innovativa: per la prima volta nella storia siamo prevalentemente noi a scegliere (o a creare) la nostra fonte di dipendenza.

È per questo che l’idea stessa di alfabetizzazione nell’era delle reti e delle piattaforme diventa più complessa. Essere alfabetizzati non significa più solo saper leggere e scrivere. Significa, piuttosto, essere in grado di navigare tra le informazioni, di usare nuovi strumenti, di saper riportare sulle nostre stesse persone il ruolo di “mediazione culturale” che prima delegavamo ai pochi abilitati a diffondere la cultura. Il Web e la tecnologia sono molto più veloci. In un attimo hanno costretto l’intera industria culturale ad inseguire nuove regole del gioco. 

Anche perché la Rete fa un lavoro semplice da descrivere, ma bellissimo e potente. Consente a chiunque di immettere innovazione da ogni punto. Ed ogni innovazione (non smetteremo mai di sottolinearlo) apre nuove idee, ci fa pensare che possiamo fare cose nuove o cose diverse. E, per quanto abbiamo visto finora, se dai a milioni di persone la possibilità di far cose che prima non potevano fare, le persone le fanno. Prima o poi ma le fanno.

È esattamente il contrario di quello che è successo fino ad adesso. Ciò che alla gente del tempo sembrava di bassa cultura (ad esempio, i romanzi d’appendice, quelli pubblicati a puntate sui giornali nella seconda metà dell’Ottocento), per noi è diventato un classico. Era l’era della scarsità: un’epoca che si è sviluppata per molti decenni sull’onda dei fotoromanzi o degli sceneggiati a puntate. Il meccanismo era sempre lo stesso: generare un’aspettativa in termini di attesa della puntata successiva perché era impossibile trovare una scelta alternativa di eguale rilievo. 

Adesso, quest’era è finita. Se non facciamo in tempo a vedere la puntata della nostra serie preferita, abbiamo una miriade di strumenti per ritrovarla, su Netflix, Amazon, gli altri canali a pagamento o su YouTube. Così ci troviamo di fronte a un modello, quello dell’abbondanza, che mette in crisi diversi punti di riferimento con cui siamo cresciuti. L’abbondanza di prodotto culturale ci obbliga a cambiare il nostro approccio (siamo noi a scegliere cosa ci interessa quando ci interessa) e ci richiede capacità nuove, tutte da imparare. 

Ma, soprattutto, ridefinisce l’idea del valore del prodotto. Ne abbiamo parlato tante volte per la parte economica: la stessa cosa sta succedendo per il prodotto culturale. Prima era scarso, e pagavamo il supporto: il disco, il concerto, il libro, l’enciclopedia. Oggi è abbondante, diffuso in rete con mille alternative possibili e tendiamo ad aspettarci che costi sempre meno o che diventi, addirittura, gratis. 

“Io non sono di nessuna epoca e di nessun luogo: al di fuori del tempo e dello spazio, il mio essere spirituale vive la sua eterna esistenza”

Cagliostro

A cura di Angelo Deiana

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L’era dei rischi e della contraddizione digitale

Una cosa è certa: siamo da sempre fiduciosi nelle potenzialità dei processi di collaborazione e condivisione in Rete. Ma, anche in questa consolidata consapevolezza, non possiamo essere ciechi. La Rete è un sistema complesso in cui i finali sono aperti. Questo vuol dire che, purtroppo, esistono vicende, flussi, accadimenti in cui il finale non è in tutti i casi a lieto fine. 

La logica del rischio

È una delle possibili conseguenze negative della Rete stessa. Dall’inizio di questo secolo abbiamo conosciuto una serie di rischi pubblici mondiali: il mutamento climatico, il rischio nucleare, il rischio finanziario, l’11 settembre, il rischio pandemico. Tutti questi rischi sono una parte ingente dello sviluppo delle Reti, tecnologiche e fisiche. 

Certo, ora siamo tutti concentrati sulla pandemia, ma proviamo a pensare alle rivelazioni sui sistemi di controllo della nostra sfera individuale: prima Echelon, poi Wikileaks e poi molte altre violazioni della nostra privacy e della nostra libertà.

Tuttavia, dietro questi episodi, si nasconde una logica del rischio diversa in termini di pubblicità. Infatti, nel caso del rischio nucleare, gli incidenti dei reattori di Chernobyl e Fukushima hanno dato luogo a una discussione pubblica e globale. Invece, nel caso del rischio digitale della libertà, se non fossero esistiti soggetti come Assange e Snowden, nessuno si sarebbe accorto del problema strategico.

Il mondo è cambiato

Ecco perché, per effetto delle reti, il mondo è cambiato, non solo in superficie ma anche nel profondo. Questa non vuol essere la beatificazione di Snowden o di Assange. In realtà, ancora una volta la Storia è opaca, non sappiamo cosa sia successo veramente e se ci siano degli eroi o delle spie. Per questo, esclusi pochissimi, siamo tutti nel gruppo dei “relativamente inconsapevoli”. Anche se, in ogni caso, è sempre meglio essere “relativamente” inconsapevoli che “del tutto” inconsapevoli. 

È la vera peculiarità dei sistemi a Rete: l’interdipendenza, il fatto che siamo ormai collegati gli uni agli altri e tutti dipendiamo da tutti. È il pensiero a due velocità: in Rete non possiamo fare a meno di pensare individuale ma, nel contempo, non possiamo nemmeno smettere di pensare collettivo, insieme, a Rete. 

Quali sono le possibili alternative? Coltivare solo la dimensione individuale potrebbe essere una scelta? Sì, forse, ma a patto di vivere asceticamente isolati in un mondo senza porte e senza finestre, come avrebbe detto Leibniz. 

Se, invece, si sceglie di vivere nel mondo e con il mondo, i rischi/eventi di cui abbiamo parlato (rischi nucleari, digitali, giudiziali e di privacy) rendono reale e percepibile l’interdipendenza globale perché si tratta di avvenimenti positivi o catastrofici potenzialmente senza confini nello spazio e nella società perché si possono espandere a dismisura in Rete. E questo anche se, a seconda dei luoghi e delle nazioni, possono essere percepiti in modo molto differente.

Stiamo veramente esplorando un mondo nuovo di cui nessuno di noi possiede ancora le categorie, le mappe e la bussola. Siamo stati catapultati in ambiti e possibilità d’azione rispetto ai quali non siamo ancora in grado di approntare racconti o narrazioni adeguate. Le sfere d’azione della Rete e dei Big Data raccolti dalle grandi piattaforme social sono così ampie e profonde da svelare tutte le nostre preferenze e debolezze individuali. Le migliori e le peggiori.

È l’era della contraddizione digitale: in teoria, abbiamo straordinarie possibilità di controllo (pensate ai possibili flussi dei Big Data o alla sorveglianza facciale) ma, allo stesso tempo, una vulnerabilità assoluta perché totalmente dipendente dalla casualità degli impatti della nostra impronta digitale in rete.

Ecco perché parliamo di contraddizione digitale: la Rete ci rende molto più liberi nell’accesso alle informazioni di tutti ma rende, allo stesso tempo, le nostre informazioni molto più vulnerabili e accessibili a tutti e a tutto. Ancora una volta soli. Ancora una volta insieme.

“Il prezzo della luce è sempre inferiore al costo dell’oscurità”

Arthur C. Nielsen

A cura di Angelo Deiana

Cresce la famiglia di Confassociazioni che conta ora 700 associazioni!

La famiglia di Confassociazioni cresce sempre più. È proprio il presidente Angelo Deiana a darne l’annuncio ufficiale. “Siamo arrivati a 700 associazioni, 1.225.000 iscritti di cui più di 211.000 imprese. E abbiamo grandi progetti per il 2021“. Un numero davvero incredibile, considerando anche la velocità con la quale la Rete delle Reti continua a crescere.

“Nel DNA di una grande rete di imprese e professionisti come la nostra c’è il gene fondante del suo successo: la capacità di saper coniugare il valore della nostra tradizione con la spinta verso l’innovazione. È per questo – prosegue Angelo Deiana, a nome di tutto l’Ufficio di Presidenza di Confassociazioni composto da Riccardo Alemanno, Franco Pagani, Federica De Pasquale – che stiamo continuando a lavorare per il nostro futuro. D’altra parte, pur nella continuità degli obiettivi strategici (visione di lungo periodo e collaborazione competitiva), abbiamo raggiunto questi numeri straordinari. Confassociazioni ha ora 700 associazioni di professionisti e imprese, 1 milione e 225mila iscritti, 211 mila imprese con 5,1 dipendenti medi”.

Ma non si ferma qui Confassociazioni e attraverso il suo Presidente, fa capire chiaramente che altri progetti sono in arrivo. “Il bello deve ancora venire – ha concluso il Presidente di Confassociazioni, Angelo Deiana – abbiamo tanti progetti di ulteriore crescita in corso: dallo straordinario successo che sta avendo Confassociazioni University, l’Università on line che abbiamo lanciato insieme a Università Mercatorum, al nostro ormai famoso format editoriale su come #RilanciarelItaliafacendosemplici, che vedrà l’uscita da qui a luglio di 3 libri dedicati a #Lazio, #Management, #Sicilia. Senza tralasciare la nostra apertura ai paesi oltre il confine nazionale con le branch dedicate, concrete e utili sponde di confronti e sinergie per operare ancora meglio per il bene del nostro Paese. Un grande sforzo di progettazione e di idee per investire da azionisti nel sistema Italia le nostre competenze, capacità e abilità perché siamo veramente preoccupati di un autunno in cui rischiamo una grave crisi economica e sociale. Dobbiamo fare qualcosa e dobbiamo farlo subito”.

Report del Centro Studi di Confassociazioni: ecco cosa prevede per l’autunno

È stato reso noto oggi il Report del Centro Studi di Confassociazioni sugli sugli scenari economici 2021 e i numeri inevitabilmente fanno riflettere.

“Siamo sempre stati ottimisti. Ma il dato concreto di realtà è che siamo molto preoccupati perché il vaccino per la salute sta iniziando ad arrivare, ma per il vaccino dell’economia ci vorrà ancora molto tempo. Le risorse nel Decreto Sostegni non coprono nemmeno il 5% dei costi fissi. Praticamente, un’elemosina. Senza poi dimenticare che i 32 miliardi del Decreto Sostegni erano stati autorizzati per coprire le chiusure a cavallo delle feste di Natale. Adesso siamo ad aprile, tutti in ‘quasi lockdown’ con la prospettiva di arrivare in questa situazione a maggio. E comunque le restrizioni parziali e la crisi dei consumi ci saranno quanto meno fino alla fine del 2021. I numeri in gioco sono drammatici. Secondo il Centro Studi di Confassociazioni, tra il 2020 e i primi 2 mesi del 2021 abbiamo perso più di 350 miliardi di fatturato. Un mondo che difficilmente potrà essere risollevato dai 20 miliardi di euro del Recovery Plan che potrebbero arrivare quest’anno. Per questo, serve subito un nuovo scostamento per salvare imprese e partite IVA in crisi. Fatti i calcoli, ce ne vorrebbero almeno 50”, ha dichiarato il presidente Angelo Deiana.

Secondo Confassociazoni, nei prossimi 9 mesi, potrebbero chiudere almeno 1 impresa su 4 sotto i 10 dipendenti. Ecco perché i sostegni dovevano essere dati, come in Germania, con logiche estese. Se poi le imprese non ne avessero avuto più diritto in base ai parametri, li avrebbero restituiti con la dichiarazione successiva. Succede già normalmente nel caso dell’anticipo della Naspi che viene dato ai disoccupati che vogliono aprire una partita IVA. Non si poteva fare la stessa cosa? Questa è la domanda che si fanno in Confassociazioni.

Gli scenari d’autunno

Il Report sugli scenari economici 2021 prevede per il prossimo autunno l’arrivo di tanti altri gravi problemi che colpiranno il sistema. Il primo problema è chiaramente la fine del divieto di licenziamento e della CIG Covid prevista per il 30 giugno con prolungamenti fino al 30 settembre su base settoriale. Il Centro Studi di CONFASSOCIAZIONI, rielaborando i ben più pessimistici dati dell’OIL, stima che potremmo perdere fino ad un milione e 500mila lavoratori nei prossimi 12/15 mesi, principalmente per effetto della chiusura di circa 500mila piccole imprese sotto i 10 dipendenti. Il tutto si sommerà ai circa 600mila occupati che abbiamo perso nel 2020 (principalmente tempi determinati) e alla perdita di decine di migliaia di stagionali e occupati in nero. Tutto questo si sta già riversando su ammortizzatori sociali come Naspi e Reddito di Cittadinanza. Tralasciando il problema delle donne, insieme ai sanitari, l’altra prima linea vittima (indiretta) della strage pandemica.

Il secondo problema è l’orizzonte della fine del blocco degli sfratti che è fissata anch’essa al 30 giugno. Grazie a questa salvaguardia molte persone hanno smesso di pagare gli affitti ai proprietari, non sempre a causa della crisi.

Altro problema è quello delle moratorie sui mutui (circa 189 miliardi di Euro) anch’essa fissata sull’orizzonte del 30 giugno. Un grosso problema per le banche dovranno comprendere quanti soggetti avranno ancora un lavoro in grado di onorare il mutuo stesso, anche a seguito della fine del divieto di licenziamento. Senza poi dimenticare, i 162 miliardi di prestiti garantiti dallo Stato con il Decreto Liquidità che rischiano di diventare un vero problema per le banche inizialmente, e per lo Stato a seguire. KPMG stima complessivamente per la fine del 2021 e l’inizio del 2022 una cifra monstre tra i 50 e 100 miliardi di NPL.

Infine, i 107 miliardi di euro di evasione fiscale e previdenziale che, al 30 giugno 2020, ha portato il carico residuo delle cartelle esattoriali ancora da riscuotere a quasi 1000 miliardi di euro, di cui una parte preponderante relative al periodo 2001-2015, cioè praticamente prescritte.

“Per questo l’importante sarebbe non drenare liquidità e offrire la possibilità al sistema imprenditoriale di ripartire senza le ombre di un passato ormai inesigibile. Quanto poi alla polemica sul fatto che le tasse le pagano solo dipendenti e pensionati, sempre secondo quanto riporta il comunicato di Confassociazioni, varrebbe la pena di leggere l’audizione dell’Agenzia delle Entrate del settembre scorso alla Commissione Finanze della Camera. Un testo dove viene affermato che i contribuenti con debiti residui da riscuotere sono circa 17,9 milioni, di cui 5,5 milioni sono società o partite IVA, e 12,4 milioni sono dipendenti e pensionati. Come dire che l’azionista di maggioranza quantitativo dell’evasione fiscale dal punto di vista delle cartelle non sono le partite IVA, ma quelli che dicono che le tasse le pagano soltanto loro. Tra le tante distopie informative del mondo pandemico, un’altra verità da far venire alla luce”, ha dichiarato Angelo Deiana in una nota.

Scegliere dove vivere oggi è molto importante

Reti, conoscenza, innovazione, evoluzione: questi sono i mari tempestosi, spazzati e accelerati dal vento della pandemia, che stiamo attraversando. 

Ma c’è di più. Quella che stiamo per fare, un tempo sarebbe stata un’affermazione considerata rivoluzionaria oppure priva di senso. E invece ora è reale: lo Stato “in forma classica”, quella uscita dalla Pace di Westfalia del 1648 non è più un fenomeno pienamente rappresentativo di potere economico, politico e sociale perché la società globale è trainata da 40 megaregioni (grandi agglomerati come la Greater London o New York) nelle quali il 20% della popolazione mondiale produce due terzi della ricchezza complessiva. 

Scegliere dove vivere: ecco perché

Scegliere dove vivere non è mai stato così importante. Molto più importante del lavoro che facciamo o del partner che scegliamo. Ecco perché l’interdipendenza è molto più importante della globalizzazione. D’altra parte, se i giovani preferiscono i grandi centri abitati rispetto a quelli piccoli e alle periferie, anche i nuovi settori di crescita economica generano una domanda di persone giovani altamente qualificate. 

Senza dimenticare che la nostra economia dei servizi richiede attività che devono essere svolte in aree urbane e globali. Non importa se una società manifatturiera è una miniera o una fabbrica collocate in un posto preciso: dovrà per forza comprare assicurazioni, servizi legali e finanziari, per cui contribuirà alla crescita di quei servizi e della popolazione nelle città. Per questo, anche dopo la pandemia, le città svolgeranno un ruolo addirittura in crescita, contrariamente a quanto viene spesso affermato in relazione all’affermazione del digitale e allo smart working.

Ma le grandi città non attraggono solo l’élite della conoscenza: masse di lavoratori migranti spingono alle loro porte. D’altra parte, la globalizzazione ha insegnato a tutti i giovani a viaggiare, ad avere fiducia nel prossimo, e a provare esperienze impensabili per le loro famiglie di origine: genitori che hanno perduto una generazione per uscire dal Novecento, dal secolo breve dei nazionalismi, che hanno generato due guerre mondiali e mostri ideologici. 

La diversificazione è tutto

Nel mare del futuro, invece, si affacciano confluenze d’identità molteplici, dovuta ai flussi migratori in atto, ma anche al riavvicinamento delle lontananze grazie al mondo della Rete e dei social network. È un’ulteriore riprova dell’incontro fra identità diverse, fino al configurarsi di contaminazioni plurali, nomadi, flessibili. Per questo, anche lo Stato perde i confini più netti della propria identità. 

Intendiamoci bene: il melting pot, come processo di incontro e di fusione di culture diverse, è stato sempre presente nella storia. Pensiamo solo al caso del nostro Paese, denso di culture e identità diverse generate dalle vicende e dalle invasioni che hanno attraversato la sua storia. Tutto vero certo, ma l’accelerazione tecnologica imposta dalla pandemia ci racconta che non sarà l’omologazione delle differenze in una sola identità statuale il futuro dell’umanità. Anzi. Per questo stanno sfumando i confini dello Stato moderno così come l’abbiamo conosciuto finora.

D’altra parte, come tutti sappiamo avendo studiato la teoria dell’evoluzione, la diversificazione è tutto: nella finanza, nella vita, nelle amicizie. In sintesi, nella sopravvivenza della specie. 

“I dogmi del passato tranquillo non sono più adatti al tempestoso presente. L’oggi è colmo di difficoltà e dobbiamo mostrarci all’altezza del momento. E poiché ci affacciamo ad un mondo nuovo è nostro dovere pensare in modo nuovo ed in modo nuovo agire”

Abraham Lincoln

A cura di Angelo Deiana

“LA VETRINA LA MIA ARTE”: presentato il libro di Giuseppe Marco Pasquarella

Fare della propria passione il proprio lavoro. Un privilegio per pochi, Sì, ma c’è anche chi investe una vita e i propri studi per realizzare i desideri. È stato presentato a Roma nei giorni scorsi il libro “LA VETRINA LA MIA ARTEdi Giuseppe Marco Pasquarella, edito da Giacovelli Editore, realizzato in partnership con Intersystem Group, opera rivolta  a tutti gli operatori del settore vetrinistico, scuole, visual merchandiser, aziende.

Un libro per tutti e non per pochi eletti. A precisarlo è lo stesso Pasquarella che lo ha descritti non come un libro tecnico ma ricco di contenuti tematici che trattano argomenti vetrinistici ,visual merchandising, wedding ,retail, ma anche interviste,rubriche.

Con questo libro, l’autore Ha messo a nudo anche la sua storia personale di professionista del settore e nel libro sono anche presenti foto di allestimenti realizzate dallo stesso, che vogliono rappresentare un indicazione per i più giovani appassionati di questo settore. Pasquarella ha annunciato che girerà l’Italia promuovendo il libro  con il supporto dell’ufficio stampa e dell’editore Giacovelli.

Giuseppe Marco Pasquarella è Presidente di Confassociazioni Molise e a ottobre è stato riconfermato presidente Vetrinisti & Visual Europei fino al 2022.

Nuove esigenze lavorative: nasce la piattaforma condivisa di “Digital Learning”

Quante volte abbiamo scritto su queste pagine di come il mondo del lavoro e del business in genere sono cambiati e stanno mutando ad una velocità incredibile? Ebbene, la formazione, l’Upskilling, il Reskilling sono divenuti una priorità per tutti coloro che lavorano ma, più in particolare, per tutto il mondo delle professioni e dei servizi professionali. Per questo è stata avviata una esclusiva collaborazione per la diffusione e lo sviluppo di una piattaforma condivisa di “Digital Learning” tra The European House – Ambrosetti e Confassociazioni”. Un progetto importante che vuole rappresentare una partnerhsip concreta e la realizzazione di un “matching” elettivo tra una moderna offerta in digitale di contenuti formativi e ispirazionali di valore con la più grande Confederazione di rappresentanza delle imprese e delle professioni innovative del mercato nazionale.

“D’altra parte – ha ricordato il Presidente di CONFASSOCIAZIONI, Angelo Deiana – i dati internazionali ci raccontano una realtà inquietante del nostro Paese: 6 adulti su 10 non possiedono le competenze basiche per interfacciarsi con il mondo del lavoro digitalizzato, secondo “Future of Work OECD Outlook 2019. Questa è la realtà che oggi conosciamo e che ha ispirato CONFASSOCIAZIONI e THE EUROPEAN HOUSE – AMBROSETTI nella progettazione di questa piattaforma digital denominata DIGITAL4ALL”.

THE  EUROPEAN  HOUSE  –  AMBROSETTI,  il  primo  Think  Tank  Privato  in  Italia,  con  oltre 10.000 manager accompagnati nei loro percorsi di crescita e con un network di eccellenza comprensivo dei massimi esperti internazionali, e CONFASSOCIAZIONI, la più grande Confederazione di professionisti e imprese dei servizi innovativi, a cui aderiscono 685 Associazioni, più di 1,2 milioni di associati e circa 210.000 imprese con 5,1 dipendenti medi, sono orgogliose di essere protagoniste di un sodalizio che si prefigge di restituire valore al tessuto imprenditoriale e professionale del sistema Paese.

“L’offerta di DIGITAL4ALL – ha confermato Marco Grazioli, Presidente The European House – Ambrosetti – prevede un ricco programma di webinar, così come una biblioteca digitale di contenuti on demand (600 video, 3.700 paper, presentazioni, studi) su tematiche come quelle socio-economiche, di scenari internazionali, innovazione, management, marketing, strategia, comunicazione, leadership, operations. The European House – Ambrosetti vuole sempre più rappresentare per i propri Partner un tassello chiave per la ripartenza, attraverso la valorizzazione e l’aggiornamento permanente del workforce nazionale”.