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Green Job, il lockdown potrebbe averci aperto gli occhi?

Uno dei pochi aspetti positivi del lockdown da Coronavirus, è stato il fatto che, viaggiando di meno, per passione o per lavoro, l’inquinamento atmosferico si è ridotto, in diversi settori.

L’impatto che il nostro stile di vita ha sull’ambiente non può non essere considerato, ecco perché forse, il mondo del lavoro, può contribuire a migliorare la situazione.

Green Job, ora c’è richiesta di esperti

Su LinkedIn si sono moltiplicate le conversazioni sui cambiamenti climatici tra i membri della piattaforma e per questo l’azienda ha voluto condividere alcuni spunti su come il settore della sostenibilità sia cambiato nell’ultimo anno, fornendo anche il commento del Senior Economist di LinkedIn Mariano Mamertino, che ha arricchito i dati con alcuni elementi di contesto.

Dai dati emersi, risulta che il numero di professionisti nel campo della sostenibilità in Europa è aumentato del 13% nell’ultimo anno, registrando un incremento maggiore della media globale del 7,5%.

Anche la domanda di “green job” è cresciuta, con un aumento dei posti di lavoro legati alla sostenibilità in Europa pari al 49%.

Secondo i nuovi dati di LinkedIn, il più grande network professionale al mondo, l’Italia risulta essere uno dei paesi migliori per una carriera nell’ambito dei “green job”, ovvero legati al settore della sostenibilità, con Milano al 7° posto a livello mondiale per la concentrazione di professionisti della sostenibilità.

Anche la domanda di lavori legati alla sostenibilità è aumentata, con una crescita del 49% dei posti di lavoro disponibili su LinkedIn per ruoli legati alla sostenibilità in Europa durante l’ultimo anno, anche prima che la pandemia di COVID-19 prendesse piede a livello globale.

Mentre i consumatori, le imprese e gli investitori diventano sempre più consapevoli dell’impatto relativo ai cambiamenti climatici, LinkedIn, per comprendere lo sviluppo dei cosiddetti “green job”, ha analizzato il numero di annunci di lavoro legati alla sostenibilità sulla sua piattaforma, nonché i membri che hanno incluso in qualche modo la parola sostenibilità nella descrizione del loro ruolo aziendale.

L’opinione di Mariano Mamertino, Senior Economist di LinkedIn

“Guardando al futuro, una delle poche conseguenze positive legate all’attuale crisi sanitaria è da riscontrarsi nel settore della sostenibilità. La crisi ha contribuito a ridurre l’inquinamento, e ciò potrebbe dare una certa carica a iniziative relative alla sostenibilità ambientale, che erano necessarie da tempo. E da questo punto di vista, le amministrazioni locali di città come Milano, Manchester o Liverpool hanno già annunciato dei piani volti a ripensare le modalità con le quali queste città possono essere più rispettose dell’ambiente. Dal punto di vista dei dati, abbiamo registrato un aumento del 13% del numero di professionisti della sostenibilità in tutta Europa, così come un +49% della domanda di lavori verdi nell’ultimo anno. Aldilà dei nostri dati, le iniziative recentemente annunciate da diverse amministrazioni pubbliche ci danno prova del peso e della particolare attenzione che ci aspettiamo sarà data al tema della sostenibilità anche in futuro”.

Moda: come cambia l’abito da lavoro col Coronavirus?

In questo momento in cui il Coronavirus ci tiene ancora sotto scacco e ci costringe ad indossare la mascherina, oltre a mettere in pratica le norme sul distanziamento sociale, ci si interroga anche sull’outfit per il lavoro. Quali sono i tessuti e i tagli migliori? Come cambia l’abito da lavoro col Covid-19?

L’abito da lavoro: come sarà?

Sarà leggero, riutilizzabile, con la mascherina personalizzata dall’azienda e possibilmente antivirale. Potrebbe essere questa la scelta delle aziende. Così è stato per la Klopman, azienda leader in Europa nella produzione di tessuti per abiti da lavoro con oltre 40 milioni di metri prodotti (1 divisa da lavoro su 3 in Europa è realizzata con tessuti Klopman).

L’azienda che si trova a Frosinone, ha pensato a 4 tendenze  4 tendenze che le imprese seguiranno per vestire i propri collaboratori, indicazioni maturate sulla base di oltre 50 anni di attività ma soprattutto sul mercato globale delineatosi durante l’emergenza COVID-19, in una vasta gamma di settori che vanno dall’automotive, al settore petrolifero ed energetico e soprattutto all’ospedaliero e alla produzione di alimenti.

“La pandemia ha rivoluzionato la vita delle persone e delle aziende da tantissimi punti di vista e l’abito da lavoro come oggetto di uso quotidiano non può fare eccezione. È per questo che come azienda leader nel mercato dei tessuti destinati ad un utilizzo professionale ci siamo subito interrogati su quelle che potranno essere le tendenze del prossimo futuro, anche e soprattutto per soddisfare le esigenze di un mercato globale in rapidissima evoluzione – ha affermato Alfonso Marra, Amministratore delegato di Klopman –  Aspetti come la sicurezza e la sostenibilità ambientale sono destinati ad avere un’importanza di gran lunga maggiore rispetto al periodo precedente alla pandemia e l’abito da lavoro sarà sempre di più non solo una semplice dotazione ma un vero e proprio strumento di comunicazione interna ed una testimonianza dell’attenzione dell’azienda verso i propri collaboratori e la collettività.”

Le 4 tendenze per l’abito da lavoro ipotizzate da Klopman

 NO ALL’USA E GETTA

L’utilizzo massiccio di dispositivi medici usa e getta prodotti con materiali derivati dal petrolio nel corso dell’emergenza COVID-19, ha posto in primo piano non solo il tema dell’approvvigionamento ma anche quello della sostenibilità ambientale vista la necessità, solo per le mascherine, di quasi un miliardo di unità al mese, secondo le stime del Politecnico di Torino. La sempre maggiore attenzione delle aziende alle ricadute sull’ambiente della propria attività porterà a privilegiare abiti riutilizzabili e sterilizzabili più volte.

TRATTAMENTI ANTIVIRALI

I trattamenti antibatterici, oggi utilizzati soprattutto nei tessuti destinati a settori quali l’ospedaliero e l’alimentare, sono stati costantemente perfezionati fino ad incorporare caratteristiche antivirali in grado di abbattere drasticamente non solo i rischi di proliferazione batterica ma anche  la carica virale, fino al 99%. La sicurezza che le aziende saranno in grado di offrire ai lavoratori avrà nella divisa un importante biglietto da visita.

 MASCHERINA PERSONALIZZATA

Sterilizzabile e riutilizzabile più volte per motivi di sostenibilità, personalizzata con il logo o con messaggi aziendali ma soprattutto parte integrante della tenuta da lavoro in termini di design e concezione e non come semplice accessorio. La mascherina è destinata a diventare essa stessa abito da lavoro e dotazione indispensabile da fornire ai propri collaboratori da parte di tutte le aziende. Il tema del riutilizzo è cruciale visto che l’uso massiccio di mascherine usa e getta rischia di creare danni ambientali enormi. Secondo il WWF, l’errato smaltimento o la dispersione in natura anche solo dell’1% delle mascherine usa e getta si tradurrebbe in ben 10 milioni di mascherine al mese disperse nell’ambiente. Considerando che il peso di ogni mascherina è di circa 4 grammi questo comporterebbe la dispersione di oltre 40 tonnellate di plastica in natura. L’utilizzo di mascherine in tessuto tecnico riutilizzabili fino a 50 volte è una soluzione ottimale per limitare gli effetti collaterali dovuti ad un uso massiccio di mascherine usa e getta prodotte con TNT, polimero derivato dal petrolio.

COMFORT E LEGGEREZZA PER ALIMENTARE E OSPEDALIERO

Alimentare ed ospedaliero sono ii due settoriche delineeranno le aspettative di mercato dei prossimi mesi. Il comfort e la leggerezza saranno requisiti ancora più importanti da assicurare ai lavoratori impegnati in prima linea in questi ambiti di attività. Fibre naturali e riciclate, tessuti stretch, vestibilità e traspirabilità saranno caratteristiche imprescindibili per gli abiti da lavoro del futuro.

Buone notizie: le aziende ricominciano ad assumere. E questi top manager…

Buone notizie per chi cerca lavoro. Le aziende ricominciano ad assumere. Con la fine del lockdown e la conseguente graduale riapertura di molte attività, torna necessario il reintegro di forza lavoro. Questo almeno emerge da uno studio di LinkedIn.

Il social network ha preso in esame i dati aggiornati relativi ai tassi di assunzione in Italia dall’inizio dell’emergenza Coronavirus

Numeri in salita per le assunzioni

Secondo lo studio, questa fase della crisi, il tasso di assunzioni in Italia sta iniziando a stabilizzarsi. Viene registrato un -44% anno su anno, rispetto ai dati aggiornati al 23 maggio, che rappresenta comunque una crescita di 18 punti percentuali rispetto al -62% anno su anno, segnalato qualche settimana fa.

 In un periodo nel quale l’impatto economico del Covid-19 è stato devastante in quasi tutti i settori dell’economia mondiale, ci sono comunque settori industriali che hanno continuato ad assumere, e ruoli professionali che hanno continuato a registrare un gran numero di candidature.

I manager più ricercati dalle aziende

Tra questi ruoli, i 5 che hanno registrato un numero maggiore di candidature sono: i professionisti in materia legale (legal specialist), i director of operations, i responsabili della logistica (logistics manager), i direttori delle vendite e gli specialisti dedicati al servizio alla clientela (customer specialist). Questi ruoli, in controtendenza rispetto a molti altri, hanno registrato il maggiore aumento percentuale in termini di candidature tra marzo e aprile 2020.

Ripartire con la voglia di ricostruire un’Italia più solida: inizia una nuova fase

Inizia una nuova fase della Fase 2, quella di “convivenza forzata” con il Coronavirus. “Ripartire con un rischio calcolato da accettare”, questo ha dichiarato il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

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Trovare un nuovo lavoro con un head hunter: ecco le regole

Trovare o ritrovare lavoro ai tempi del Coronavirus, un’impresa mica da poco. E poi c’è chi è alla ricerca di nuove stimoli e opportunità. Sarà questo il “lavoro” di molte persone che a causa dell’emergenza sanitaria hanno perso il loro o vogliono dare un nuovo impulso alla propria carriera. Difficile? Sì. Impossibile, no.

C’è in tal senso una figura professionale che può essere davvero utile quella dell’head hunter. Sempre più spesso, infatti, le aziende decidono di affidarsi ad un mediatore per gestire il processo di selezione e ciò vuol dire che ritengono strategico (e di conseguenza estremamente importante) l’inserimento di nuove risorse.

“I nostri clienti – dichiara Joelle Gallesi, General Manager di Hunters Group, società di ricerca e selezione di personale altamente qualificato – stanno iniziando a riprendere le consuete attività e a valutare l’inserimento di risorse in funzioni che ritengono strategiche: ICT, Engineering, Digital e Finance. Anche i candidati, nonostante qualche incertezza iniziale, hanno rincominciato a valutare la possibilità di cambiare lavoro. Naturalmente, e hanno perfettamente ragione, ci chiedono qualche garanzia prima di stravolgere la propria carriera, soprattutto in una situazione particolare come quella attuale: affidarsi a un mediatore, per gestire questo delicato processo, può essere una buona soluzione perché si ha un partner competente che rappresenti i propri interessi e, aspetto da non sottovalutare, si può entrare in un network che garantisca anche future opportunità”.

Le regole per trovare un lavoro con un head hunter

Il primo aspetto, uno dei più importanti, è creare un rapporto collaborativo con il proprio consulente in modo tale che siano chiari gli obiettivi futuri, dal punto di vista professionale, e le attese economiche e personali. La trasparenza, in questo senso, è fondamentale: un HR Consultant agisce da facilitatore, non è un ostacolo alla meta, è un partner e come tale deve essere trattato. Allo stesso tempo, però, non bisogna diventare insistenti e pressanti per evitare, come in ogni relazione di ottenere l’effetto contrario.

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Dopo il Coronavirus cosa cambierà nei rapporti di lavoro?

La Fase 2 è iniziata, seppur tra timori e interrogativi che probabilmente verranno risolti tra qualche settimana. Ma intanto il mondo del lavoro si interroga su cosa è cambiato e su cosa cambierà dopo l’emergenza Coronavirus. Soprattutto per i rapporti interpersonali, ci saranno variazioni di rilievo.

Per questo EasyHunters, prima società di ricerca e selezione con un Digital Operating Process, ha svolto un sondaggio con 13.000 lavoratori di aziende di ogni settore, di ogni grandezza e con livelli di esperienza eterogenei, per capire cosa si aspettano dal ripristino di tutte le attività.

“Quello che sta accadendo, a livello sanitario ed economico, è davvero senza precedenti. Le aziende – spiega Francesca Contardi, Managing Director di EasyHunters – si sono trovate, quasi da un giorno all’altro, a far lavorare i propri dipendenti e collaboratori da remoto senza aver mai sperimentato prima questa modalità, con procedure e dinamiche nuove per tutti. Ora che la Fase 2 è iniziata, ci troviamo a dover ragionare sul futuro sia a livello organizzativo e pratico sia a livello manageriale. E per farlo non possiamo permetterci di ignorare ciò che si aspetta chi lavora con/per noi. Per questo motivo abbiamo deciso di chiedere direttamente ai lavoratori se sono pronti a tornare in ufficio, quali timori hanno e cosa vorrebbero in futuro. Il primo dato che emerge dall’indagine è la spaccatura netta tra chi vuole rientrare (il 44%) e chi preferirebbe rimanere a casa (56%). Di quest’ultimo gruppo, il 32,3% vorrebbe rientrare appena ricevuta una comunicazione ufficiale dal governo, il 31,5% a settembre e il 29,8 tra giugno e luglio”. 

I risultati del sondaggio

Difficile immaginare esattamente cosa accadrà, ma i lavoratori non nascondono i loro timori. Il principale è rappresentato dalla presenza di colleghi asintomatici (64,7%), seguito dalla possibilità di contagiarsi prendendo i mezzi pubblici (40%). Per risolvere questo problema, quindi, la maggior parte delle persone ha dichiarato che userà l’auto privata (68,9%), il 4,9% le biciclette e il 13% circa si sposterà a piedi (13,6%) o con i mezzi pubblici (12,6%). Nessuno, infine, opterà per car sharing o sistemi simili. 

E sulla base di questo, come cambieranno i rapporti con colleghi e fornitori? Per il 68,6% degli intervistati la stretta di mano sarà bandita per molto tempo. Il 70% dichiara, inoltre, che indosserà la mascherina e solo il 31,4% i guanti. 

Insomma, i rapporti sociali sul lavoro potrebbero cambiare e non poco… staremo a vedere.

La ripartenza è vicina: è il momento di pensare a quello che verrà

I dati ci dicono ormai da giorni che la situazione, in Italia, sta migliorando. Con la consapevolezza di avere alle spalle il momento peggiore della crisi sanitaria, è arrivato il momento di pensare a quello che verrà.

In questi giorni si moltiplicano le voci di chi, dentro a questo dramma che ha travolto e sta travolgendo il mondo, vuole scorgere un’opportunità, e se non un’opportunità, come minimo un importante momento di riflessione. Questo dovrebbe valere a tutti i livelli, da quello politico a quello professionale, con le aziende stesse chiamate a ripensare alcuni metodi, e soprattutto a pianificare la ripresa.  Meglio: a pianificare il modo in cui affrontare la ripartenza. Mettendo da parte facili pessimismi.

Certo, non è semplice: riprendersi da questo shock non sarà una passeggiata per nessuno, men che meno per il mondo delle imprese. I dati ci dicono che la situazione è e sarà molto complicata: Bankitalia ha spiegato che ogni settimana di lockdown costa al nostro Paese lo 0,5% del Prodotto interno lordo annuo, ovvero all’incirca 9 miliardi di euro. Si stima una caduta del Pil di circa il 5% nel primo trimestre, decremento che si ripeterà anche nel secondo trimestre.

Difficile, insomma, guardare con il sorriso al dopo, a quella che in questi giorni continuiamo a chiamare “ripresa”, “ripartenza”. Eppure è proprio questo che siamo chiamati tutti a fare, auspicabilmente in tempi brevi: ripartire. E per farlo è necessario, come anticipato, mettere da parte il pessimismo, nonché sgombrare la mente e mantenere i nervi ben saldi. Non è impossibile: di motivi per essere fiduciosi nel futuro, infatti, ce ne sono anche nel mondo delle imprese, e non sono nemmeno pochi. Basta aguzzare un poco lo sguardo

Non tutto si è fermato, anzi. In molti casi questa crisi è stata affrontata con grande audacia, con realtà piccole e grandi che hanno mutato modalità lavorative per poter continuare a lavorare, mentre altre hanno deciso di cambiare in modo importante anche i prodotti e i servizi offerti, adattandosi alle esigenze straordinarie di questo periodo.

Sono tantissime le aziende che non hanno smesso nemmeno per un attimo di guardare al futuro. Pur in queste settimane di lockdown, per esempio, l’agenzia di selezione del personale Adami & Associati ha continuato a selezionare – ovviamente da remoto – i migliori talenti per le aziende clienti, a livello nazionale e internazionale. In molti casi si è proceduto con la selezione di profili che sarebbero stati ricercati anche senza alcuna crisi sanitaria, mentre in altri è stato offerto il supporto di head hunter per individuare delle figure specializzate per affrontare al meglio l’emergenza Coronavirus, la quale in molti casi si è tradotta in un aumento del lavoro oppure in una trasformazione radicale della produzione. Nella maggior parte delle situazioni, il primo passo per superare questo momento è stato quello di cercare le competenze giuste, inserendo nuovi capaci professionisti nel proprio team.

Sono tante le realtà che, di fronte al lockdown, hanno saputo reinventare il proprio modo di lavorare, scoprendo e sviluppando tecniche e strumenti che risulteranno preziosi anche in futuro. Parliamo certamente delle tantissime aziende che hanno continuato a lavorare in regime di smart working, scoprendo così, seppure in modo inizialmente traumatico, i tanti vantaggi del lavoro agile. Ma parliamo anche di tutte le aziende che in queste settimane hanno trovato un altro modo per offrire i propri prodotti e servizi, dagli psicologi che hanno avviato delle sedute individuali in videoconferenza agli esercizi commerciali che hanno deciso di darsi alle consegne a domicilio, spesso con l’avvio di nuovi negozi digitali che, in altre situazioni, mai sarebbero stati lanciati.

La ripartenza, che già adesso la maggior parte delle imprese stanno preparando, dovrà essere fatta a partire dal capitale umano, e quindi dalle competenze e dall’esperienza, ma anche dalla voglia di fare e dal coraggio.

La sfida che si para davanti a noi non sarà facile. Riusciremo a superarla puntando sulle persone, sulle capacità di ogni singolo professionista, sui talenti. Sono questi, infatti, che ci permetteranno di superare l’attuale pandemia e la conseguente crisi economica: su questo non ci sono dubbi.

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La rioganizzazione del team di lavoro all’epoca del Coronavirus

La riorganizzazione del team di lavoro: da dove partire

Non è facile lavorare in questo periodo in cui il Coronavirus condiziona pesantemente in primis le nostre stesse vite. Abbiamo cambiato il luogo di lavoro ( che spesso è la nostra casa), sono cambiati i rapporti sociali (ormai virtuali): insomma, abbiamo mutato l’architettura delle nostre giornate lavorative. Conseguenza naturale è stata una naturale riorganizzazione del team di lavoro che collabora con noi.

L’uso di strumenti tecnologici per rimanere in contatto con i collaboratori è oggi essenziale: Zoom, Skype, Whattsup, sono solo alcuni dei sistemi per interfacciarci con chi lavora con noi, ma è sufficiente questo per mantenere viva la “fiammella”?

5 modi per sostenere il proprio team di lavoro

In questa ottica, gli esperti di ADP, leader riconosciuto a livello mondiale in ambito HCM, hanno elaborato 5 consigli utili per aiutare e sostenere il proprio team di lavoro ai tempi del Coronavirus.

Sostegno psicologico 

“Mai come in questo momento, i manager devono considerare i propri dipendenti degli individui, non numeri su un foglio di calcolo. dichiara Marisa Campagnoli, Direttore HR ADP Italia Devono essere in grado di risollevare tanto il morale quanto la motivazione, dando un senso alle decisioni aziendali in modo tale che i team siano attivamente coinvolti negli obiettivi e nelle attività strategiche dell’azienda. Adp, nella sua survey annuale sulla forza lavoro, ha registrato come un lavoratore italiano su tre (32,5%) affermi che non vi sia il minimo interesse da parte della propria azienda in merito al suo benessere e stato psicologico/emotivo. In questo momento non vi deve essere questa percezione, pena un forte calo della produttività”.

Emerge quindi come, in questa situazione, il sostegno psicologico sia un primo punto fondamentale. Può essere di aiuto organizzare per i propri dipendenti anche delle sessioni di webinar incentrati su benessere fisico (lezioni di yoga per far un esempio) ma soprattutto motivazionali, come i cosiddetti “mind fulness” o “mind fitness”, ovvero corsi che esercitano la mente ad affrontare momenti di stress particolari attraverso percorsi di riflessione e allenamento mentale.

Incentivare il coinvolgimento e la performance

Mantenere il coinvolgimento del personale, mentre lavora da casa, è una delle sfide più ardue. 

“Occorre avere una chiara visione di come le capacità sono utilizzate nel proprio team e di dove vi sono eventuali discrepanze, così da pianificare una buona strategia nell’attribuzione dei compiti individuali. – afferma Marisa Campagnoli – Riuscire a vedere le capacità e le performance significa essere in grado di fornire al team la formazione fondamentale per i ruoli ricoperti e altresì identificare l’eventuale ulteriore supporto necessario per colmare le lacune di performance”. 

I leader devono giudicare e analizzare l’impegno di ogni singolo membro del team, affidandogli mansioni a lui più congeniali e analizzandole i risultati, per cogliere eventuali problematiche.

Mantenere la separazione tra tempo lavorativo e tempo privato

In una situazione in cui lavoro, famiglia e tempo libero si realizzano tutti nel medesimo luogo, la casa, è facile perdere la distinzione tra le diverse attività.

È però fondamentale, mai come in questo momento, che le sfere lavoro/privato rimangano separate. I manager non devono pensare, o dare per scontato, che il proprio dipendente a casa non abbia comunque diritto a un orario di lavoro preciso. Trovare il giusto equilibrio tra vita personale e lavoro è importante anche se con l’avvento delle nuove tecnologie i confini stanno diventando sempre più sfumati.

Secondo uno studio ADP dal titolo “People Unboxe”, tre quarti dei dipendenti italiani (78%) ha dichiarato di desiderare fortemente di mantenere lavoro e vita privata ben separati. Alla domanda “cosa pensi che possa impattare positivamente sul tuo benessere mentale e psicologico in tema lavoro?” il 43% degli italiani ha risposto proprio il lavoro flessibile, ma con attenzione ancora una volta alla separazione delle due sfere. Quindi sì allo smartworking, ma con regole e tempi precisi.

“Con il lavoro flessibile e l’uso diffuso delle tecnologie come supporto sul posto di lavoro, le società rischiano di incoraggiare una cultura del lavoro “sempre attivo”, – specifica Marisa Campagnoli – e questo potrebbe persino avere un impatto negativo sulla produttività. I team HR e i business leader dovrebbero dare ai singoli l’autonomia di scegliere come organizzare il proprio bilanciamento vita-lavoro, soprattutto in questa situazione. Le persone che desiderano unire lavoro e vita privata devono avere la possibilità di farlo. Analogamente, tale diritto deve essere riconosciuto anche a coloro che vogliono mantenere le due sfere ben distinte. È la libertà di scelta l’elemento fondamentale per garantire il coinvolgimento dei dipendenti a qualsiasi livello”. 

Incoraggiare l’apprendimento personale 

Per le aziende è un ottimo momento per puntare alla formazione dei propri dipendenti. Molte imprese si troveranno inevitabilmente in questo momento con un carico di lavoro inferiore, organizzare webinar e seminari online per i propri dipendenti può essere un’ottima idea per non sprecare questo tempo a disposizione, ma anche per mantenere alta la soglia dell’attenzione e del coinvolgimento.

Non dimenticare i “come stai?” e i “bravo, ottimo lavoro”

Come già ribadito, è un periodo di forte stress psicologico per tutti. La resa sul lavoro può subire forti ripercussioni da questa tensione causata dalla reclusione forzata, che in qualche modo tende a instaurare un clima di paura e sconforto. Proprio per questo, un bravo manager, non dovrebbe mai dimenticarsi di chiedere a ciascun membro del proprio team, come prima cosa, “come stai?”. Il lavoratore è un individuo e non un mero esecutore di compiti, e così non deve sentirsi. Fondamentale poi sono i riconoscimenti, ora più che mai. Se un dipendente fa un buon lavoro, sottolinearglielo non diventa solo per lui motivo di orgoglio, ma in una situazione così difficile anche una spinta a fare e a non lasciarsi andare allo sconforto.

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Come sono cambiate le nostre abitudini di lavoro?

Come sono cambiate le nostre abitudini di lavoro nelle ultime settimane, a seguito dei problemi causati dal Coronavirus! Ma quali sono i nuovi modus operandi? Cosa possiamo apprendere da questo stato di cose? Microsoft ha pubblicato il primo Work Trend Index, che fa leva sul Microsoft Graph per analizzare come lo smart working stia cambiando la produttività e il modo in cui ci relazioniamo con gli altri. 

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Vantaggi e svantaggi nel lavoro da casa: pro e contro nel lavoro ai tempi del Covid-19

Ormai è circa un mese che abbiamo chiuso i nostri uffici, le nostre attività, a causa del Coronavirus. La soddisfazione di alcuni, si contrappone alla tristezza e alla preoccupazione di altri. Ma quali sono i pro e contri nel lavoro ai tempi del Covid-19?

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Rinviata a Settembre l’edizione estiva di Pitti Uomo 2020: ecco le date

Non poteva essere altrimenti. L’edizione estiva di Pitti Uomo 2020 è stata rinviata: si svolgerà dal 2 al 4 settembre . L’evento, che solitamente si tiene ai primi di giugno, è stato spostato a dopo l’estate a causa dei problemi causati dal Coronavirus.

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Nell’attesa che passi, inventiamoci il futuro

È fin troppo facile in questo momento farsi prendere dallo sconforto. La situazione è brutta davvero. A causa della diffusione del Coronavirus, la salute pubblica è a rischio e noi dobbiamo assolutamente seguire quelle che sono le indicazioni che ci vengono fornite dal nostro Governo. Ma è dura, lo è per tutti ma in particolare per chi lavora, sotto diversi punti di vista.

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