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Ranstad: ecco le 10 ragioni principali per cui i lavoratori scelgono di lasciare un’azienda

Il concetto di lavoro in sé è molto cambiato negli ultimi anni. Una maggiore possibilità di ricorrere allo smartworking, il lavoro flessibile, il lavoro ibrido: gli italiani ne hanno sperimentate di situazioni rispetto alle classiche 8 ore di impegno quotidiano.

La valutazione dell’impiego, quindi, non può prescindere da un’attento studio delle possibilità che il mercato del lavoro offre.

Le relazioni professionali con i colleghi e superiori, la richiesta di un aumento di stipendio, la possibilità di richiedere di lavorare in smart working, dalle opportunità di carriera a quelle di specializzazione, dal clima aziendale al desiderio personale di cambiare: sono tutti fattori che oggi chi cerca un lavoro tiene fortemente in considerazione. Per capire meglio verso quale direzione si sta andando, Randstad ha stilato un decalogo delle 10 ragioni principali per cui i lavoratori scelgono di lasciare un’azienda.

Il decalogo dei motivi per le dimissioni

Ecco quali sono le motivazioni che spingono dipendenti, collaboratori e professionisti a dimettersi dal proprio posto di lavoro e cercare qualcosa di diverso.

  1. Relazioni professionali con i colleghi e i responsabili. La prima ragione per cui i lavoratori lasciano un’azienda è il rapporto con i colleghi di livello pari o superiore, anche se non conflittuale.
  1. Il contenuto del lavoro. Molte persone cambiano lavoro alla ricerca di un contenuto qualcosa di più interessante e stimolante, di quello attuale, più in linea con le aspettative del ruolo professionale che vogliono ricoprire.  
  1. I valori aziendali. Ma non c’è solo il tipo di lavoro. I compremessi oggi sono meno accettati rispetto al passato e si cerca sempre più un’azienda con gli stessi valori di chi ci lavora.
  1. Lo stipendio. Non c’è niente da fare, oggi ciascuno di noi si assegna un valore basato su competenze ed esperienza e pretende che tale valore sia rispettato. La leva economica oggi è particolarmente attrattiva per i lavoratori senior, meno per i giovani per cui sono altri i fattori cruciali.
  1. Il tempo. L’equilibrio tra vita privata e professionale è stato messo a dura prova durante il lockdown. Oggi i lavoratori sono meno propensi a sacrificare il tempo libero e possono scappare da condizioni “tossiche”, in cui l’attività professionale invade totalmente quella privata.
  1. Le opportunità di crescita. I più giovani cercano prospettive di crescita, step professionali rapidi, stimoli continui. L’offerta di percorsi di carriera strutturati e ambiziosi è uno degli elementi di attrazione dei candidati.
  1. La specializzazione. Crescere professionalmente è un’opportunità che è fortemente desiderato. Le aziende più apprezzate sono quelle che offrono possibilità di formazione.
  1. Il clima. L’ambiente è fondamentale e il clima in ufficio è determinante per il benessere di chi ci lavora. Se non è positivo, l’attrattiva per un’azienda è certamente minore.
  1. Il lavoro da remoto. È una novità arrivata con la pandemia: molti lavoratori cercano espressamente offerte di lavoro che consentano di svolgere l’attività a distanza, magari da luoghi diversi dagli uffici delle grandi aree urbane, con maggiore flessibilità sugli orari e improntati al raggiungimento di obiettivi
  1. Il desiderio di cambiare. Delle volte cambiare il posto di lavoro può significare dare un taglio alla quotidianità per aprirsi a nuove sfide, stravolgere completamente la propria vita per mettersi alla prova con un’avventura che dia un nuovo significato al proprio percorso.

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