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Nims lancia la figura del Personal Shopper del Caffè: ecco cosa fa!

Il caffè in Italia rappresenta una sorta di istituzione tra le bevande. Pizza, pasta e… caffè: all’estero, pensando all’alimentazione tipica del nostro Paese, non si può prescindere da queste tre parole.

Il caffè è una scusa. Una scusa per un incontro tra amici, per una riunione di lavoro, per l’inizio di una relazione d’amore. Il caffè permette di fare una pausa dalla propria giornata lavorativa o semplicemente il modo per allontanarsi dallo stress. Ma il caffè regala anche quell’energia indispensabile per affrontare gli impegni più duri.

Ma che mercato è quello del caffè? Che momento sta vivendo e cosa rappresenta oggi? Ne abbiamo parlato con Flavio Ferretti Presidente e Amministratore Delegato di Nims, parte del Gruppo Lavazza dal 2017, il quale ci ha raccontato anche quelli che sono stati gli sviluppi della sua azienda negli ultimi anni e l’introduzione della figura del Personal Shopper del Caffè.

Intervista a Flavio Ferretti Presidente e Amministratore Delegato di Nims

Cosa rappresenta oggi il caffè in Italia?

I consumatori all’interno di uno stesso nucleo familiare oggi possono avere ed esprimere differenti gusti e abitudini: ciò che si propone di fare Nims in Italia, attraverso la figura del Personal Shopper del Caffè, è offrire una consulenza a 360 gradi sul mondo del caffè che permetta in primis di degustarlo, facendo assaggiare diverse miscele, ma anche di presentare la macchina e le differenti modalità di preparazione.

Si tratta di un’importante quota di servizio, apprezzata dai consumatori, in un periodo in cui il tempo libero è sempre più limitato e in cui, grazie al consumo fuori casa, siamo venuti a conoscenza di differenti tipologie di caffè e differenti metodologie di preparazione. Con una macchina a capsule la preparazione è semplice, facile, veloce e in pochi secondi posso bere un Deca piuttosto che un 100% Arabica o un Robusta; con un Personal Shopper del Caffè a mia completa disposizione, posso scoprire il prodotto prima di comprarlo, conoscerne i trucchi e scegliere consapevolmente.

Se però le abitudini di consumo sono cambiate negli anni, e ce ne accorgiamo proprio grazie a un contatto così stretto con il consumatore finale che ci permette di registrare quelle che sono le eventuali variazioni nei gusti e nelle consuetudini, non è cambiata la cultura del caffè (che in Italia rimane comunque abbastanza alta) e l’intendere la pausa caffè come momento di socialità.

Che momento vive il mercato del caffè in questo periodo?

Negli ultimi due anni il consumo del caffè in Italia è rimasto pressoché stabile, complice l’alta penetrazione di cui gode questo prodotto nel nostro paese. Il fenomeno che, però, si è più evidenziato è il passaggio di quote tra differenti canali di vendita/consumi. Il lockdown e le conseguenti chiusure degli esercizi, oltre alle diminuite possibilità di circolazione per effetto delle misure adottate al contrasto del Covid-19, hanno fatto dirottare i consumi dal fuori casa al consumo domestico. 

Cosa contraddistingue NIMS dalle altre aziende del settore?

La parola chiave è formazione: un aspetto in cui l’azienda crede e sta dedicando investimenti sempre crescenti.

La nostra è una squadra di oltre 3.000 Personal Shopper del Caffè che, grazie a un percorso di formazione e crescita meritocratica continua, si presenta ai potenziali clienti con competenza sulla materia e professionalità garantendo importanti prerogative quali rapporto umano, attenzione, ascolto, affidabilità, non una tantum ma in maniera continuativa e prolungata nel tempo.

Qual è il vostro target di riferimento?

Il nostro business è prevalentemente concentrato nel mercato famiglia, che per noi vale circa il 70%, il restante 30% è rappresentato da professionisti, piccoli uffici o attività di modeste dimensioni. Il nostro target quindi è legato alle piccole comunità. In questo tipo di dimensione riusciamo a gestire al meglio il connubio prodotto/servizio che ci ha dato tanto successo.

Quali sono le strategie che stanno delineando il vostro successo?

La strategia che da parecchi anni stiamo perseguendo è quella di professionalizzare al meglio i nostri Personal Shopper del Caffè. Attraverso la formazione, sia in sede che in periferia, cerchiamo di incrementare ancora il livello di servizio che eroghiamo al mercato. La numerica dei nostri Personal Shopper del Caffè è molto alta (parliamo di circa 3900 persone), questo ci consente di avere un’altissima capillarità sul territorio nazionale e, in questo modo, gestire al meglio i nostri servizi. 

Su questi assi basiamo lo sviluppo del nostro business, la qualità eccelsa del prodotto e il livello maniacale di servizio erogato.

Come avete reagito alla pandemia e come state affrontando il ritorno alla (quasi) normalità?

Gli ultimi due anni sono stati molto difficili, abbiamo dovuto, come tutte le aziende, fare i conti con l’impossibilità di muoverci a nostro piacimento, di incontrarci, di mantenere inalterato il legame con la nostra rete vendita. Ma come spesso accade, nei momenti di difficoltà emergono anche opportunità. Quando si può contare su persone preparate e professionali si raggiungono traguardi insperati: abbiamo lavorato molto sulla digitalizzazione che ci ha consentito di abbattere quelle barriere rappresentate dall’impossibilità di incontrarci o di poterci muovere come nel periodo pre-Covid. In questo modo, con seminari e riunioni da remoto e con l’ausilio di strumenti di digitalizzazione spinta, siamo riusciti a passare indenni questo periodo.

Oggi che stiamo tornando alla normalità, riprendiamo a incontrarci, incontrare i nostri clienti e i nostri futuri Personal Shopper del Caffè, sì, dico futuri perché siamo sempre in cerca di nuove persone da inserire all’interno della nostra organizzazione e la fase di selezione e formazione del personale è sempre attiva e per noi strategica.

Quali sono le richieste del mercato nel mondo del caffè?

Il mercato del caffè rimane sempre un mercato dinamico, l’innovazione è continua. Nuovi gusti, nuove metodologie di preparazione, nuove ricette caffè, nuove modalità di consumo in differenti momenti della giornata. Riteniamo di avere una visuale privilegiata, avendo infatti la possibilità di incontrare direttamente il consumatore finale, abbiamo la possibilità di intercettare le nuove tendenze, i nuovi trend di consumo che si evidenziano, magari anche solo come indicazioni embrionali. Questo ci permette di muoverci in anticipo sulla ricerca e lo sviluppo di nuovi prodotti/servizi.

Quali sono i suoi progetti per il prossimo futuro?

Dal 2017, anno in cui è avvenuta l’acquisizione di Lavazza, siamo sempre cresciuti, anche in questi due anni di pandemia. I progetti per il nostro futuro si concentrano sullo sviluppo di nuovi prodotti, nuove possibilità di soddisfare ulteriormente i needs di mercato. Ma la nostra vuole essere una crescita sostenibile, consolidando le posizioni guadagnate e, progressivamente, incrementarle ulteriormente. Innovazione di prodotto, arricchimento dell’offerta di servizi e digitalizzazione sono i tre pilastri su cui basiamo la nostra strategia per lo sviluppo futuro.

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