Articoli

,

Barometro del primo impiego 2022: ecco cosa dice lo studio di LinkedIn

Il primo impiego è un po’ come il primo amore: è difficile trovarlo, ma poi non si scorda mai. Al giorno d’oggi, tuttavia, le cose sono un po’ complicate, complice anche la crisi economica, pandemica e molto altro. Ecco perché LinkedIn ha pubblicato i risultati del Barometro del primo impiego 2022.

Pubblicato dalla redazione di LinkedIn Notizie e realizzato in collaborazione con il team Economic Graph, lo studio, arrivato alla sua seconda edizione nel nostro Paese, analizza i settori e le aree in cui si è registrato il maggior numero di assunzioni di candidati entry level nel corso del 2021, con l’obiettivo di offrire una panoramica più chiara (e utile) della situazione.

I 10 settori più accessibili

Dallo studio emergono 10 categorie professionali dove per i più giovani è stato più agevole trovare posto. Ecco quali sono state nel 2021:

  1. Tech e Servizi IT: posizione che conferma l’accelerazione digitale in atto nel nostro Paese incrementata con il periodo pandemico 
  2. Produzione di macchinari 
  3. Servizi di consulenza aziendale 
  4. Fabbricazione di mezzi di trasporto
  5. Farmaceutica 
  6. Servizi per la ristorazione 
  7. Servizi pubblicitari 
  8. Media e Telecomunicazioni 
  9. Abbigliamento e moda 
  10. Contabilità 

Se scendiamo nello specifico, si può notare che tra le professioni più richieste c’è la figura dell’Addetto alle vendite, seguita dall’Ingegnere software e dall’Impiegato amministrativo. Si aggiudicano il quarto e quinto posto i ruoli di Designer grafico e Project manager, seguiti da Farmacista e Magazziniere. Chiudono la classifica le figure di Cameriere, Receptionist e Account manager. 

Le città in cui è stato più semplice trovare il primo impiego

Tra le prime tre province più attive come assunzioni di giovani al primo impegno ci sono Milano, Roma e Napoli. A seguire si trovano poi Bologna e Firenze, rispettivamente al quarto e quinto posto, seguite da Bergamo, Torino, Padova e Genova. In ultima posizione Palermo, la seconda delle due province del Sud presenti in classifica. 

Rispetto allo scorso anno, i primi mesi del 2022 mettono in evidenza che vi è un aumento del numero di candidature per posizioni di lavoro da remoto in diverse fasce d’età. Se prima era considerato un’eccezione, il remote working è oggi diventato una consuetudine ed è molto apprezzato dai lavoratori.

,

Pause di carriera: ecco cosa dice uno studio di LinkedIn

Vi è mai venuta voglia di dire “Basta, mi fermo per un po’”? Work-Life Balance, nuove esigenze lavorative, pause di carriera, hanno rappresentato negli ultimi due anni, realtà da affrontare per molti.

E per comprendere al meglio cosa ne sia derivato, LinkedIn ha diffuso i risultati di uno studio, che mette l’accento sulle pause di carriera, ovvero alle interruzioni di più di un mese nell’arco dell’attività lavorativa, sia imposte che volute.

Strano a pensarci, ma in Italia, e nel mondo, è un fenomeno ancora vissuto con vergogna o con rassegnazione, ma che, nel giusto contesto, può rappresentare un’opportunità per migliorarsi.

I risultati dello studio

Secondo i dati emersi oltre un quarto (27%) degli intervistati ha avuto una pausa di carriera (dovuti ad esempio a causa della perdita del lavoro, dell’abbandono del lavoro, del congedo parentale, viaggi, istruzione ecc.) per scelta, mentre quasi un quinto (18%) degli intervistati ha avuto una pausa, ma non per scelta. Infine, poco meno di 3 intervistati su 5 (57%) non hanno avuto mai una pausa nella loro carriera.

Il fattore età sembra avere un peso in questa tendenza, quella in cui, mediamente, le persone prendono, o affrontano, una pausa è 29 anni per le donne e 31 per gli uomini. Le motivazioni più frequenti rilevate sono la perdita del posto di lavoro e la scelta di prendersi del tempo per ragionare sui prossimi passi da intraprendere. A volte la decisione è legata alla sfera della salute mentale: il 10% ha dichiarato di aver preso una pausa perché in burnout

Altra ragione che spinge le persone ad una pausa di carriera è l’esigenza di acquisire nuove skill, rilevata nel 12% dei casi, così come quella di intraprendere un percorso di formazione. Le pause di carriera rappresentano per molti professionisti un’occasione per migliorare le proprie hard e soft-skill. Tra le hard-skill acquisite durante la pausa di carriera, c’è la capacità di pensare in modo creativo (28% donne, 24% uomini). Tra i millennial coinvolti nella ricerca, il 42% sostiene di aver imparato a gestire meglio il proprio tempo durante una pausa di carriera, mentre solo il 27% dei baby-boomer ha dichiarato lo stesso.

Pazienza, consapevolezza di sé, organizzazione, empatia e assertività sono tra le soft-skill che le persone sostengono di essere riuscite ad acquisire o rafforzare in questi periodi di pausa tra un lavoro e un altro. Non solo, il 61% degli intervistati sostiene che le capacità acquisite sono state riconosciute positivamente dai successivi datori di lavoro – il 18% ha dichiarato che sono state valutate come altamente positive.

Per quanto riguarda gli HR manager quando si parla di pause di carriera, tra le principali competenze acquisite ci sono migliore gestione del budget(28%), pensiero creativo (28%), Time management (28%) e pazienza(25%). La pandemia ha portato con sé anche la novità secondo cui gli HR manager sono più aperti a dare una nuova opportunità a chi ha nel proprio cv una pausa di carriera. La metà (50%) dei responsabili delle risorse umane consultati è più propensa rispetto al passato ad assumere chi si è preso una pausa di carriera; in particolare lo sono i responsabili delle risorse umane in aziende con più di 500 dipendenti dove oltre 2 intervistati su 3 (68%) assumerebbero qualcuno che ha preso una pausa di carriera. Sempre secondo i professionisti dell’HR, dare valore alla pausa di carriera nel proprio curriculum è importante e non va vista come una cosa negativa.

Infatti, il 48% degli intervistati è preoccupato che il proprio cv possa diventare meno desiderabile agli occhi degli HR manager e dei recruiter e il 25% ha dichiarato di non aver incluso i periodi di pausa nel proprio curriculum o nel profilo LinkedIn. Un altro dato rilevante è che il 60% delle donne sostiene che una pausa di carriera non dovrebbe essere percepita come penalizzante, mentre solo il 51% degli uomini dichiara lo stesso

Un nuovo strumento di LinkedIn (molto utile)

Proprio per venire incontro a questa esigenza, il social dei professionisti ha creato un nuovo strumento, il career break, che consente agli utenti di indicare una pausa di carriera, e il motivo di essa, sul proprio profilo LinkedIn. 

Fabiana Andreani, Senior Training Manager e Consulente di carriera commenta:“Il primo passo per annullare lo stigma delle pause di carriera è di ordine culturale e corrisponde a far passare il fatto che le fasi della vita siano cambiate. Mentre nel XX secolo, era normale prevedere che, da una fase di formazione iniziale, si passasse ad una vita lavorativa senza soluzione di continuità fino alla pensione, attualmente lavoro e formazione si sovrappongono e si alternano in uno sviluppo personale che non si arresta neppure in età avanzata. Non solo, la durata stessa dei singoli rapporti di lavoro diminuisce e soprattutto le giovani generazioni non sono più disposte a fare a patti tra i valori di un’azienda e i propri. Tutto questo non può passare inosservato a un HR Manager in quanto, a prescindere dalla causa, qualsiasi break è ora da intendersi come un momento di consapevolezza, prezioso per capire come orientare la propria carriera, e per ripensare, soprattutto in momenti storici così delicati, alla centralità della salute mentale nella vita di ogni professionista”.

,

I talenti del marketing e il timore di perderli a favore della concorrenza

Il marketing è uno dei settori più importante per un’azienda e soprattutto negli ultimi tempi, i responsabili di tali ambiti rivestono un’importanza assoluta. Ecco perché le aziende fanno a gara per accaparrarsi i più geniali e i più preparati.

Secondo i dati di LinkedIn, più di un terzo (35%) dei CMO (Chief Marketing Officer) in tutta Europa afferma che, negli ultimi sei mesi, perdere dipendenti a favore della concorrenza è stata una delle maggiori sfide per la forza lavoro.

Un altro 35% afferma di ricevere meno candidature per ruoli aperti e il 32% riferisce la difficoltà di trovare talenti qualificati.

Lo studio è stato realizzato ascoltando ben 263 Chief Marketing Officer di aziende europee con oltre 1.000 dipendenti e ha messo in evidenza le difficoltà nel reclutamento che i marketing leader stanno attualmente incontrando.

Per ridurre tale gap, oltre un quarto (26%) dei CMO sta puntando all’estero per ampliare il proprio bacino e trovare i talenti di cui ha bisogno. Circa  tre quarti (76%) ritiene inoltre che l’offerta di lavoro ibrido sia la chiave per attrarre i migliori talenti.

In particolare, i responsabili marketing non nascondono l’importanza di possedere un forte employer brand per distinguersi dalla concorrenza. Circa il 73% di loro afferma che investire nel proprio employer brand è una priorità importante nei prossimi sei mesi, con oltre un terzo (35%) dei CMO che afferma di percepire come i potenziali candidati siano scoraggiati nel candidarsi a causa delle loro attuali politiche sul posto di lavoro.

Quali sono i profili marketing più ricercati?

Secondo LinkedIn ecco quali sono i primi 10 ruoli di marketing in più rapida crescita in Italia nell’ultimo anno:

  1. Junior Marketing
  2. Search Specialist
  3. Marketing Intern
  4. Brand Specialist
  5. Digital Marketing Specialist
  6. Chief Marketing Officer
  7. Community Manager
  8. Social Media Marketing Specialist
  9. Category Buyer
  10. Marketing Analyst

Di seguito, invece, ecco le prime 10 competenze di marketing in più rapida crescita in Italia nell’ultimo anno sono:

  1. Sales & Marketing
  2. Social Media Communications
  3. Trails
  4. Digital Communication
  5. Facebook Ads
  6. Scrittura
  7. Facebook Marketing
  8. Finance
  9. Content Marketing
  10. Economics

Tom Pepper, Senior Director, LinkedIn Marketing Solutions LinkedIn EMEA & LATAM ha detto che “I professionisti del marketing sono molto richiesti, e in questo nuovo mondo del lavoro le menti più brillanti possono permettersi di essere selettive. Per vincere in questo mercato competitivo, è essenziale che i datori di lavoro si adattino. Le aziende avranno la necessità di concentrarsi sulla creazione di una employee experience che metta al centro la flessibilità e lo sviluppo professionale, e i CMO dovranno dimostrare di essere alla ricerca di modalità che consentano ai dipendenti di accrescere la propria creatività e sviluppare costantemente le proprie competenze in un ambiente di lavoro ibrido”.

Crescono le certezze sul lavoro. E c’è una grande fiducia nella ripresa

Maggiore flessibilità, lavoro ibrido, una visione diversa della propria vita lavorativa. Sono queste le caratteristiche principali che emergono da una ricerca condotta da LinkedIn Italia dove il 59% degli intervistati ha dichiarato di provare una profonda fiducia nella ripresa del mercato e maggiori certezze nel lavoro.

Dai risultati dello studio emerge anche che il 90% degli intervistati è tranquillo nel suo attuale lavoro e il 63%, addirittura, ha maturato abbastanza sicurezza da essere spinto a chiedere una promozione o a candidarsi per un ruolo più alto rispetto a quello in cui si trova attualmente.

La pandemia ha sicuramente cambiato gli scenari lavorativi ma anche le prospettive. Una curva che sale e scende, che rivela l’incertezza legata alla ripresa ma anche una nuova fiducia che emerge nei lavoratori. La tecnologia ha giocato un ruolo fondamentale perché ha aiutato molti lavoratori ad adattarsi ad una nuova routine: lavorare in smart working ha trasformato la stragrande maggioranza in persone più sicure delle proprie capacità e soprattutto, li ha portati a riflettere su quali fossero veramente i loro bisogni in campo lavorativo. 

I lavori più richiesti

Sono moltissimi i professionisti italiani che, secondo LinkedIn, stanno valutando un cambio di lavoro nel 2022. Il social network, come ogni anno, ha pubblicato la lista dei lavori in crescita che mostra le posizioni lavorative emergenti e aiuta i professionisti ad orientarsi tra le numerose offerte. 

In prima posizione c’è l’ingegnere robotico, al secondo l’ingegnere delle macchine learning e al terzo posto il cloud architect. Entro le prime dieci posizioni si trovano poi il Data engineer, il consulente di data management, l’analista di risorse umane, il software account manager e lo specialista in cyber security. Tecnologia ai primi posti quindi. Nelle successive dieci posizioni troviamo, tra gli altri, il clinic manager, il consulente di vendita al dettaglio, il business developper e il gestore degli investimenti. 

Una classifica che evidenzia come le aziende possano distinguersi e attrarre i migliori talenti in questo mercato competitivo creando anche una maggiore flessibilità sul posto di lavoro. E sostenendo il benessere dei dipendenti che sembra essere diventata una voce importante per tutti. 

Marcello Albergoni, Country Manager di LinkedIn Italia, ha dichiarato: “Nonostante l’emergenza pandemica globale stia generando non poche incertezze e difficoltà nel mondo del lavoro, i dati a nostro supporto ci mostrano, da un lato, dipendenti sempre più ambiziosi e disposti ad abbandonare un incarico stabile per affrontare nuove sfide e dall’altro le aziende che per adattarsi alla nuova normalità, si focalizzano sempre più su flessibilità del posto di lavoro, attenzione al benessere dei dipendenti e cultura come fattori principali per attrarre i migliori talenti. I nuovi trend come la veloce crescita del settore tecnologico e la nascita di nuove professionalità, sono la risposta alle attuali esigenze del mercato e alla ‘digital transformation'”.  

LinkedIn festeggia i suoi 10 anni in Italia e 16 milioni di iscritti!

LinkedIn festeggia i suoi 10 anni in Italia. “Nel 2011 quando abbiamo aperto la sede italiana contavamo poco più di 2 milioni di utenti. Quello che annunciamo oggi è un risultato eccezionale e un momento di grande orgoglio e soddisfazione che desidero condividere e festeggiare con tutto il network e il mio team. In questi 10 anni siamo riusciti a portare il nostro Paese ad avere oltre 16 milioni di professionisti presenti sulla piattaforma, aiutandoli non solo ad espandere il proprio network professionale ma soprattutto a creare nuove opportunità di carriera, rispondendo alle richieste in costante evoluzione di aziende e recruiter” ha commentato Marcello Albergoni, Country Manager, che conclude “È proprio questa la missione di LinkedIn, collegare i professionisti di tutto il mondo per aumentarne la produttività e il successo, la chiave vincente del nostro social network e la conferma del nostro forte impatto nel mondo del lavoro”. 

LinkedIn nel nostro Paese taglia dunque il traguardo dei 10 anni di attività durante i quali anche i più scettici ne hanno potuto constatare effettiva validità e la solidità dell’ideale che ne ha portato alla fondazione.

Le novità di LinkedIn

Ne abbiamo viste diverse nel tempo di novità del social network dei professionisti, in particolare negli ultimi tempi, quando il percorso si è ampliato anche in ambito PA con la recente collaborazione per la creazione di inPA, portale nazionale del reclutamento e nuovo spazio digitale dedicato al lavoro pubblico – attualmente live e in via di completamento – che sé stato creato per individuare e coinvolgere il maggior numero possibile di professioni e alte specializzazioni nelle procedure indette dalle pubbliche amministrazioni per la selezione del personale necessario alla realizzazione dei progetti del PNRR (Recovery Plan). 

Più in generale possiamo affermare che LinkedIn in questi anni ha saputo evolversi, in funzione anche delle nuove necessità, adattandosi alle nuove richieste del mercato, alla nuova era digitale, seguendo i trend più apprezzati. Così come il numero degli utenti italiani presenti sulla piattaforma è cresciuto rapidamente così anche la varietà delle professioni presenti è aumentata. Inoltre LinkedIn è stato un prezioso alleato sia per chi cercava lavoro, che per chi lo offriva, nei periodi terribile che abbiamo affrontato negli ultimi anni.

Insomma, tanti auguri LinkedIn!

LinkedIn Italia festeggia 10 anni
,

“Future of Work 2021”: la parole d’ordine è flessibilità. Ecco cosa dice lo studio di LinkedIn

Il mondo del lavoro sta cambiando, ma che direzione sta prendendo? La ricerca di LinkedIn “Future of Work 2021” con focus sul punto di vista dei manager C- suite italiani che vivono la pressione di dover adattare le procedure post Covid-19 sul posto di lavoro.

La necessità di ricorrere a nuovi modelli organizzativi nel mondo del lavoro è fondamentale soprattutto a seguito dei ripetuti lockdown dovuti alla pandemia che, inevitabilmente, ha cambiato il modo di vedere il lavoro.

La ricerca di LinkedIn

Lo studio di LinkedIn, condotto su oltre 1.300 executive C-level in tutta Europa – in aziende con oltre 1.000 dipendenti e circa 300 milioni di euro di fatturato annuo – ha messo in evidenzia che quasi tre quarti (73%) dei senior business in Italia si sono sentiti sotto pressione dovendo adattare le loro policy post COVID-19 al posto di lavoro, evidenziando come i dipendenti siano stati la fonte più frequente di questa pressione. 

Il lavoro ibrido, inoltre, viene definito come il modello preferito da questo gruppo di professionisti ascoltati, con circa il 58% che afferma che questo sarà il modello che applicheranno. Poco meno di un quarto (23%) dichiara che il lavoro flessibile è il modello che ha adottato o che cercherà di introdurre a breve.

Le nuove modalità lavorative, potrebbero quindi durare più a lungo di quanto si pensasse: circa la metà dei business leader italiani infatti afferma di avere intenzione di proporre la nuova procedura di lavoro flessibile nel lungo termine, mentre un ulteriore 11% offrirà il lavoro flessibile nel medio.

Nel breve termine, l’adozione del flexible working è considerata una priorità: l’89% dice che trasformare digitalmente la propria azienda per supportare nuovi modi di lavorare è un aspetto importante sul quale focalizzarsi nei prossimi 6 mesi, e l’87% conferma che l’introduzione di una nuova modalità lavorativa sarà fondamentale. 

Marcello Albergoni – Country Manager LinkedIn Italia ha commentato “Abbiamo visto che flessibilità è la nuova parola d’ordine, elemento chiave in questo momento di transizione, sia per il capitale umano sia per le imprese. Le aziende devono impegnarsi a realizzare nuove policy che facciano sentire tutti inclusi – indipendentemente dal luogo di lavoro scelto. Le sfide non saranno poche, ma grazie ad una cultura aziendale inclusiva e ad una leadership comunicativa sarà possibile mettere le persone, e i loro bisogni, in primo piano”.

Come si preparano le aziende al cambiamento

I manager italiani che hanno partecipato allo studio si sono dichiarati fiduciosi nelle proprie capacità di guida di una forza lavoro distribuita (93%), considerando “comunicazione” e “fiducia” le abilità chiave identificate per gestire questa nuova modalità di lavoro.

Supportare i dipendenti in questa fase di adattamento è per l’87% una priorità importante per i prossimi 6 mesi. L’85% dei manager dichiara di avere già a disposizione o di avere intenzione di realizzare una “guida” dedicata al lavoro ibrido o flessibile, e l’89% afferma che affiancherà manager e dipendenti attraverso attività di formazione per massimizzare le possibilità di successo del lavoro flessibile. 

Nello specifico, in merito allo sviluppo delle policy, le aziende stanno assumendo o stanno pianificando di assumere figure dedicate per supportarne l’elaborazione: il 43% preferisce rivolgersi ad un tecnico, mentre il 24% opta per assumere personale dedicato.

Infine, affinché l’introduzione del lavoro flessibile si dimostri un reale successo, i business leader italiani considerano la collaboration (38%), la fiducia (38%), la comunicazione (36%) e il lavoro di squadra (36%) le competenze chiave necessarie ai dipendenti.

Ma come si possono coinvolgere maggiormente dipendenti e collaboratori? Definire un confine netto tra lavoro e vita privata (21%) e che possano dare interpretazioni diverse del lavoro ibrido (19%): queste sono le preoccupazioni dei manager

In tal senso tuttavia, l’88% è fiducioso nelle proprie capacità di garantire ai dipendenti di sentirsi inclusi indipendentemente dal luogo di lavoro scelto. Per garantire che tutti si sentano inclusi, un terzo (33%) afferma che le interazioni sociali saranno incoraggiate all’inizio delle riunioni. Quasi tre decimi dichiara inoltre di voler essere di esempio lavorando in modo flessibile (29%), e stabilendo nuove norme culturali per garantire l’inclusione indipendentemente dalla sede (29%).

Lavoro ibrido: gli studi di Microsoft e LinkedIn sono indicativi

Lavoro ibrido: in questi ultimi mesi non si parla d’altro. A casa, in ufficio, ore in più, ore in meno, paragoni tra le scelte dei vari stati. È un momento di trasformazione che in molti stanno percependo ma altri no. Ecco perché Microsoft e LinkedIn hanno presentato i risultati di due ricerche sul lavoro ibrido, comprensivi di consigli e suggerimenti su alcune novità per aiutare le aziende ad adattarsi e riorganizzarsi.

I trend sono convergenti

L’ultimo Work Trend Index di Microsoft ha raccolto le opinioni di 180.000 dipendenti Microsoft in oltre 100 Paesi sul lavoro ibrido. L’inclusione è ai massimi storici in Microsoft (90%).

Il 58% dei dipendenti che desiderano trascorrere la maggior parte del tempo in ufficio e di coloro che prevedono di trascorrervi il minor tempo possibile lo fa per la stessa ragione: maggior focalizzazione sul lavoro.

I manager intendono trascorrere una maggior percentuale del proprio tempo in ufficio rispetto ai dipendenti in ruoli non manageriali (45% vs 39%).

LinkedIn, invece, ha intervistato più di 500 dirigenti negli Stati Uniti e nel Regno Unito sulla loro visione del lavoro, oggi e per il futuro.

Dallo studio risulta che l’81% dei leader ha già offerto maggiore flessibilità ai propri dipendenti o prevede di farlo, rispondendo così alle loro aspettative: l’87% preferirebbe, infatti, continuare a lavorare da remoto almeno per la metà del proprio tempo.

Il 58% dei leader crede che una maggiore flessibilità sia positiva sia per le persone sia per il business.

Il 72% dei dirigenti pensa che la formazione sia essenziale affinché le persone possano ottenere le giuste competenze per lavorare efficacemente nei nuovi ambienti di lavoro ibridi e flessibili.

Le innovazioni tecnologiche aiutano

Rispetto al passato, le possibilità per gestire il lavoro ora sono davvero numerose. Proprio in tal senso Microsoft ha annunciato nuovi aggiornamenti per Microsoft Teams, Viva e Linkedin: diversi sono gli aggiornamenti di Microsoft Teams che aiuteranno a risolvere alcuni punti deboli del lavoro ibrido e contribuiranno a rendere le riunioni ibride più inclusive e coinvolgenti.

Le nuove funzionalità RSVP e Working Hours di Outlook renderanno più semplice organizzare meeting ibridi e coordinare orari di lavoro flessibili.

L’app Viva Connections in Teams, ora in anteprima pubblica, permette di accedere in modo personalizzato al digital workplace per connettersi e portare a termine i propri compiti senza interrompere il proprio flusso di lavoro in Teams. I nuovi filtri di ricerca su LinkedIn faciliteranno la ricerca di ruoli da remoto, ibridi e in loco.

Inoltre, sono quasi 40 nuovi Corsi di LinkedIn Learning che sono stati creati per rendere la formazione per lavori da remoto e ibridi più facile. LinkedIn sta, inoltre, lanciando la sua nuova piattaforma di skill-building, LinkedIn Learning Hub, per aiutare i dirigenti a identificare e promuovere contenuti personalizzati per i propri dipendenti. 

I CEO su LinkedIn: i più attivi e seguiti. Ecco la lista

La presenza sul web aiuta certamente i professionisti a migliorare la propria notorietà, ma sopratutto è fondamentale per assicurare ai businessman quella che viene chiamata reputazione online.

I CEO devono essere online. Ma quali sono i più attivi e soprattutto i più seguiti? Pubblico Delirio, società di consulenza di reputazione digitale, ha realizzato una mappatura della presenza e l’analisi della comunicazione su LinkedIn dei CEO delle più grandi aziende italiane per vedere cosa è cambiato a distanza di un anno dalla prima edizione.

I CEO dell’automotive sono tra i più attivi su LinkedIn

La composizione della Top 30 aggiornata al 16 luglio 2021 diventa più variegata. “Il settore Finance resta tra i più rappresentati ma scende da undici a quattro manager”, rivela Stefano Chiarazzo, fondatore di Pubblico Delirio e autore per Franco Angeli del libro Social CEO. Reputazione digitale e brand advocacy per manager che lasciano il segno. “A pari merito con Energy & Utility, Automotive e Retail che aumentano il loro peso in classifica”. Poi Pharma e Tech stabili a quota due. 

Sale a 22.200 la media dei follower dei trenta CEO più seguiti, 7.600 in più rispetto a luglio 2020. Considerando solo i primi dieci la media è esattamente il doppio: 44.500. A guidare questa speciale classifica troviamo Stephan Winkelmann che, tornato alla guida di Automobili Lamborghini mantenendo anche la presidenza di Bugatti, con 79.600 follower entra in classifica direttamente al primo posto.

Segue Luca De Meo di Renault Group a 63.400, che registra la crescita maggiore: +35.000 follower.

Terzo posto per Marco Alverà di Snam con 56.000 follower, che con 25.100 follower in più in un anno quasi raddoppia il suo seguito.

Seguono Nerio Alessandri di Technogym, Francesco Starace di Enel Group e Corrado Passera di Illimity Bank.

La Top 10 è chiusa poi da Claudio Descalzi di Eni, Giampaolo Grossi di Starbucks Italia, Andrea Pontremoli di Dallara e Francesco Pugliese di Conad.

Anche quest’anno troviamo tre top manager donna in classifica: Cristina Scocchia di Kiko Milano new entry all’undicesimo posto, Silvia Candiani di Microsoft al sedicesimo, in salita di sei posizioni, e Fabiana Scavolini di Scavolini stabile al trentesimo.

Fare opinione sui social è importante

Sono già quattro i top manager che hanno attivato la modalità Creator di LinkedIn che invoglia gli utenti a seguire il profilo evidenziando meglio i contenuti e mostrando in alto il numero di follower, il tasto “segui” e un massimo di cinque hashtag identificativi degli argomenti trattati.

Dei Top 30 Silvia Candiani è stata la prima ambassador di questa nuova funzionalità del social media di proprietà proprio di Microsoft, seguita da Marco Alverà di Snam, Nerio Alessandri di Technogym e Giampaolo Grossi di Starbucks. “Sempre più aziende e agenzie stanno sviluppando e strutturando le loro Content Factory” – aggiunge Stefano Chiarazzo – “Considerare i top manager come dei Creator vuol dire proporli strategicamente come punti di contatto autorevoli e accessibili da parte degli stakeholder e posizionarli da potenziali social leader nel proprio mercato di riferimento”.

Per quanto riguarda la frequenza di pubblicazione, fermo restando i tanti impegni a cui i CEO devono far fronte, nel periodo di osservazione, metà marzo-metà luglio 2021, i leader aziendali hanno pubblicato in media 5,7 post al mese, rispetto ai 5 del periodo marzo-giugno 2020. Se Pugliese si conferma il più costante con una media di 16 pubblicazioni al mese tra post, condivisioni e articoli, i nuovi entrati in classifica Winkelmann e Pippo Cannillo di Despar Centro Sud si distinguono per aver postato entrambi 15 volte al mese. Non tutti i manager sembrano però essere così prolifici, considerando che “Un sesto dei trenta CEO italiani più seguiti posta meno di una volta al mese” – commenta Chiarazzo – “A dimostrazione di come l’opportunità dell’executive communication su LinkedIn non sia stata ancora colta in maniera proattiva e strategica da tutte le grandi aziende”.

CEO su Linkedin

Contenuti, la spontaneità conta molto

Secondo l’analisi dell’engagement si evidenzia che il numero di follower e la frequenza di pubblicazione sono importanti ma non sempre sufficienti. Scavolini, Scocchia ed Enrico Vita di Amplifon, con una media di diecimila follower e pur avendo pubblicato mediamente solo due post nell’intero quadrimestre, sorprendono con un tasso di engagement* tra il 6 e il 9%. Solo quarto Winkelmann (5,3%) che, però, è primo per media di interazioni a post: 4.200 tra reazioni e commenti (ben otto volte le 550 interazioni medie fatte registrare dai Top 30). Poi Bartolomeo Rongone di Bottega Veneta (4,9%), tredicesimo in classifica per follower e con una media di 940 interazioni sui dieci post pubblicati nel quadrimestre. 

Performance molto eterogenee per numero di follower, frequenza di pubblicazione e settore d’appartenenza. A questo punto la domanda sorge spontanea: cosa conta davvero per avere successo? La capacità di pensare e raccontare storie rilevanti per le proprie community interne ed esterne e per le peculiarità di una piattaforma professionale come LinkedIn. “Se la pandemia globale ha portato più CEO a comunicare in maniera disintermediata con i propri stakeholder interni ed esterni” – commenta Stefano Chiarazzo – “Tale consapevolezza e maggiore abitudine ai social media sta portando a comunicare di più e più serenamente su LinkedIn, con un tono di voce più informale, un aumento di immagini e video che ritraggono i top manager e soprattutto una maggiore ampiezza di temi”. 

Nuovi prodotti e iniziative, report economici, bilanci di sostenibilità e non solo. Il racconto delle proprie esperienze personali a contatto con produttori e fornitori, la partecipazione personale alle iniziative di welfare aziendale promosse, la valorizzazione dei premi e dei risultati ottenuti dalle proprie persone, l’entusiasmo e l’ambizione di cambiare il futuro con le proprie scelte aziendali. L’alternanza di contenuti “da piano editoriale” insieme ad altri più spontanei e real time costruisce un racconto completo e avvincente che valorizza il lavoro del manager e delle sue persone. Tutto questo contribuisce a rendere la figura del CEO più umana e accessibile e a valorizzare l’impegno dell’intera organizzazione per il benessere presente e futuro delle comunità in cui opera. 

* Tasso di engagement: numero medio di interazioni nel periodo di osservazione / numero di follower al 16 luglio 2021

Trovare clienti B2B con LinkedIn: passi per iniziare

LinkedIn è un ottimo strumento per aiutare le aziende a raggiungere il proprio target market e trovare quindi nuovi clienti.

I quattro passaggi per trovare nuovi clienti B2B su LinkedIn sono:

1) Definire il tuo profilo cliente ideale (anche detto Ideal Customer Profile).

2) Definire l’obiettivo finale della tua campagna.

3) Ottimizzare il tuo profilo LinkedIn.

4) Costruire relazioni con i decision-maker aziendali tramite e-mail di sensibilizzazione, telefonate o messaggi LinkedIn per avviare il processo di vendita.

Andiamo ad analizzare ciascuno di questi passi.

Costruire un Ideal Customer Profile (ICP)

Come evidenziato dall’esperto Stefano Pisoni nel suo corso LinkedIn nel suo corso LinkedIn, uno degli errori più comuni di chi si approccia alla Linkedin lead generation è non definire subito nel dettaglio il profilo del proprio cliente ideale. Saltando questo passo il risultato è spesso una comunicazione troppo generica che finisce per non essere incisiva verso chi vogliamo attrarre come cliente.

ICP è un modo per creare un profilo di cliente target che permette di segmentare il mercato e di interagire con loro utilizzando contenuti personalizzati.

L’ICP apporta intuizioni strategiche che consentono ai marchi di offrire prodotti e servizi pertinenti alle esigenze, ai desideri dei clienti. L’ICP è una parte essenziale del social media marketing. Aiuta a creare contenuti personalizzati per un pubblico vario e le loro attività sulle piattaforme di social media.

Aiuta i marchi a mappare strategie diverse per ciascuno dei loro segmenti di clienti in base ai loro dati demografici, psicografici, comportamenti e interessi. Oltre a ciò, un ICP assiste i marchi nella creazione di una strategia di comunicazione efficace attraverso vari canali, comprese le campagne di email marketing.

Definisci l’obiettivo finale della tua campagna

Interessa di più fare brand awareness o fare il possibile per ottenere nuove vendite subito, adottare una campagna più inbound a lungo termine o outbound? 

Definire l’obiettivo della proprio campagna di LinkedIn marketing è un importante passo per non sprecare risorse.

L’importanza di ottimizzare il tuo profilo LinkedIn

L’importanza di ottimizzare il proprio profilo LinkedIn è cruciale per il successo della campagna marketing. Questa piattaforma offre un potente strumento per aumentare le possibilità di ottenere nuovi clienti.

Il modo migliore per ottimizzare il profilo LinkedIn è utilizzare parole chiave in linea con l’azienda o la nicchia che stai cercando. Anche se non si dovrebbe semplicemente copiare e incollare lo stesso contenuto su tutte le pagine, è importante assicurarsi di avere almeno un punto focale principale e uno secondario.

Costruire relazioni con questi lead tramite messaggi LinkedIn per avviare il processo di vendita

Il consiglio è sempre di costruire relazioni con i decisori finali il prima possibile. LinkedIn può essere un ottimo strumento per questo perché consente di contattarli rapidamente e facilmente.

Conclusione

Linkedin è una piattaforma in cui le persone possono connettersi con i professionisti con cui vogliono lavorare. Questo rende più facile per le aziende trovare le persone giuste da assumere.

Linkedin ha anche una funzione di ricerca che aiuta le aziende a trovare potenziali partner, fornitori, clienti e dipendenti nel proprio database.

La piattaforma di social media ha oltre 500 milioni di utenti in tutto il mondo, il che la rende una piattaforma eccellente per scopi di marketing e reclutamento.

(Pubbliredazionale)

Il primo impiego? I profili più ricercati e le tendenze del 2021

Il primo impiego? Difficile da trovare ma non per tutti. Esistono infatti in Italia, delle professioni che sono richiestissime, anche per i giovani, solitamente categoria in grande difficoltà nell’assicurarsi uno stipendio a fine mese. LinkedIn ha condiviso i risultati del Barometro LinkedIn del primo impiego 2021, una nuova ricerca, alla sua prima edizione per l’Italia, dedicata ai settori industriali in Italia nei quali i neolaureati vengono maggiormente richiesti per un lavoro in ruoli entry-level, i profili junior più richiesti e le regioni italiane nelle quali i neo professionisti possono trovare più facilmente lavoro

Mondo dell’industria: quali sono i profili più ricercati?

In questi primi mesi del 2021, il settore industriale con il maggior numero di offerte di lavoro per figure entry-level è quello del Software e Servizi IT, ovviamente il Covid-19 e la necessità di digitalizzare anche le piccole imprese, in tutto ciò ha avuto un peso non indifferente. Al seguire, troviamo il settore della Manifattura, mentre i Servizi aziendali sono al terzo posto. Si prosegue il settore dei Beni di consumo, ambito industriale che effettivamente non si è mai fermato nel periodo pandemico, come quello del Media e Comunicazione in quinta posizione.  Nella seconda metà della Top 10 si trovano settori industriali della Sanità, seguito dalla Finanza, dalle Costruzioni e dal settore dell’Energia e attività estrattive. L’ultimo posto della classifica è occupato dal settore industriale dei Trasporti e Logistica

I neolaureati: un bacino dal quale si attinge

LinkedIn ha analizzato anche le 10 posizioni, o job title, più in crescita in Italia per i profili junior nelle aziende operanti nel Bel Paese, con un confronto anno su anno nello stesso periodo (considerando i primi tre mesi del 2020 e del 2021). I più ricercati sono risultati i Progettisti meccanici, seguiti dai Consulenti di valutazione dei rischi e i Rappresentanti commerciali. Al quarto posto troviamo gli Sviluppatori Fulll Stack e la posizione “generica” di Ingegneri. Dal sesto all’ottavo posto troviamo gli Assistenti amministrativi, gli Impiegati di back office e gli Addetti alle vendite. Al fondo della classifica si posizionano due diverse tipologie di Sviluppatori: i Dotnet e i PHP Developer

Le Regione in cui c’è maggiore richiesta

In testa c’è la Lombardia (con posizioni aperte in prevalenza a Milano, Bergamo e Brescia), seguita dal Lazio (con una concentrazione nell’area di Roma) e il Veneto ( soprattutto a Padova). Al sud è presente in classifica solo la Campania e l’area metropolitana di Napoli al quarto posto. A metà si ritrova la Toscana (Firenze in primis), seguita da Piemonte (soprattutto Torino), Liguria (Genova) ed Emilia-Romagna (Bologna).

Cresce la richiesta di lavoratori da remoto

Era il dato più atteso e confermato. Nel 2021 c’è stato impulso a una tendenza interessante che riguarda molte categorie di lavoratori: la crescita delle opzioni di telelavoro. I dati di LinkedIn mostrano che gli annunci entry-level con possibilità di lavorare da remoto pubblicati sulla piattaforma nei primi tre mesi dell’anno sono aumentati dal solo 0,6% del 2020 al 7,1% del medesimo periodo del 2021.

Le skills più richieste

Ma cosa cercano i datori di lavoro nei nuovi assunti? Oltre ai requisiti minimi per ogni particolare lavoro – titoli di studio, corsi o certificazioni in particolari discipline, esperienza di tirocinio sul campo, eccetera – le aziende vogliono dipendenti che dimostrino di possedere una serie di competenze trasversali (le cosiddette soft skill). In questa prima edizione del Barometro del primo impiego di LinkedIn le competenze più ricercate sono: “Comunicazione”, “Capacità analitiche”, “Vendite”, “Design” e “Problem solving”.

Lavoro post pandemia: ecco quali sono le professioni emergenti secondo LinkedIn

Il lavoro post pandemia? In molti se lo inventeranno, ma qualche indicazione importante e significativa arriva dall’ultima survey di LinkedIn, che oggi ha reso nota la lista dei 10 settori industriali e le 10 posizioni lavorative emergenti in Italia durante il primo trimestre 2021, oltre ad una analisi sulle priorità dei professionisti italiani nella ricerca di un nuovo lavoro nella fase post Covid-19

I settori in cui c’è maggiore richiesta

Secondo lo studio i settori lavorativi che hanno registrato il tasso di crescita maggiore sono quelli della Pubblica Sicurezza, seguito dal Design e dal Wellness & Fitness a completare il podio, complice anche le graduali diminuzioni delle restrizioni dovute alla pandemia, che hanno avuto effetto anche sul settore dell’Intrattenimento e dei Viaggi, che si posizionano al quarto posto di questa speciale classifica. C’è una grande domanda anche per l’area Software & IT Services, al quinto posto, seguita dai Corporate Services. Questi due settori, risultano, al contempo, come quelli con il più alto numero di annunci di lavoro, seppur registrando una crescita percentuale inferiore ai precedenti. Scendendo negli ultimi posti troviamo dal settimo al nono, i settori delle Costruzioni, il Legal e il Manufacturing i quali, nonostante i rallentamenti e gli stop subiti nel recente periodo, dall’inizio del 2021 risultano in crescita. Chiude la classifica il settore della strumentazione in ambito Hardware & Networking. Per quanto riguarda invece i ruoli professionali più richiesti, quelli che hanno registrato un tasso di crescita più elevato sono gli Addetti al Back Office, seguiti dai Javascript Developer e dagli Addetti al settore vendite. Scendendo gradualmente troviamo poi le figure degli Architetti, dei Mechanical Designer e Account Manager generici. Al settimo posto, a pari merito, due categorie differenti nell’ambito dell’ingegneria e dell’informatica, ovvero i Software Engineer e i Full Stack Engineer, seguiti dai System Engineer e Back End Developer. Chiude, infine, questa classifica il ruolo di Agente Immobiliare.

Insomma, bisogna registrare i grandi cambiamenti che la pandemia ha portato con sé in modo significativo. Attraverso la ricerca Workforce Confidence Index, sviluppata da Censuswide per conto di LinkedIn, si è anche voluto mettere in evidenza quelle che sono le priorità dei lavoratori. Emerge dai dati che per quasi il 50% dei lavoratori italiani, la prima risulta essere la flessibilità, in termini di orario e di luogo dove svolgere il proprio lavoro. Al secondo posto, altrettanto importante, il 36% degli intervistati identifica il cosiddetto worklife balance, ovvero l’equilibrio tra la vita lavorativa e la sfera personale. La terza priorità in ordine di preferenza, è quella di poter sviluppare un network di relazioni in grado di offrire un reale valore aggiunto, per il 36% degli intervistati, mentre il 28% sentono il bisogno di acquisire delle competenze che siano facilmente riutilizzabili in altri contesti lavorativi. A seguire, Il 26% degli italiani affermano che la cultura aziendale è un elemento chiave per la scelta del nuovo lavoro e, quasi un quarto degli intervistati (24%) ritiene importante che la nuova realtà lavorativa dimostri un impegno concreto in ambito sociale, soprattutto sui temi della diversity&inclusion. La ricerca dimostra anche che i professionisti italiani sentono l’esigenza di poter sviluppare nuove competenze tecniche legate al nuovo ambito lavorativo. Infine e inaspettatamente, all’ultimo posto in termini di priorità i professionisti italiani (22%) pongono il salario come elemento ricercato per una nuova opportunità di lavoro nel periodo del post Covid-19.  

“Dalle nostre ricerche emerge chiaramente che la pandemia ha delineato negli ultimi mesi uno scenario professionale, in termini di offerta e domanda del lavoro, molto variegato per quanto riguarda i settori emergenti, mentre registriamo una certa continuità per la ricerca di figure professionali dotate di competenze, più o meno avanzate, in ambito digitale. Per quanto riguarda le priorità dei professionisti italiani nel periodo successivo alla pandemia, notiamo che la flessibilità da parte dei datori di lavoro, il corretto equilibrio tra vita lavorativa e personale, uniti alla possibilità di poter arricchire il proprio bagaglio di nuove esperienze umane a valore aggiunto, risultano chiaramente degli elementi preferenziali rispetto al mero valore economico di un nuovo lavoro. Tutto ciò, è un chiaro segnale di come le dinamiche degli ultimi tempi abbiano modificato in maniera sostanziale le aspettative e le prospettive per il futuro dei lavoratori italiani” ha commentato Marcello Albergoni, Country Manager di LinkedIn Italia .

Top Companies 2021 Italia: ecco dove si cresce professionalmente

Crescere professionalmente e migliorarsi: sono obiettivi che al giorno d’oggi sono fondamentali per chi lavora, in particolare modo per i giovani. Ecco perché le aziende che permettono una crescita professionale sono fortemente attrattive. Per capire quali sono, LinkedIn, il più grande network professionale online al mondo, ha annunciato oggi la lista Top Companies 2021 Italia, la prima in assoluto per il nostro Paese. La lista comprende le 25 aziende considerate dagli italiani come luoghi di lavoro che offrono le migliori prospettive di carriera

Prima edizione per l’Italia

In questa prima edizione per l’Italia, circa il 50% delle aziende è di origine italiana o a partecipazione italiana, a partire da Intesa Sanpaolo e Generali, ai primi posti, oltre ad altre importanti aziende riconosciute anche all’estero come ENI, Leonardo, TIM, Enel e Banca Mediolanum. 
La lista completa delle Top Companies Italia 2021 vede la presenza delle seguenti aziende: Intesa Sanpaolo; Accenture; Stellantis; Generali; UniCredit; Comcast (Sky); Deloitte; STMicroelectronics; BNP Paribas; Eni; Leonardo; GSK; Capgemini; PwC; ABB; Reply; Enel Group; TIM; Volkswagen AG; Deutsche Bank; Banca Mediolanum; AXA; Essilor-Luxottica; Siemens; Johnson & Johnson.

Per la realizzazione della lista Top Companies 2021, la redazione di LinkedIn Notizie e i data scientist di LinkedIn hanno analizzato la percezione degli utenti su alcuni temi chiave, come ad esempio cosa significhi riuscire a costruirsi una buona carriera professionale e li hanno mixati con i dati unici di LinkedIn.

Parallelamente, sono stati presi in considerazione sette elementi fondamentali che esaminano le  informazioni relative al rapporto delle aziende con i propri dipendenti, ciascuno dei quali rappresenta un importante indicatore di crescita all’interno della realtà aziendale: 

• Capacità di avanzamento: monitora le promozioni dei dipendenti all’interno di un’azienda e tiene traccia di quando si trasferiscono in una nuova azienda, sulla base di qualifiche lavorative standardizzate. 

• Sviluppo delle competenze: considera come i dipendenti dell’azienda acquisiscono competenze durante il periodo di assunzione, basate su competenze standardizzate da LinkedIn. 

• Stabilità dell’azienda: monitora i tassi di abbandono nel corso dell’ultimo anno, nonché la percentuale di dipendenti che resta nell’azienda per almeno tre anni. 

• Opportunità esterne: considera la strategia di contatto dei recruiter nei confronti dei dipendenti dell’azienda, indice della richiesta di lavoratori provenienti da tali aziende. 

• Affinità aziendale: misura quanto è di supporto la cultura aziendale ed esamina il volume di collegamenti su LinkedIn tra i dipendenti, considerando le dimensioni dell’azienda.

• Diversità di genere: misura i livelli relativi alla parità di genere all’interno di un’azienda e delle sue filiali. 

• Background accademico: considera la varietà dei livelli di istruzione tra i dipendenti, da nessuna laurea fino al possesso di un PhD, indice dell’impegno ad assumere un’ampia gamma di professionisti. 

Per essere ritenute idonee, le aziende devono avere in organico almeno 500 dipendenti nel Paese alla data del 31 dicembre 2020 e il tasso di riduzione del personale, comprensivo di dimissioni e licenziamenti, non deve essere superiore al 10% (in base ai dati di LinkedIn e agli annunci pubblici). Per la classificazione sono state analizzate solo le società madri; le filiali controllate a maggioranza e i relativi dati sono inclusi nel punteggio totale dell’azienda madre. I conteggi dei dati vengono normalizzati in base alle dimensioni dell’azienda sull’insieme delle aziende idonee per la classifica.

L’intervallo di tempo che è stato considerato andava dal 1° gennaio 2020 al 31 dicembre 2020. I dati sono stati utilizzati in forma aggregata e/o anonima. Sono escluse tutte le aziende e agenzie di recruiting e per la ricerca del personale, gli istituti didattici e le agenzie governative. Sono escluse anche LinkedIn, la sua società madre Microsoft e le filiali di Microsoft.