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Il 2024 è l’anno del cambiamento: i professionisti sono alla ricerca di nuove opportunità di lavoro. Cosa dice uno studio di LinkedIn

Il 2024 è l’anno del cambiamento. A confermarlo arriva uno studio di LinkedIn, secondo il quale i professionisti vogliono esplorare nuove opportunità di lavoro, o almeno vorrebbero farlo. A gennaio 2024 la percentuale media di professionisti alla ricerca di una nuova occupazione è salita al 73%, rispetto al 60% dello stesso periodo dello scorso anno.

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Le posizioni più difficili da coprire per un’azienda? Servono professionisti IT e medici!

Quali sono le posizioni più difficili da coprire per un’azienda? La piattaforma per la ricerca e gli annunci di lavoro Indeed, ha messo in relazione gli annunci di lavoro postati sul proprio portale dal 1° gennaio alla fine di novembre dello scorso anno e ha realizzato la classifica delle cosiddette posizioni “hard to fill”, ovvero quelle che rimangono scoperte per 2 mesi o più.

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Intelligenza artificiale generativa, un’opportunità di business da sviluppare

Cos’è l’intelligenza artificiale generativa? Come viene utilizzata dai manager? È questo il tema di uno studio effettuato da Espresso Communication per Intelligenza Artificiale Spiegata Semplice, da cui è emerso che la cosiddetta “Gen-AIrisulta ancora un territorio quasi del tutto inesplorato, in particolare nel mondo del lavoro e dei manager.

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Sale il numero di manager e dirigenti nelle aziende italiane! Ecco i dati del “Rapporto Manager 2023”

La necessità di avere in aziende manager qualificati e validi è in forte crescita. E non stupisce dunque che in tempi difficili il numero dei manager e dei dirigenti in Italia faccia segnare un +5,4% nel biennio 2020-2021, pur in presenza di un contesto economico particolare.

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Riccardo Bortolotti: “È importante creare un’identità forte dell’azienda nella quale ci si deve riconoscere”

Il mondo dell’hotellerie si sta pian piano riprendendo dopo il Covid e il conseguente blocco totale o quasi del turismo. Gli hotel di lusso che hanno avuto la forza di ripartire dopo un momento delicato stanno ora vedendo i risultati del loro sacrificio. In particolare nel nostro Paese, dove i paesaggi e le location esclusive non mancano di certo, strutture come il Grand Hotel Bristol Portofino Coast sono divenute autentiche perle del mondo dell’hospitality.

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Manager d’azienda, come formarsi nel modo migliore

In un Paese come l’Italia che ha fatto dell’imprenditorialità, soprattutto nelle PMI, il suo fiore all’occhiello per diversi decenni, il ruolo del manager ha sempre suscitato enorme interesse.

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Manager e competenze: quale futuro ci attende? Un nuovo orizzonte

Esiste una linea di continuità nel processo che trasforma le conoscenze e i saperi, acquisiti lungo la nostra vita manageriale, in competenze di valore crescente. Ma cosa vuol dire managerialità al giorno d’oggi?

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L’effetto cyclette nelle nostre carriere: i momenti di stop possono essere utili

Sarà capitato a tutti. Ritrovarsi in momenti particolari della propria vita in cui si lavora tantissimo, si fatica altrettanto e i risultati non arrivano. Con un pugno di mosche in mano ci si pone l’amletica domanda: “ne vale davvero la pena?”.

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Sviluppo manageriale e sostenibilità: una priorità strategica

La capacità manageriale di svilupparsi in maniera “sostenibile”, cioè attenta alle aspettative dei propri interlocutori interni ed esterni e rispettosa della società in cui opera, è una priorità strategica per le organizzazioni in evoluzione. Tra pandemia, guerra e problemi di approvvigionamento energetico, è importante rendere espliciti valori, comportamenti e iniziative che finora sono stati componenti quasi sempre implicite delle attività manageriali.

Si tratta di comunicare in maniera trasparente non solo ciò che si fa ma anche come si fa: con quale etica, quali regole, quale riguardo per le attese di coloro che affidano all’organizzazione un capitale importante, fatto di risorse economiche, strategie e progetti condivisi, talento umano o semplicemente, fiducia.

Per questo lavorare nel presente per costruire il futuro deve essere un valore intrinseco alla strategia di un’organizzazione perché la sostenibilità deve essere parte integrante della sua visione. Il fondamento delle attività di un’organizzazione trova tanta responsabilità proprio nel costruire il futuro, un futuro sostenibile, in cui non c’è innovazione più proficua della sostenibilità dell’organizzazione nel lungo periodo.

La sostenibilità di lungo periodo è l’unica vera innovazione che sia sempre appetibile per gli stakeholder (in particolare, per i clienti), che sia quasi sempre compresa e sostenuta dagli investitori, e che sia in ogni caso accettabile socialmente. 

Ecco perché le imprese devono cavalcare l’onda del cambiamento usando l’innovazione come tavola da surf, in tutti i suoi ambiti. L’innovazione è il fulcro attorno al quale ruotano i fattori della creatività, dell’invenzione, del governo della ricerca e della fruibilità dell’invenzione.

Come hanno detto altri grandi Maestri, l’ispirazione creativa rappresenta solo il 10% dell’innovazione, il resto è sudore aziendale, sudore organizzativo, sudore sociale. In questo senso l’ingaggio e le responsabilità connesse sono plurimi a livello di imprese, università, Stato, Europa. Il tutto alla ricerca di cooperazione attiva e propositiva. Sensibilità e attenzione all’innovazione sono, dunque, la chiave per emergere in un oceano rosso colmo di competitors.

Altro fattore connesso al concetto di sostenibilità è la necessità di aprirsi alla complessità per comprenderla, gestirla e trarne spunti di valorizzazione. E qui il riferimento è d’obbligo verso il tema dell’internazionalizzazione delle organizzazioni, soprattutto in questo momento di ripensamento evolutivo della globalizzazione.

In ogni caso per essere sostenibile sul piano manageriale, ogni organizzazione deve operare una costante “integrazione” delle persone perché sono le uniche i grado di fare la differenza. Per tale motivo nessun processo di integrazione può riuscire senza il coinvolgimento di coloro che ne sono parte e senza piani di formazione, remunerazione, mobilità e comunicazione interna comuni, costanti e trasparenti ed è fondamentale parlare di relazione molto stretta tra sostenibilità e gestione delle persone.

Questo è il vero orizzonte della sostenibilità manageriale del futuro prossimo venturo.

“Oggi, attraverso la rete, l’era della consapevolezza è arrivata e non ci sono più angoli remoti in cui nascondersi. Sta arrivando un tempo nuovo dove l’unico posto in cui la parola ‘successo’ verrà prima della parola ‘sudore’ sarà solo il vocabolario”

Anonimo Dottore

A cura di Angelo Deiana

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Il digital mindset? Ecco come è cambiato e quali sono le nuove tendenze

La pandemia ci ha cambiato moltissimo ed in particolare ha mutato il nostro modo di pensare. Anche nel mondo del lavoro, quello che prima era scontato ora non lo è più e cambiare atteggiamento, oltre che modo di lavorare, è diventato indispensabile.

A rendere ancor più “intrigante” il tutto, non dimentichiamo che ci troviamo nel bel mezzo della digital transformation

Per capire meglio il contesto in cui ci troviamo, Aruba Enterprise, in collaborazione con CIONET Italia ha realizzato una survey che ha coinvolto quasi 250 aziende, con un panel composto per il 96% da Decision Maker dell’area IT (CIO, ICT Manager e CTO) e per il restante 4% da Decision Maker dell’area Innovazione e HR. 

I risultati dello studio

L’indagine ha analizzato soprattutto l’aspetto del “digital mindset”, ovvero la mentalità tesa al cambiamento e all’apprendimento continuo in ambito digitale: il 72% dei manager intervistati ha dichiarato che la propria “mentalità digitale” si è modificata – del tutto o in parte – in seguito alla pandemia. Inoltre, sempre secondo l’analisi, “avere un Digital Mindset” per i CIO italiani significa approcciare il digitale rimanendo aperti alle novità (83%) e sapendo interpretare i cambiamenti (78%). 

In particolare, dallo studio emerge che quasi 9 dirigenti su 10 si ritengano pronti alle prossime sfide digitali; tuttavia, il 60% di loro non pensa lo stesso della propria azienda.

Tra le soft skill che concorrono al Digital Mindset, la più importante è l’approccio collaborativo, ovvero la necessità di stimolare la creatività e la cooperazione del team con diversità di pensieri, approcci e visioni (61%). Seguono la curiosità (56%), il coraggio di osare (50%) e la conoscenza di tecnologie e strumenti da approcciare con senso critico (45%).

Quali sono, quindi, le caratteristiche essenziali dei manager nel contesto di Digital Transformation? Proattività e flessibilità sono le doti principali per il 56% dei rispondenti, seguono ben distanziate le capacità comunicative (42%), l’attitudine ad una prospettiva olistica, dunque a possedere una visione d’insieme (39%) e l’essere visionari (36%). L’empatia si classifica solo quinta (33%). 

“Analizzando quanto emerso dalla survey, si evince come il modello che si sta diffondendo è quello di un settore IT non più percepito come un costo ma piuttosto come un investimento necessario, capace di generare valore. – ha commentato Vincenzo Maletta, Head of Sales di Aruba Enterprise – In questo contesto cambia anche il ruolo del CIO, che non assume più una posizione marginale ma entra progressivamente a far parte del board strategico dell’impresa, dialogando sempre più con stakeholder finanziari e direzionali. Un ruolo centrale, dunque, come il cambiamento che può assicurare”

Nuovo manager: ecco quali caratteristiche deve possedere per avere successo

Come deve essere il nuovo manager al giorno d’oggi? Quali sono le caratteristiche che deve possedere? Executive Hunters ha provato a tracciare una sorta di identikit di questa figura professionale così complessa e affascinante che ricopre solitamente ruoli di grande responsabilità.

Secondo uno studio svolto da Executive Hunters tra circa 1000 aziende e candidati, si possono definire in modo chiaro alcune caratteristiche: un buon manager deve essere molto preparato (30%), deve saper guidare team eterogenei, multi-generazionali e multi-etnici (30%) e deve prendere decisioni molto rapidamente per adattarsi a un mercato in costante evoluzione e sempre più competitivo (40%). Questi sono fattori che oggi fanno la differenza.

“Negli ultimi due anni – precisa Federico Mataloni, Senior Partner di Executive Hunters, brand di Hunters Group dedicato alla ricerca e selezione di profili C-Level – è cambiato radicalmente il modo di lavorare e, di conseguenza, anche i manager hanno dovuto adattarsi al new normal. Stiamo vivendo un periodo molto complesso che richiede grande capacità di adattamento ed elevata preparazione. Chi si trova a guidare un team di risorse, che magari lavorano da remoto da ogni parte del mondo, deve esser in grado di comprendere le caratteristiche e le potenzialità di ciascuno per fare emergere il talento e raggiungere gli obiettivi di business stabiliti. Dobbiamo pensare ad un manager come a un coach che lavora a stretto contatto con le proprie risorse e che è in grado di ascoltarle, guidarle e risolvere eventuali problemi”.

Poi prosegue: “Credo – aggiunge Federico Mataloni – che per definire un buon manager si possano usare tre parole: visione, preparazione e ascolto. È indispensabile avere una visione chiara dell’azienda, del business e del mercato che deriva sia dall’esperienza, sia dalla formazione. I nostri corsi di laurea e i nostri master sono tra i più apprezzati anche all’estero per l’offerta didattica e per la qualità dei contenuti; sono cresciuti negli ultimi anni, infatti, gli studenti stranieri che hanno scelto il nostro paese per formarsi. Anche la capacità di ascolto è determinante: è finita l’epoca del manager chiuso nel suo ufficio e irraggiungibile. Per mantenere elevati i livelli di engagement delle persone, lavorare bene e raggiungere gli obiettivi di business è fondamentale che ci siano scambi continui e feedback puntuali”. 

Manager della transizione ecologica: il Project Developer Utility Scale e Business Developer industriale

Si parla molto di senso di responsabilità in cui molte aziende si sentono coinvolte. In particolare il concetto di transizione ecologica è molto sentita, ma per riuscire a raggiungere i traguardi prefissati, occorre una figura professionale che si sta lentamente imponendo, ovvero quella del manager specializzato in transizione ecologica.

Parliamo di un mercato in grande evoluzione ed interessa ogni tipo di azienda, dalla più grande alla più piccola e si stanno muovendo per identificare le opportunità più interessanti dove, specialmente nelle regioni del Centro e Sud Italia, dove realizzare i propri progetti. 

Molti investitori stanno indirizzando le loro attenzioni verso progetti più piccoli, in particolare focalizzandosi sui tetti industriali. Le aree di riferimento non sono solo legate a zone con forte irraggiamento, ma vengono prese in considerazione anche zone come il nord Italia, che hanno una maggiore densità di aziende nelle quali realizzare impianti. 

In particolare il fotovoltaico sta attirando numerosi investimenti e fondi, anche provenienti dall’estero.

“Questa crescita del mercato – precisa Davide Boati, Executive Director di Hunters, brand di Hunters Group dedicato alla ricerca e selezione di profili qualificati – si tradurrà, inevitabilmente, anche in un aumento delle richieste di nuovi professionisti e nuovi manager che sappiano guidare le aziende nella transizione energetica che sarà sempre più centrale nei prossimi mesi. In particolare, vediamo una crescita del 30% per il Project Developer in ambito Utility Scale, un professionista con un solido background tecnico, e una crescita del 150% per il Business Developer industriale. Anche le retribuzioni sono molto interessanti: parliamo di una retribuzione annua media lorda compresa tra i 60.000 e i 70.000 euro + bonus 15-20% per il primo e di 45.000 – 50.000 euro + bonus 10% per il secondo”. 

Cosa fanno il Project Developer in ambito Utility Scale e il Business Developer Industriale?

Per quanto concerne le attività del Project Developer Utility Scale i compiti principali sono:

  • Scouting delle nuove opportunità 
  • Coordinamento con eventuali sviluppatori o co-sviluppatori esterni
  • Sviluppo delle tempistiche del progetto e coordinamento delle stesse
  • Gestione del personale e delle risorse necessarie per il completamento del progetto
  • Coordinamento con il team di ingegneria e progettazione per definire e sviluppare budget di progetto
  • Coordinare l’approvvigionamento dei materiali 
  • Essere focal point per clienti e clienti per ogni progetto
  • Fornire rapporti sui progressi e aggiornamenti regolari ai clienti e management

Business Developer industriale svolge le seguenti attività:

  • Scouting delle nuove opportunità 
  • Negoziazione con il proprietario dei tetti del progetto realizzabile
  • Identificazione di soggetti potenzialmente interessati alla realizzazione di Comunità Energetiche
  • Sviluppo delle tempistiche del progetto e coordinamento delle stesse
  • Gestione del personale e delle risorse necessarie per il completamento del progetto
  • Coordinamento con il team di ingegneria e progettazione per definire e sviluppare budget di progetto
  • Essere focal point per clienti e clienti per ogni progetto
  • Fornire rapporti sui progressi e aggiornamenti regolari ai clienti e management
  • Assistere il team delle operazioni di assistenza nella risoluzione dei problemi relativi all’installazione