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Luci e ombre dell’orizzonte post pandemico: clima, energia e ambiente

Gli impatti della pandemia, per devastanti a livello sanitario ed economico, non ci devono fare dimenticare l’altro grande problema strategico che abbiamo di fronte: quello formato dal trittico clima, energia, ambiente.

Cosa potrà cambiare

Partiamo dal clima e diciamo con chiarezza una prima verità: la realtà che abbiamo di fronte non è tale da generare ottimismo. Paradossalmente, se volessimo vedere solo i lati positivi, le uniche note rosee dei processi di riscaldamento ipotizzabili in questo momento per i prossimi anni, sono la maggiore produttività agricola nelle aree più a nord del mondo, l’accesso più facile ai giacimenti sui fondali dell’Artico e l’aumentata convenienza degli spostamenti dall’Europa all’Asia Orientale, quando saranno percorribili le rotte settentrionali finora bloccate dai ghiacci. Andando al di là delle generalizzazioni, tutto questo vuol dire che ci saranno quindi enormi differenze regionali negli effetti del cambiamento climatico. 

In questo contesto evolutivo, molti affermano che è praticamente impossibile invertire gli effetti dei cambiamenti climatici in corso senza incrementare il ricorso all’energia nucleare. Non solo è una fonte energetica praticamente a emissioni zero ma, con appena una tonnellata di uranio, in questo momento si produce la stessa quantità di energia che si ottiene con circa 3.600 tonnellate di petrolio (più o meno 80mila barili). 

Il problema è che l’energia nucleare si porta dietro anche tanti rischi reali, così come molti percepiti. Se si guarda alla storia, i rischi di incidenti nelle centrali sono veramente minimi, ma incombono due problemi molto concreti: uno è come smaltire le scorie e l’altro è come garantire la sicurezza specialmente nei Paesi dove potrebbero essere operative organizzazioni terroristiche con ambizioni nucleari. A ogni nuovo stabilimento, le possibilità di una falla nella sicurezza aumentano. 

Puntare sulla green economy

A parte qualche timido risultato della scienza sulla fusione fredda, allo stato attuale delle conoscenze, il futuro non può che puntare sulla green economy, ma senza dimenticare che rendere più verde il pianeta sicuramente eliminerà alcuni dei rischi più gravi come quelli del nucleare, ma ne creerà anche di nuovi. Ad esempio, in Europa, in America, in Asia, tutti si entusiasmano giustamente per l’auto elettrica: le macchine elettriche consentiranno una maggiore indipendenza dal petrolio, e potrebbero contribuire enormemente a ridurre le emissioni di anidride carbonica. Ma l’inconveniente più serio dell’auto elettrica è lo smaltimento delle batterie e il fatto che, se continuiamo a produrre energie con i combustibili fossili, il saldo finale di emissioni non cambierà comunque. 

Allo stesso tempo, le guerre (economiche e non) per il petrolio potrebbero giungere a termine quando l’era dei combustibili fossili pronuncerà il suo lungo addio, ma ci aspettano conflitti e controversie nuove anche se (speriamo) in misura minore. In sintesi, abbandonare i vecchi e inquinanti combustibili fossili è la sola strada per contenere alcune delle minacce più importanti per la sicurezza a livello planetario, ma dobbiamo muoverci con cautela e non lasciarci trascinare dall’ottimismo. 

L’energia diffusa

Ma c’è un altro scenario evolutivo che dobbiamo analizzare perché è quello che caratterizzerà il futuro. La creazione di una Rete elettrica intelligente, una Rete su cui far scorrere energia ed informazioni che permetterebbe a milioni di individui che producono l’energia da loro consumata di condividere, da pari a pari, l’eventuale surplus. Dopo il capitalismo diffuso, la Rete diffusa, ecco l’era dell’energia diffusa.

La Rete energetica intelligente dovrebbe essere la spina dorsale delle reti del futuro. Come ha dimostrato la pandemia, oggi disponiamo di reti che permettono alle imprese e a interi settori di connettere fra loro miliardi “device” in Rete. La nuova Rete energetica diffusa sarà basata sugli stessi meccanismi.

Ecco perché la creazione di una Rete energetica da fonti rinnovabili, alimentata da edifici e distribuita attraverso inter-reti intelligenti, apre la strada al futuro. Se attraverso il Web, la democratizzazione dell’informazione e della comunicazione ha modificato la natura degli scambi economici globali e delle relazioni, proviamo ad immaginare cosa potrebbe generare la democratizzazione dell’energia, gestita da tecnologie Internet. 

Senza poi dimenticare che le problematiche energetiche sono particolarmente importante per i Paesi in via di sviluppo più poveri. Una importante fetta dell’umanità non ha ancora accesso all’elettricità e, senza tale risorsa, le persone rimangono prive di energia, di conoscenza e di potere. Per sottrarre centinaia di milioni di individui alla povertà, la prima via è garantire loro un accesso affidabile e conveniente all’energia, possibilmente verde. 

Le energie rinnovabili distribuite si trovano ovunque e sono, per la maggior parte, gratuite: il sole, l’acqua, il vento, il calore geotermico, le biomasse, le onde e le maree oceaniche. Per il momento le tecnologie sono ancora costose ma, non appena i prezzi caleranno, come conseguenza della diffusione nei Paesi più industrializzati, anche i Paesi meno avanzati potranno usufruirne.

Queste energie disperse saranno sfruttate in milioni di siti locali, per essere poi accorpate e condivise con gli altri attraverso una Rete intelligente, con l’obiettivo di ottenere livelli ottimali di energia e mantenere un’economia sostenibile ma ad alte prestazioni. L’energia diffusa ovunque sarà la base per una distribuzione totale della conoscenza. 

Ma un’ulteriore rivoluzione potrebbe venire dal settore dei Portable Energy Harvesters.  Ognuno di noi produce e disperde, infatti, una energia di diversi watt/ora, mentre camminiamo, facciamo ginnastica o andiamo in bicicletta. Il metabolismo degli zuccheri produce continuamente energia, in un modo che dovremmo imparare ad imitare. Se tutta l’energia prodotta individualmente venisse moltiplicata per centinaia di milioni, se non per miliardi di individui, si potrebbe raccogliere abbastanza energia da fare a meno di parecchi megawatt installati. Un ulteriore salto evolutivo che aprirà la strada al futuro dell’ibridazione.

Con una serie di domande ancora aperte: come e dove scaricheremo (condivideremo) l’energia accumulata? Chi vincerà la sfida per lo sviluppo della nuova Rete? Quali poteri vorranno controllarla?

Domande facili, risposte difficili. Come sempre, dobbiamo farcene una ragione: ai bivi più importanti della vita non c’è mai segnaletica. 

“Ci libereremo dalla schiavitù dell’energia quando capiremo che la pila siamo noi…!

Anonimo Dottore

A cura di Angelo Deiana