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Padri che lavorano: obiettivo è conciliare il lavoro con la vita privata

I padri professionisti sono sempre più presenti nella vita dei propri figli, come abbiamo visto in questo articolo, ma ora vogliono andare oltre e abbattere certi stereotipi. I papà che lavorano sono sempre più multitasking ed anche desiderosi di essere un punto di riferimento per i figli. È quanto emerge da un’indagine dell’Università di Torino realizzata sui dati di oltre 7000 partecipanti ai percorsi Lifeed, l’EdTech company che attraverso la piattaforma di formazione digitale di life-based training trasforma le transizioni di vita in palestre per il rafforzamento delle competenze soft.

Secondo le risultanze dello studio, infatti, il 71% dei padri ritiene che la conciliazione fra vita e lavoro sia molto difficile e che la figura del padre sia intrisa di stereotipi (83%). Contestualmente però i padri mostrano una gran voglia di superare questi ostacoli e di poter integrare maggiormente dimensione lavorativa e vita privata: questo perché credono che la paternità contribuisca ad allenare la capacità di far crescere le persone in un processo di continuo apprendimento per l’87%, migliorando la gestione dei conflitti (l’82%) e aumentando l’empatia (95%): tutte caratteristiche di un nuovo modello di leadership generativo e “gentile”.

I padri si sentono molto consapevoli dei propri stati emotivi e circa l’80% di loro ritiene che la paternità abbia avuto un ruolo fondamentale su questa consapevolezza e che li abbia anche aiutati a migliorare il proprio autocontrollo.

Tra le difficoltà incontrate dai padri che lavorano, al primo posto (71%) la gestione del tempo, al secondo posto (46%) gli ostacoli culturali che fanno sentire i padri non visti o capiti nelle aziende e nella società, al terzo posto (41%) gli ostacoli derivanti dal sostegno alla famiglia e all’ultimo posto (18%) la tecnologia e l’iperconnettività.

Come superare gli stereotipi?

Volere è potere, afferma un vecchio adagio. Per superare gli stereotipi e dare ai padri maggiori possibilità di essere presenti nella vita familiare e quindi in quella dei figli, dall’analisi dell’Università di Torino basata anche su narrazioni libere dei partecipanti ai percorsi Lifeed, emerge la necessità di politiche e strumenti pubblici di welfare, ma anche le richieste di cambiamento all’interno dei contesti aziendali sia sul piano di orari e carichi di lavoro, sia sul piano culturale. 

Inoltre, i modelli di leadership incentrati su maschilità egemone e su rapporti gerarchici, competizione e controllo, stanno lentamente cedendo il passo a nuovi modelli di leadership: i padri interrogati sulle caratteristiche del leader ideale segnalano infatti capacità di ascolto e attenzione agli altri, (80%), capacità di essere coinvolgente e trascinante (67%), competenza (66%), capacità di dare fiducia (57%), empatia e comprensione (49%). Meno quotate (intorno al 30%), invece, sono le caratteristiche come autorevolezza, sicurezza di sé, determinazione e “visionarietà”.

 “Valorizzare le dimensioni personali dei dipendenti contribuisce ad una crescita di produttività, coinvolgimento e benessere. Le aziende più lungimiranti sono quelle che sanno ascoltare, accogliere e valorizzare le dimensioni private dei propri dipendenti che si traducono in forza per l’azienda” – ha commentato Riccarda Zezza, CEO di Lifeed.

Papà e figli: un legame sempre più forte nel nome dello sport

I papà sono importanti quanto le mamme nella crescita e nello sviluppo dei propri figli e sempre più vogliono dedicare loro il proprio tempo libero. Ma non solo. I papà 3.0: rispetto al passato collaborano di più ai lavori domestici, rinuncerebbero a lavori importanti lontano da casa solo per amore della famiglia e attribuiscono un grande valore allo sport condiviso con i figli.

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