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Angelo Deiana: “Il PIL del Sud fa spavento”

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Abbiamo di fronte un anno che potrebbe essere migliore dei precedenti anche se le determinanti sono prevalentemente esogene. Le abbiamo già viste: BCE, quindi tassi e cambio, più il regalo degli sceicchi, il petrolio. Ma quello che conterà sarà restare aggrappati alla ripresa spingendo per far uscire dalla crisi alcuni settori e territori del Paese che sono sull’orlo dell’abisso come il Mezzogiorno che rappresenta il 25% del PIL ed il 40% della popolazione del Paese.

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La recessione in Italia? E dov’è la novità!

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Ci avevate davvero creduto? Onestamente quando mi si parlava di ripresa economica, mi veniva un po’ da ridere. Discutendo continuamente con imprenditori, liberi professionisti, ma anche consumatori, la situazione mi era ben chiara. La recessione in Italia non è una novità. Continua a leggere

Quanto costa non essere puntuali?

Elogio della puntualità (cover)

Un libro particolare che ci svela come il tempo sia un fattore importante per il risparmio. In che senso? La puntualità è stata spesso trascurata negli elogi, nei trattati di educazione, persino nei manuali di business etiquette. Eppure si tratta di una dote di grande valore, e non solo morale.

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Confcommercio: tasse al 54%, sommerso a 272 miliardi

“Tasse…Le cambiamo? Come ridurre la pressione fiscale e far emergere l’economia sommersa”. Era questo il tema del convegno annuale sui temi del fisco e dell’economia sommersa, che Confcommercio ha organizzato a Roma. L’obiettivo? Molto semplice, aprire una discussione approfondita sull’argomento e proporre spunti di riflessione. Secondo una ricerca dell’Ufficio Studi Confcommercio il sommerso economico in Italia è pari al 17,4% del Pil nel 2012-2013: in soldoni l’imponibile nascosto al Fisco è pari a 272 miliardi di Euro.

Un dato che pone l’Italia al di sopra delle altre economie avanzate: in Messico, infatti, la quota è pari all’11,9% del Pil, ilìn Spagna il 9,5%, in Gran Bretagna il 6,7%, negli USA il 5,3%, in Svezia e in Austria il 4,7%, in Francia il 3,9%, in Irlanda il 3,3%, in Belgio il 2,7%, in Canada il 2,2% e in Danimarca l’1,9%. Addirittura in Paesi come Australia, Olanda e Norvegia, l’economia sommersa è sotto l’1% del Pil.

Dati che devono far riflettere e che certamente portano tra le conseguenze che la pressione fiscale si scarica su una fetta ridotta della popolazione. Secondo Confcommercio, la pressione fiscale effettiva sarebbe del 54%, ovvero la più alta tra le economie avanzate. Secondo calcoli che non includono gli aumenti dell’IVA, ma solo quelli di Imu e Tares, la stessa sarebbe invece del 44,6% del Pil nell’anno 2013. Anche relativamente a questo dato, l’Italia è sul gradino più alto del podio tra le economie principali. Inoltre, il Belpaese ha visto salire la pressione fiscale tra il 2000 ed il 2013 del 2,7%, passando dal 41,9 al, come detto, 44,6%.