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Sicurezza e salute sul lavoro: qual è la percezione del rischio per chi lo cerca?

Qual è la percezione degli effetti del Covid-19 su chi sta cercando un lavoro? È la domanda posta da Jobtech agenzia italiana per il lavoro tutta digitale, ha chiesto ad un campione di italiani, a un campione di 1000 italiani alla ricerca di un lavoro, in occasione dell’arrivo della Giornata mondiale per la sicurezza e la salute sul lavoro (28 aprile).

La risposta degli intervistati è stata di sostanziale tranquillità. Infatti il 38,1% si è detto in primis sereno, anche se oltre 1 italiano su 5 ammette di essere stanco (21,6%). Segue la sensazione di stress (indicata dal 16,5%) e la paura (13,7%).

Eppure, chi cerca lavoro è convinto che con la pandemia il rischio per la sicurezza e la salute dei lavoratori sia aumentato: molto per il 44,6% del campione e un po’ per il 36%. Solo il 15,1% è convinto non ci siano stati cambiamenti. Eppure, nella valutazione di un’opportunità lavorativa, il pericolo di contrarre il coronavirus pesa poco: il 51,8% dichiara di sapere come proteggersi a sufficienza. Addirittura, è disposto ad accettare qualunque lavoro il 13,7% del campione. Di posizione contraria un quarto della popolazione, il 25,2% di chi sta cercando un’occupazione preferirebbe non lavorare in luoghi di lavoro a rischio elevato; esclude del tutto questa eventualità il 9,4%, quasi un italiano su 10.

Benefit aziendali più graditi

Tra i benefit più graditi lo smartworking sembra più appetibile persino rispetto alla possibilità di ricevere il vaccino e ciò è davvero incredibile: eppure per un italiano su due (49,6%) non è così determinante, per accettare una proposta di lavoro, che l’azienda offra il vaccino ai dipendenti, lo è solo per il 37,4% del campione. Percentuale, questa, ben più bassa di quella relativa al campione che sceglierebbe un determinato posto di lavoro perché dà la possibilità di lavorare in smart working (totalmente o parzialmente): ben il 50,4% delle risposte è affermativo. 

C’è comunque un’ottima considerazione, sempre secondo lo studio, delle aziende che contribuiscono all’accelerazione del piano nazionale vaccinale mettendo a disposizione spazi per la somministrazione e grossi contributi economici. Tra le motivazioni più ricorrenti per le aziende, secondo gli italiani intervistati, nell’attuare un piano vaccinale in azienda c’è la volontà di tornare quanto prima ad alti livelli di produttività (secondo il 34,5%), la necessità di evitare che i lavoratori si ammalino (per il 33,1%) e la preoccupazione per la salute dei dipendenti (32,4%). 

“Quest’anno la Giornata mondiale per la sicurezza e la salute sul lavoro si concentra sulla necessità di individuare, attraverso il dialogo sociale a livello nazionale, strategie e soluzioni per proteggere lavoratrici e lavoratori e per uscire dalla crisi – dichiara Angelo Sergio Zamboni, co-founder di Jobtech. – La survey che abbiamo condotto ci racconta un’Italia dove le persone hanno voglia di lavorare e sentono di poter gestire le difficoltà e il rischio a cui la pandemia espone. Crediamo sia necessario imparare da quanto si è appreso nel mondo del lavoro nel corso dell’ultimo anno: le aziende hanno rivoluzionato non solo il modo in cui gestiscono i propri dipendenti, ma anche i processi di recruiting e selezione, parlando con una forza lavoro che sente il bisogno di lavorare ma che, allo stesso tempo, oggi presta una maggiore attenzione al livello di sicurezza e salute assicurato dai datori di lavoro.  Siamo convinti che favorire un dialogo costruttivo su questo tema e un incontro efficace tra domanda e offerta di lavoro sia determinante per la ripresa del Paese”.

Sicurezza sul lavoro e sicurezza del lavoro: uno studio interessante di Infojobs

Lavoro e sicurezza e sicurezza sul lavoro: un legame inscindibile. Ma come viene percepito? La piattaforma per la ricerca di lavoro online Infojobs, in occasione dell’evento toscano Jobbando (che racconta novità, innovazioni e scenari sul mondo del lavoro, quest’anno realizzato totalmente online, dedica questa sesta edizione proprio alla riflessione sul tema della sicurezza), ha presentato i risultati di una ricerca che aveva proprio questo come tema.

Infojobs ha interpellato i candidati per chiedere la loro opinione sul concetto di sicurezza, un tema quanto mai attuale in questo 2020. Cosa vuol dire sicurezza sul lavoro e del lavoro? Covid-19 ha cambiato la percezione di sicurezza? E cosa succede alla sicurezza in sé stessi come professionisti? Domande che un po’ tutti ci poniamo, ma che ora trovano risposte davvero interessanti.

L’importanza della sicurezza sul lavoro

Per l’83,8% la sicurezza è da intendersi nel senso più classico del termine, ovvero come il rispetto delle norme di legge per garantire la salute e la sicurezza sul posto di lavoro. Solo il 16,2% pensa in primis alla sicurezza del lavoro, ovvero contrattuale.

Secondo il 75,2% le norme sono rispettate (per il 27,2% addirittura si va oltre gli obblighi di legge, segno di una grande attenzione delle aziende alle politiche di sicurezza). Tuttavia, c’è un 13,7% che dichiara che gli obblighi di legge non sempre vengono rispettati e un 4,2% per cui gli obblighi vengono disattesi in maniera sistematica. 

Per quanto riguarda invece la sicurezza post Covid, per il 68,2% degli intervistati le nuove regole vengono rispettate (mascherine, turni, etc.), mentre per il 4,3% del campione il problema non si pone perché è ancora in vigore il full smart working. Rimane però un 15,6% che non si sente sicuro, perché i colleghi non rispettano le norme e addirittura un 12,1% che afferma siano l’azienda o i responsabili i primi a non rispettarle.

Dati che devono far riflettere in un senso e nell’altro, soprattutto alla luce delle disposizioni governative che sul tea Covid-19 sono davvero chiare.

Sicurezza del lavoro

Diversa è la la percezione, sempre secondo lo studio di Infojobs, rispetto alla questione “sicurezza del proprio lavoro” dal punto di vista contrattuale. Infatti, oltre il 50% dei lavoratori non si sente sicuro di poter mantenere il proprio lavoro in questo momento di emergenza. C’è un buon 27,3% degli intervistati che si sente molto sicuro e ritiene la propria azienda solida, mentre il 16,2% crede che, anche se precario, il contratto sarà rinnovato nonostante gli effetti del Covid-19. Vi è però un 33,5% precario che teme un mancato rinnovo e addirittura un 23% che, pur avendo un posto fisso, ha paura di perderlo a causa della crisi o di eventuali riorganizzazioni aziendali. 

Come è cambiato il mondo del lavoro nell’epoca del Covid-19? Secondo il 48,3% non è cambiato nulla, a parte l’adozione dei dpi, più della metà degli italiani hanno visto il proprio lavoro cambiare, con diverse sfaccettature. Per il 19% le nuove normative hanno cambiato modalità e processi; il 23% ha proprio cambiato tipologia di lavoro perché la mansione precedente non può più essere svolta; il 9,6% invece ha dovuto adattarsi a una scelta aziendale di revisione dell’organigramma. 

Quello che deve farci riflettere è tuttavia la sicurezza in noi stessi per quanto riguarda il lavoro. Il 79,5% si sente lo stesso professionista di sempre, attrattivo anche in un mercato diverso, mentre i restanti hanno paura di non riuscire ad adattarsi al nuovo contesto (6%), o che le proprie competenze non siano più adeguate (6,7%), alcuni temono che la lontananza dall’ambiente e dai colleghi rendano meno utile il proprio lavoro (3%) o ancora altri temono di sentirsi meno ingaggiati e motivati da remoto (4,9%)

Nonostante le paure per la propria salute, il 24,7% riesce a mantenersi produttivo e concentrato al lavoro, il 18,6% è fiducioso nella propria azienda e addirittura il 20,3% ripone fiducia nella ripresa in generale. 

Lavoro e sicurezza: quanto sono preoccupati gli italiani?

Lavoro e sicurezza, gli italiani quanto sono preoccupati? Secondo un sondaggio condotto da Lenstore, in collaborazione con Kalzen, agenzia di Digital PR di Londra, rivela quanto la professione abbia un impatto sulla salute fisica e mentale.

A prescindere dal lavoro, le problematiche sono comunque comuni: infatti quasi la metà degli Italiani (47%) afferma di essere preoccupata che la loro salute fisica e mentale sia compromessa sul lavoro. Gli intervistati ammettono di essersi presi una media di 7 giorni di malattia all’anno a causa di una condizione provocata dal lavoro.

Il 18% degli Italiani si sono presi delle pause lavorative proprio a causa di condizioni fisiche o mentali derivanti dal lavoro; emicrania/mal di testa e stress si classificano prime tra le ragioni di assenza dal lavoro.

Le città in cui lo stress si sente di più

Interessanti i dati del sondaggio in cui si evidenzia che gli intervistati provenienti da Ancona e Bologna ammettono di aver preso una media di 17,5 giorni di malattia a causa del lavoro solamente durante lo scorso anno, seguiti dai residenti a Cagliari (11,5). Il 28% dei lavoratori di Reggio Calabria ammettono di essersi presi dei giorni di malattia a causa di condizioni fisiche e mentali durante lo scorso anno, seguiti dai lavoratori provenienti da Bologna (23%) e Firenze (23%).

Cosa possono fare i datori di lavoro per migliorare la situazione?

Secondo il 42% degli intervistati le aziende potrebbero migliorare alcuni aspetti della salute e sicurezza sul lavoro: le richieste sono ad esempio la fornitura di migliori attrezzature di sicurezza e in maggiori quantità, prendere la salute e la sicurezza dei propri lavoratori più seriamente (41%) e creare un ambiente lavorativo in cui gli impiegati si sentono liberi di potere essere onesti sugli aspetti da migliorare (29%).

Analizzando 14 diversi settori lavorativi, coloro che lavorano nel campo della manifattura (24%), nel campo della vendita al dettaglio, del catering e del lusso (18%) e nel campo dell’arte e della cultura (16%) non pensano che i propri datori di lavoro prendano la loro salute e sicurezza seriamente.

Quando viene chiesto di confrontare la situazione attuale con il COVID-19 con il mondo lavorativo prima dello scoppio della pandemia, il 63% dei lavoratori sanitari sono preoccupati di essere esposti a rischi di infezione.

Solamente il 19% degli Italiani pensa che COVID-19 avrà un effetto positivo in termine di cambiamenti e miglioramenti della salute e sicurezza sul lavoro.

Le ragioni principali per le quali gli intervistati pensano che COVID-19 avrà un effetto positivo sulla salute e la sicurezza a lavoro sono le seguenti:

1. La salute e la sicurezza sul posto verranno prese più seriamente: 15%

2. Migliori attrezzature di sicurezza e in maggiori quantità: 14%

3. Maggiore comunicazione delle norme di salute e sicurezza a lavoro: 10%

Il 58% degli Italiani, invece, pensa che COVID-19 avrà un effetto negativo sulla salute e sicurezza sul posto di lavoro. Per il 30% degli intervistati le aziende si focalizzeranno più sugli aspetti economici e sul profitto piuttosto che investire nella salute e nella sicurezza dei propri lavoratori.

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