Articoli

,

Smartworking: il Remote Leader è il manager per gestire i collaboratori a distanza

Nella nuova organizzazione del lavoro, lo smartworking avrà un ruolo essenziale: ma le figure di controllo per chi lavora a distanza diventeranno essenziali. Ecco che in molti si rivolgeranno a quei professionisti che potremmo descrivere come Remote Leader.

In Italia il 72% delle imprese ha introdotto o potenziato il lavoro a distanza per tutti o per una parte dei dipendenti e l’86% di queste ha continuato a operare con questa modalità nel 2021, con i due terzi che proseguiranno in questa direzione anche in futuro. Questo secondo l’HR Trends & Salary Survey 2021, la ricerca condotta da Randstad Professionals – la divisione specializzata nella ricerca e selezione di middle, senior e top management di Randstad guidata da Maria Pia Sgualdino, Head of Randstad Professionals – in collaborazione con l’Alta Scuola di Psicologia Agostino Gemelli (ASAG) dell’Università Cattolica, che tra l’1 marzo e il 7 giugno 2021 ha intervistato con metodologia CAWI 350 Direttori HR italiani sulle principali tendenze nelle risorse umane. 

Le skills dei nuovi manager da remoto

Quali sono le caratteristiche che vengono ricercate nelle nuove figure professionali? Oltre alla capacità di ascolto e all’empatia, caratteristiche condivise con i manager tradizionali e considerate fondamentali rispettivamente dal 26% e dal 23% dei Direttori HR, ai nuovi “remote leader” sono richieste capacità di comunicare efficacemente (24%) e di coinvolgere i collaboratori (19%), abilità di gestione e pianificazione (17%, +13% rispetto ai leader tradizionali), affidabilità e capacità di costruire legami di fiducia (12%, +7%) e attenzione alla misurazione dei risultati (11%, assente fra i leader tradizionali).

“Dalla ricerca emerge come lo smart working resterà nella quotidianità delle imprese: ben il 66% di quelle che lo hanno adottato durante l’emergenza continuerà a utilizzarlo anche in futuro – dice Marco Ceresa, Group CEO Randstad Italia –. Per adattarsi e avere successo in questa nuova normalità i manager devono essere “remote leader”, cioè leader capaci non soltanto di essere dei “capi” ma soprattutto di prendersi cura delle persone che guidano, in presenza e a distanza. Fondamentali, dunque, diventano la capacità di comunicare efficacemente con i collaboratori, ascoltarli, motivarli e coinvolgerli, ma anche fare squadra, costruire legami di fiducia ed essere in grado di stabilire obiettivi chiari e di misurare i risultati del team”.

“Cambiamenti di portata così profonda e radicale come quello che stiamo vivendo, toccano il tema identitario – dichiara Caterina Gozzoli, Direttore ASAG (Alta scuola di Psicologia Agostino Gemelli) Università Cattolica -. L’essere professionisti e pensare di esserlo in un certo modo viene scosso e messo in discussione. Per questo i lavoratori hanno oggi bisogni più o meno accentuati di essere aiutati a capire e costruire un nuovo senso del proprio lavoro. Si tratta di trovare un equilibrio tra pratiche e significati di valore del precedente modo di lavorare, e spazio e tempo di sperimentazione. Va individuato e compreso cosa è necessario/utile ‘lasciare andare’ per trovare possibilità più funzionali e sostenibili. Conseguentemente per i professionisti HR diventa cruciale accompagnare tali processi di risignificazione professionale caratterizzati spesso da situazioni di riparo, di demotivazione o di reattività. Si tratta da un lato di accogliere e trattare eventuali resistenze e fatiche delle proprie risorse umane, dall’altro di orientare in stretta connessione e coerenza con il management verso obiettivi sostenibili e condivisi”.

Remote Leader: le responsabilità e i compiti

Le principali azioni di lavoro che i remote leader hanno attivato per favorire il processo di coinvolgimento dei collaboratori a distanza e aumentare il senso di appartenenza all’azienda sono la rotazione delle presenze (58%), momenti di condivisione formali (52%) e informali (49%), monitoraggio e iniziative di engagement (31%) e proposte formative per la gestione del lavoro ibrido (22%).

Più della metà ha avviato azioni per la condivisione degli obiettivi aziendali e personali con maggiore frequenza (50%), per la condivisione di feedback (55%) e per stimolare la costruzione e il mantenimento dei legami fra colleghi (56%), mentre solo un quarto ha promosso momenti per il recupero delle energie (26%). 

Le risorse umane e le nuove esigenze

Con la pandemia e la diffusione sempre maggiore dello smartworking sono cambiate le priorità dei Direttori HR. Sempre secondo lo studio, la principale sfida che dovranno affrontare nel 2021 è infatti la creazione e il mantenimento di un buon ambiente di lavoro che tenga conto delle specificità del lavoro a distanza o ibrido (52%, +11% rispetto al 2020), seguita dall’impegno per trattenere i migliori talenti già presenti in azienda (46%, +6%) e dall’incremento delle performance e della produttività (46%, stabile rispetto allo scorso anno, quando era in prima posizione). Nella fase di selezione dei candidati da inserire in azienda le caratteristiche più ricercate sono competenze professionali specifiche del ruolo (66%), attitudini relazionali e comunicative (59%), capacità di lavorare in team (54%) e esperienza lavorativa nel settore (49%).

,

Lo smartworking come strategia e nuovi strumenti di lavoro: ecco le nuove tendenze

Digitalizzazione: parola chiave che, se fino ad un po’ di tempo fa veniva intesa come possibilità di migliorare, oggi va utilizzata come fase essenziale nel cammino di adeguamento alle nuove esigenze del mondo del business, soprattutto a seguito di quelle indotte dalla pandemia.

Una recente ricerca commissionata da ASUS all’istituto Eumetra, che ha intervistato un campione di 400 piccole e medie imprese italiane nel periodo di ripresa post Covid, era proprio tesa a conoscere le nuove strategie e i processi di adattamento effettuati.

I risultati della ricerca

Tra i vari dati, lo studio ha messo in evidenza come le nuove esigenze non riguardino unicamente la questione “ufficio o smart working”, ma emerge una forte componente psicologica, che vede l’intero approccio al lavoro e ai team da parte dei dipendenti modificarsi ed evolversi, richiedendo un forte investimento da parte delle aziende sull’elemento del capitale umano.

Molte imprese italiane, PMI incluse, hanno mutato il loro approccio e hanno reinvestito le proprie risorse non solo nell’attrezzatura necessaria ad affrontare i cambiamenti, ma anche e soprattutto nel capitale umano, le sue competenze, il ruolo e il morale di ogni singolo dipendente. Con l’aumento dell’utilizzo dello smart working, l’ufficio ha perso la sua connotazione di “luogo parte della routine quotidiana”, diventando invece un luogo di eccezionalità, quasi desiderabile in quanto si è andato a legare indissolubilmente con la sfera dei rapporti umani fra colleghi (il 33% delle PMI dichiara di vedere l’ufficio come punto di incontro per i colleghi al di fuori della normalità e quotidianità del lavoro da casa, mentre il 18% delle stesse aziende lo definisce un luogo oramai superfluo, utile solo per le occasioni “formali”). 

Analizzando il rovescio della medaglia, molti lavoratori hanno sentito, con l’aumentare dello smart working, un aumento della pressione. Il 37% delle aziende infatti afferma che le persone dipendenti hanno acquisito maggiore flessibilità (il 45% di queste sono aziende del Centro Italia), mentre nel 32% dei casi i colleghi hanno mantenuto un orario fisso, vedendo però aumentare le ore lavorative. La flessibilità totale di orario è invece stata acquisita solo dal 24% delle PMI.

Lo smartworking è una strategia

Sempre secondo la ricerca ASUS, il 41% delle PMI italiane dichiara di aver dovuto affrontare nel 2020 dei grandi cambiamenti a livello operativo e organizzativo, ma ciò che risulta interessante è che una buona parte di queste progetta, o ha già in atto, di mantenere e addirittura implementare tali modifiche, anche da un punto di vista tecnologico e volto alla digitalizzazione aziendale.

A partire dal lancio e/o rinforzamento di nuovi servizi o prodotti, sono molte le aziende che si fanno promessa di rinnovare il proprio apparato tecnologico (29%), mantenere lo smart working (18%) o riorganizzare la struttura interna (26%). In ogni caso, le percentuali di aziende che queste azioni le hanno già messe in campo sono decisamente minori. Rispettivamente, il 14% delle PMI ha infatti rinnovato l’apparato tecnologico, il 10% ha previsto nuovi servizi o prodotti, e il 9% ha avviato una riorganizzazione interna, mentre rimane invariata la percentuale riguardante l’implementazione dell’attività da remoto.

Considerando l’insieme delle aziende italiane studiate, il lavoro da remoto rimarrà nel 67% delle PMI. La maggioranza di queste pensa ad una strategia di impiego più “intensiva” e non limitata a poche persone. Inoltre, le aspettative per il 2022 sono più che ottimistiche per quel che riguarda il 66% del campione intervistato, con un 28% di aziende (molte delle quali situate nel Centro Italia) che invece si aspetta di rimanere stabile nei profitti.

I nuovi strumenti di lavoro

Con questi grandi cambiamenti, è normale pensare ad un rinnovamento degli strumenti di lavoro. L’ufficio, infatti, potrebbe rappresentare una risorsa decisamente più piccola rispetto alla tecnologia da implementare e mettere a disposizione di chi lavora. Le aziende dello smartworking strategico si apprestano ad adottare modelli di maggior autonomia per le persone, di maggior orientamento ai risultati, di utilizzo più libero delle dotazioni informatiche (a partire dal pc), anch’esse in evoluzione. In particolare, il 52% delle PMI del Sud Italia ha dovuto sopperire alla mancanza di pc portatili per i propri dipendenti, andando a costituire una grossa fetta della crescente domanda per questi strumenti.

Un processo di lavoro più fluido come quello che le PMI stanno affrontando vede come indispensabili certe funzioni, volte a migliorare la connettività fra le persone (il 48% delle PMI ha definito le migliorie di webcam e microfoni per videoconferenze come la principale necessità che ha portato all’acquisto di PC portatili) e a favorire gli spostamenti e il lavoro in ogni luogo (la mobilità è stata scelta dal 47% delle aziende come forte componente a causare lo stesso cambiamento).

Dalla classica postazione di lavoro si è passati al laptop con webcam e microfono integrati. Il 55% delle PMI fa infatti uso di laptop, mentre un 44% rimane ferma sui pc fissi. Altro grande cambiamento è quello che vede il crescere degli acquisti di tablet, affrontato dal 24% del campione, mentre il 20% delle PMI ha scelto di integrare le già esistenti docking stations e il 12% si è spostata sui modelli all in one.

A cambiare è anche il concetto di scrivania: ora è ottimizzata per essere più compatta e ospitare soluzioni più piccole rispetto al pc fisso. E infine, cambiano le mansioni che vengono portate sugli strumenti tecnologici: il pc, nelle sue diverse configurazioni, viene usato prevalentemente per lavori amministrativi (40%) e di ufficio classico (38%). Resta poi come strumento indispensabile al mantenimento dei rapporti interpersonali fra colleghi e la gestione delle relazioni (36%). Paradossalmente, tutte quelle task che di tecnologia hanno sempre vissuto scendono in fondo alla classifica – posizionandosi sotto anche all’utilizzo personale (22%) – come la creazione di contenuti grafici e multimediali con il 19% di risposte, la progettazione e il disegno professionale al 18% o lo sviluppo di software (15%).

“Il periodo della pandemia ha avuto un grandissimo impatto sul tessuto imprenditoriale italiano, PMI incluse, obbligando le aziende a implementare diverse misure per proseguire la loro operatività. I cambiamenti indotti, molti dei quali già in essere ma profondamente accelerati da questa emergenza, sono stati anche l’espressione di una volontà di evoluzione e digitalizzazione dei processi già presente in queste realtà da tempo, ma che ha trovato applicazione solo in questo momento.” Dichiara Massimo Merici, Business Development Manager System Business Group di ASUS Italia. “Un elemento fondamentale per far fronte a questo periodo è stata la tecnologia, e le PMI si sono rese conto del supporto strategico che questa può fornire. Per questo motivo ASUS si è proposta come partner ideale a supporto di tutte quelle realtà che ricercano soluzioni volte al riammodernamento tecnologico, fornendo strumenti versatili e compatti, ma allo stesso tempo leggeri e che favoriscano una mobilità estrema, come non l’abbiamo mai vista. Ad oggi, possiamo dirci ancora più consapevoli del supporto e del valore aggiunto che noi, come fornitori delle piccole e medie imprese italiane, possiamo dare in questo senso, favorendo le aziende nella loro transizione tecnologica e guardando insieme a loro al futuro”.

Ostacoli al cambiamento: ovviamente non mancano

Uno dei problemi maggiormente rilevati è la carenza del contatto umano. Lavorare da casa tramite pc, sentire i propri colleghi principalmente tramite telefono o videocall, hanno portato molti dirigenti aziendali a chiedersi se vi sarà nei prossimi mesi un discreto diminuire delle performance e della motivazione.

Sulla base di queste considerazioni, il 25% delle aziende teme che lo smartworking possa portare a una perdita di motivazione del lavoratore, mentre il 24% crede che questo porterà a un maggiore isolamento dei dipendenti, con conseguente perdita dei contatti sociali e maggiore preoccupazione per eventuali distrazioni e incombenze famigliari.Questi sono i maggiori timori circa l’impossibilità di adattare i processi aziendali ai nuovi metodi di lavoro.

smartworking e nuovi strumenti di lavoro

Smartworking in vacanza: aumentano le opportunità di lavorare in luoghi da sogno

L’idea dello smartworking in ciabatte, di fronte ad una vista paradisiaca, attira sempre più. Ora tutto questo è possibile grazie allo smartworking in vacanza. Il Club Med, pioniere delle vacanze All Inclusive, presenta l’offerta “Happy Month”: un mese lontano dalla vita di tutti i giorni, al prezzo di due settimane. L’offerta è valida per prenotazioni effettuate fino al 4 giugno, per partenze dal 17 aprile al 6 giugno 2021, in uno dei seguenti Resort: Cefalù, Bodrum, La Palmyre Atlantique, Opio, Marrakech, Yasmina, La Caravelle, Punta Cana e Cancun. Il tutto con la possibilità di lavorare in smartworking con tutto il necessario.

Una proposta per ritemprare corpo e spirito

Infatti, Happy Month risponde alle esigenze degli italiani offrendo l’occasione, finalmente, di allontanarsi dalla routine quotidiana per ritrovare una nuova energia fatta di scoperte, di spazi aperti, sport e l’opportunità di riaffacciarsi al mondo ma anche di lavorare in un ambiente diverso ed eccezionale.  Ma non solo, chi decide di partire in famiglia può contare sull’assistenza bambini tutto il giorno, i bambini si divertiranno tra tanti sport e attività proposte. E nel tempo libero, la famiglia si riunisce per avventure da vivere insieme.  

Nel 2020 come conseguenza del Covid-19 l’utilizzo dello smartworking in Italia è aumentato esponenzialmente, basti pensare che nel primo semestre del 2020 sono stati raggiunti picchi di lavoro da remoto del  50% per gli impiegati nel settore media e comunicazione, (nel 2019 solo il 20% delle aziende con più di 100 dipendenti permetteva questo metodo di lavoro e la percentuale scende a 7,7% per aziende di dimensioni di 16 -99 impiegati) e il 46% degli intervistati vorrebbe continuare a farlo. Gli italiani intervistati che hanno espresso il desiderio di continuare a lavorare in smartworking lo farebbero per stare più vicini alla natura (62%), allontanarsi dalla città (23%), stare più vicini a famiglia e amici (29%) e veder crescere i ragazzi in un ambiente diverso (20%).

Un po’ di vacanza, senza dimenticare gli impegni di lavoro, forse in questo momento è proprio quello che ci vuole…

Lavorare da un atollo delle Maldive: ecco un pacchetto ad hoc

Lavorare su un atollo delle Maldive? Ora si può fare grazie allo smartworking. Può piacere o meno, ma lavorare da remoto offre tante opportunità che prima non c’erano. Ed il mondo del turismo si sta adoperando per offrire a manager e professionisti la possibilità di lavorare mentre si è in vacanza in luoghi meravigliosi.

È il caso di alcuni Resort della catena The Residence by Cenizaro che hanno lanciato una proposta speciale per soddisfare le necessità del lavoratore moderno e conciliarle il piacere di godere della vista di spiagge bianchissime, acque cristalline e la natura incontaminata delle Maldive.

L’arcipelago delle Maldive è una sorta di Eden dove vivere in armonia con la natura, un sogno che può diventare realtà per chi avrà la possibilità di lavorare in smart working proprio da qui, trasferendo la propria scrivania su uno dei meravigliosi isolotti che emergono dalle acque dell’Oceano Indiano.

Un pacchetto esclusivo

“Stay Longer – 30 giorni di fuga alle Maldive”è un’opzione prenotatile fino al 31 marzo 2022, è la proposta di The Residence By Cenizaro valida per i due Resort 5 stelle The Residence Maldives at Falhumaafushi e The Residence Maldives at Dhigurah. Con questo pacchetto, gli ospiti possono soggiornare per 30 giorni (o più), ma se non avranno la possibilità di completare la permanenza in unico periodo, lo staff di The Residence by Cenizaro sarà lieto di accoglierli nuovamente entro il 20 dicembre 2022 per usufruire dei giorni restanti.

Sono strutture in cui il comfort è di casa, poste negli angoli più spettacolari e incontaminati delle Maldive: un’opportunità per fondere il business e il tempo libero in un unico viaggio indimenticabile. Essere produttivi al lavoro, mentre ci si concede la sensazione di benessere in un rifugio, dove la bellezza della natura diventa una location imparagonabile per continuare a portare avanti le proprie attività lontani dall’ufficio. Un soggiorno perfetto per una fuga, mai come oggi, tanto desiderata e necessaria.

Cosa prevede il pacchetto “Stay Longer – 30 giorni di fuga alle Maldive”

Un’occasione di unire il fascino della vacanza maldiviana, con la serenità di poter svolgere il proprio lavoro. Ecco quali sono i confort previsti dal pacchetto:

  • Transfer gratuito
  • Connessione Wi-Fi e una scrivania dotata di tutto l’occorrente per i propri meeting di lavoro comodamente nella propria camera
  • 15% di sconto per l’utilizzo della Spa
  • 15% di sconto sulle attività da praticare in acqua
  • Prima colazione gratuita
  • 15% di sconto sulla pensione completa con menù à la carte
  • Ogni giorno caffè, the e due snack healthy a scelta da gustare in camera
  • Possibilità di riservare i posti migliori per pranzi e cene vista mare in un ambiente confortevole e riservato
  • Utilizzo gratuito di due biciclette per esplorare la natura dell’isola
  • Lezioni gratuite di yoga all’alba e al tramonto (con sessioni programmate)
  • Utilizzo gratuito della palestra e della piscina olimpionica per mantenersi in forma

Come gestire lo smartworking: ecco un utile vademecum

Continuano ad arrivare conferme sul atto che lo smartworking continuerà ad essere il modulo lavorativo per molti professionisti e collaboratori, ancora per diverso tempo. Uno degli ultimi studi sul tema è quello di Mansutti, storico broker assicurativo indipendente, realizzato, tra dicembre e la prima metà di gennaio scorsi, su un campione rappresentativo di oltre 30 imprese, affrontando il tema delle complessità nel gestire lo smartworking, è emerso l’identikit dell’azienda media che da quasi un anno a questa parte ha dovuto riorganizzarsi con grande celerità.

Dai dati emerge che il 60% delle aziende, di cui in gran parte con un fatturato di oltre 10 milioni di euro e con più di 50 dipendenti, nel post-covid continuerà ad utilizzare questo strumento in percentuali non superiori al 20% della forza lavoro; ad oggi la conoscenza su come contrattualizzare il lavoro agile non è sufficientemente adeguata, il 50% dei titolari di impresa afferma infatti di non disporre di informazioni chiare e precise su forme e modalità attraverso cui regolarizzarlo; il 77% delle aziende ha dotato i propri dipendenti di strumenti idonei per svolgere l’attività lavorativa da casa; quasi un quarto delle aziende ha verificato gli spazi di lavoro, la connessione di rete e ha avviato attività di formazione tecnica e comportamentale; esiste la consapevolezza generale del pericolo a cui è esposta la sicurezza dei dati aziendali, ma solo il 36% delle aziende è ricorso all’implementazione di misure di protezione idonee, intervenendo sulla struttura It, modificando firewall, antivirus, authority agli accessi o vpn gateway per garantire la continuità operativa; la maggioranza (il 56,7%) considera il lavoro da casa più uno svantaggio che un vantaggio, i titolari di azienda ritengono che la flessibilità lavorativa abbia infatti determinato maggiori carichi di lavoro.

“Le nuove modalità di lavoro e di interconnessione, l’ibridazione degli spazi, la dirompente presenza della tecnologia e la protezione della sicurezza dei dati e della rete hanno reso necessaria l’implementazione di nuovi modelli di business, di leadership e di riorganizzazione aziendale interna – spiega Tomaso Mansutti, amministratore delegato di Mansutti S.p.A. – Le complessità da gestire nello smart working per un’impresa sono diverse ed è quindi fondamentale conoscerle e saperle affrontare in modo efficace, con l’obiettivo di trasformarle in grande opportunità di cambiamento e miglioramento”.

Il vademecum per le aziende per gestire lo smartworking

Mansutti ha quindi stilato un vademecum di 6 step utili alle aziende per assicurarsi continuità operativa in ogni circostanza, rendimenti, protezione degli asset e 

mitigazione dei rischi:

  1. Verifica della contrattualistica assicurativa in atto; mappatura e trasferimento dei rischi
  2. Negoziazione e redazione di accordi di smart working collettivi e individuali
  3. Assessment e implementazioni in ambito data protection e cybersecurity
  4. Analisi degli spazi e relative destinazioni d’uso per produrre proposte progettuali inerenti lo smart working
  5. Elaborazione di un Piano di Business Continuity strutturato da aggiornare ogni anno
  6. Coordinamento di tutte le attività dedicate ai lavoratori: la formazione, la comunicazione interna ed esterna, le azioni di change management per realizzare e supportare l’evoluzione culturale e organizzativa aziendale

Assicurarsi la serenità

Il confine lavorativo-personale, diventato più labile con lo smart working, ha evidenziato nuovi casi di infortuni che potrebbero non essere coperti dall’Inail: va verificata la definizione di eventuali polizze a copertura del solo rischio professionale per la concreta sovrapposizione del rischio da infortunio domestico a quello lavorativo. Eseguire un check della clausola di definizione della copertura professionale ed extraprofessionale nelle polizze infortuni e quella di assicurato nella copertura di responsabilità verso i prestatori di lavoro può fare la differenza. 

A questo si somma l’importanza di avere in dotazione un Business Continuity Plan aziendale, il piano organico che assembla il piano d’emergenza, il Disaster Recovery Plan e il Crisis Communication Plan. Un BCP aggiornato ogni anno può fornire un grande vantaggio: l’impresa si prepara per gestire e affrontare futuri incidenti che possono minacciare le proprie funzioni vitali e la propria sopravvivenza nel lungo termine, così come la continuità operativa nel tempo. “Tra le altre cose, con il passaggio da remote working al ritorno in ufficio, dovranno essere valutate tutte le varie implicazioni che questa fase genererà – spiega ancora Tomaso Mansutti – Sarà sempre più necessario il coinvolgimento di professionisti di Business Continuity e Risk Management e di tutte le funzioni preposte alla sicurezza aziendale per aggiornare e mettere in pratica piani di risposta che facilitino la transizione verso la ‘nuova normalità”.

Verificare la presenza della copertura dei danni subiti a seguito di un errore del personale o di programmazione, o essere a conoscenza di quali responsabilità gravino sull’azienda in caso di violazione di obblighi di riservatezza e di sicurezza della rete, sono, invece, tra le azioni più importanti da compiere in ambito cyber. Secondo il Cisco Cybersecurity Report Series 2020, le aziende con oltre 100.000 record interessati dalla violazione dei dati più grave, sono aumentate dal 15% del 2019 a oltre il 19% del 2020. Le aree di business più colpite sono legate a quelle delle operazioni e alla reputazione del marchio, seguite dall’area finanze, proprietà intellettuale e fidelizzazione dei clienti. “Cambiamenti complessi da gestire, sia dal punto di vista tecnologico che organizzativo, sono stati introdotti in realtà che non erano preparate ad accoglierli – commenta Mansutti – La conseguenza è stata una catena di incidenti, spesso causati proprio da azioni di risposta estemporanee”.

Stress da smartworking? Arriva il supporto psicologico di Doctor Now

Pandemia e mondo del lavoro stanno viaggiando a braccetto, stravolgendo le abitudini di professionisti e dipendenti, costretti allo smartworking. Questo modello lavorativo, per molti in passato era un sogno, ma ora sta diventando un qualcosa di cui si farebbe, in certi casi, volentieri a meno. Quali sono gli effetti dell’attuale situazione pandemica sulla salute psicologica dei lavoratori? Si parla sempre più di stress da smartworking.

Le fonti di stress: ecco quali sono

La principale fonte di stress è rappresentata dall’emergenza Covid, generando ansia e depressione nel 57%, seguita dalle questioni economiche (44%) e le condizioni lavorative (37%) (dati Istituto Piepoli, Indagine CNOP). Il Covid-19 sta dunque mettendo a dura prova la sfera emotiva e psicologica di milioni di lavoratori, con ripercussioni sulla loro salute, sul loro rendimento professionale e sulla loro vita privata. Eppure le aziende che hanno avviato azioni per contrastare il fenomeno, hanno scelto di puntare su tutt’altro, offrendo supporto tecnologico (44% delle aziende esaminate) o corsi di formazione (29%). Soltanto il 6% ha introdotto un servizio di coaching o supporto psicologico.

Arriva Workie Talkie, il supporto psicologico di Doctor Now

“Per rispondere all’isolamento sociale e ai nuovi bisogni delle lavoratrici e dei lavoratori in questo complesso momento storico, siamo andati noi a cercarli per fornire loro un servizio altamente qualificato e di indubbia utilità”, sottolinea Alessandro Faraoni, Segretario Regionale FISTel CISL Lazio. “Rivolgendoci a Doctor Now, startup per servizi sanitari che facilita l’accesso alla cura e l’incontro medico paziente, abbiamo deciso di lanciare ‘Workie Talkie’, uno spazio di ascolto gratuito a distanza con uno psicologo, per avere una consulenza e un supporto personale, personalizzato e assolutamente riservato. Le Aziende hanno dimostrato di aver puntato a un supporto di tipo strutturale e funzionale, noi abbiamo scelto di lavorare per le persone, portando a disposizione servizi utili, sicuri, professionali e che garantiscano anche una corretta gestione della privacy”.

“Workie Talkie”, nome evocativo delle ormai datate ricetrasmittenti che assicuravano una comunicazione riservata a distanza, è dedicato al lavoratore e a tutto il suo nucleo familiare convivente, offrendo percorsi su diverse aree tematiche che possono essere individuate insieme allo psicologo che si occupa del primo colloquio orientativo.“Nella nostra cultura – prosegue Franco Montagnoli Co-Founder Doctor Now – accostiamo troppo spesso, erroneamente, la figura dello psicologo a una patologia mentale. Niente di più sbagliato! Lo psicologo è la persona che può assisterci in un percorso di introspezione per far luce su alcune dinamiche relazionali e/o funzionali che ognuno di noi vive nel suo quotidiano. Non c’è bisogno di un disagio per rivolgersi allo psicologo, tanto più che il disagio vero, ognuno di noi, lo riconosce a fatica e molto spesso tardivamente, abituandosi a situazioni spesso tossiche che non ci fanno vivere serenamente i rapporti interpersonali e la nostra vita come vorremmo. In questo momento di profonda trasformazione che stiamo vivendo, l’impatto sulla sfera relazionale delle nostre diverse funzioni è di entità importante e questo comporta cambiamenti, non sempre ben accetti, sicuramente non voluti e ne consegue un’invasione della nostra zona di comfort. La figura dello psicologo è sicuramente uno strumento utile alla cura del nostro benessere psicofisico”.

“Workie Talkie è un contenitore di servizi, uno spazio virtuale, destinato a ospitare ancora molte iniziative a beneficio dei lavoratori – aggiunge Antonio Pelosi Co-Founder Doctor Now – la situazione emergenziale e le trasformazioni dei modelli di vita quotidiana che ci troviamo a vivere sulla nostra pelle, generano nuove necessità, tra cui nuove modalità per la cura della nostra salute. Doctor Now ha come mission la semplificazione di questo processo, portando il servizio everywhere”.

Tra lavoro e relax in… smartworking sulle colline bolognesi

L’ombra di possibili ulteriori restrizioni, che possono coinvolgere anche la sfera lavorativa è dietro l’angolo. Lo smartworking appare sempre più come una possibilità importante di continuare a portare avanti il proprio business. Ed anche le grandi strutture ricettive, stanno iniziando ad offrire possibilità interessanti per i businessman tra lavoro e relax.

Tra le varie opzioni, c’è Palazzo di Varignana, resort che si affaccia sulle meravigliose colline bolognesi, è una destinazione ideale per chi voglia coniugare le esigenze dell’ufficio ad esperienze rilassanti in mezzo alla campagna, seguendo un regime alimentare sano e adatto ad ottimizzare lo stato di concentrazione.

I servizi essenziali per il lavoro sono assicurati

La connessione wi-fi  in ogni area del resort, oltre che naturalmente dalle camere,  è libera e disponibile. Questo permette di lavorare in tranquillità negli spazi aperti, comodamente seduti in panchine panoramiche o nei piccoli giardini di pertinenza di alcune camere. 

Per chi non vuole o non può rinunciare alla tecnologia, Palazzo di Varignana mette a disposizione speciali aule di piccole dimensioni dotate di device di ultima generazione per webinar o collegamenti video a distanza.

I pacchetti disponibili

Il lavoro a Palazzo di Varignana viene inserito con diversi pacchetti: in formula “day use” o in “workation” con pacchetti di due giorni.  La proposta dedicata per chi vuole aggiungere al “lavoro in vacanza” uno stile di vita sano, grazie ad una corretta alimentazione, la soluzione giusta è IN-FORMA RETREAT. 

Rilassarsi dopo una lunga giornata di lavoro

A disposizione degli ospiti, ci sono camere molto spaziose e grazie alle terrazze o alle grandi finestre, che si aprono verso panorami sulle colline coltivate a vigneti e oliveti, favoriscono uno stato di estrema tranquillità e quindi anche di facile concentrazione.  

A fine giornata non ci sarà poi nulla di meglio che liberare la tensione del giorno godendo di lunghe passeggiate a scelta tra giardini ornamentali, parchi e percorsi benessere adatti ad ogni genere di attività sportiva.

Smartworking a oltranza, il 68% delle aziende proseguirà in questa modalità

Smartworking, non è finita. Il 68% delle aziende prolungheranno questa modalità di lavoro anche nei prossimi mesi, dopo la fine dell’emergenza sanitaria. A rivelarlo è un’indagine svolta dall’Aidp, l’associazione dei direttori del personale.

Smartworking a oltranza

LA ricerca dall’aida rivela che il 68% del campione ha dichiarato che prolungherà le attività di smart working anche nella fase di ritorno ad una “nuova normalità”.

Circa il 30%, inoltre, farà nuovi interventi organizzativi per favorire il lavoro agile. Per il 58% lo smart working proseguirà anche nel 2021 mentre per il 26% finirà tra novembre e dicembre 2020.  Rispetto al numero di dipendenti coinvolti per circa il 58% dei rispondenti il lavoro da remoto riguarderà un percentuale sul totale che oscilla tra il 50 e oltre il 90% della forza lavoro.

Per oltre il 70% delle aziende saranno mediamente utilizzati tra i 2 e i 3 giorni a settimana per le attività in lavoro agile. Tra i maggiori vantaggi che questi mesi di lavoro a distanza hanno evidenziato ci sono risparmio di tempo e costi di spostamento per i lavoratori (69%); maggiore soddisfazione dei dipendenti e miglioramento della vita in termini di work-life balance (64%); aumento della responsabilità individuale (46%).

Per quanto riguarda invece gli svantaggi sono stati rilevati la perdita delle relazioni sociali (62%), la mancanza di separazione tra ambiente domestico e ambiente lavorativo (32%); rischio di un sovraccarico di lavoro (21%). Cresce anche l’altra componente del lavoro smart, ossia la formazione a distanza: lo smart learning, indicata da oltre il 17% dei direttori del personale.

Oltre la forte accelerazione sullo smart working e lo smart learning, l’altro tema di rilievo emerso è la salute. Quasi il 60% dei rispondenti ha riprogettato l’organizzazione del lavoro secondo le norme aggiornate di tutela della salute e della sicurezza nell’ottica di una costante prevenzione dal virus.  

“L’emergenza epidemica ha creato le condizioni, temporanee e forzate, per una sorta di sperimentazione di massa del lavoro da casa, che è cosa diversa dal concetto di smart working, come tutti sappiamo – spiega Isabella Covili Faggioli, Presidente Aidp-. Ne siamo tutti consapevoli e tuttavia la questione oggi è un’altra: cosa rimarrà dell’emergency working, così com’è stato definito da molti, dopo la fine dell’emergenza e come questa condizione parziale del lavoro da remoto si trasformerà in autentico smart working? Su queste domande di fondo la nostra indagine tra i direttori del personale ha evidenziato due trend fondamentali: il post covid vedrà una crescita sostenuta dello smart working come strumento strutturale dell’organizzazione del lavoro con percentuali superiori rispetto a prima; nella valutazione tra rischi e opportunità quest’ultime hanno una percezione molto elevata rispetto alle criticità che pur ci sono. Si apre, così, una nuova fase di ripensamento del futuro del lavoro in cui bisognerà ben bilanciare le opportunità con gli svantaggi e soprattutto sarà necessario uno spirito collaborativo tra le parti che eviti la polarizzazione del confronto”.

Smartworking: cambiare ora è più difficile…

Molti sono i professionisti e lavoratori in genere che sono tornati in ufficio dopo il lockdown. A settembre ci sarà un ulteriore step di rientri. Ma a quanto pare i lavoratori allo smartworking sono davvero affezionati e non ci vogliono rinunciare. Anche se questo dovesse comportare un cambio di attività o di azienda. Questo almeno emerge dalla survey di Wyser, società internazionale di Gi Group che si occupa di ricerca e selezione di profili manageriali, condotta per sondare gli umori in vista della fine dello smartworking forzato.

Dai timori all’insicurezza

Secondo i risultati, il 30% degli intervistati, infatti, teme il mancato rispetto delle normative vigenti in fatto di sicurezza e, più in generale, di andare incontro a un nuovo lockdown (32%). Sebbene solo il 35,9% dei professionisti abbia ricevuto chiare comunicazioni rispetto alle modalità del rientro, la quasi totalità degli intervistati (80%) si dice fiduciosa rispetto alla capacità della propria azienda di dotarsi delle necessarie misure di sicurezza.

smart working e rientro in in ufficio

Lavorare da casa non è poi così male…

Le motivazioni addotte per non tornare a lavorare in ufficio sono divese: il 50% troverà pesante ritornare ad affrontare la routine pre-lockdown, tra i mezzi pubblici affollati e il traffico sulle strade, mentre il 30% soffrirà il trantran mattutino con la sveglia anticipata e il pensiero dell’abbigliamento.

Passare molte ore fuori di casa comporterà un disagio per 1 lavoratore su 3 (33,3%) e dover continuamente prestare attenzione e rispettare le limitazioni e le misure vigenti renderà tutto più difficile, anche per quanto riguarda i rapporti con i colleghi (19,2%).

smart working e rientro in in ufficio

Il lato positivo è però rappresentato proprio dalla possibilità di riprendere i rapporti sociali: il 79,4% degli intervistati afferma di aver mantenuto o addirittura rafforzato i rapporti con il proprio team durante il lockdown.

Ritrovarsi sarà infatti la nota lieta per manager e professionisti italiani: il 52,6% ha accusato infatti la mancanza della socialità nella quotidianità lavorativa e il 20,5% non vede l’ora di spegnere Zoom e tornare a confrontarsi di persona e avere occasioni di networking (9,6%). Anche se questo significherà avere a che fare talvolta con collaboratori poco simpatici (15,4%).

smart working e rientro in in ufficio

Il lavoro del nuovo decennio sarà certamente… agile!

Il lavoro del nuovo decennio? Qualcosa cambierà sicuramente e già si stanno studiando nuovi moduli lavorativi. Il lavoro agile diventerà sempre una costante nella vita lavorativa di ciascuno di noi e gli strumenti tecnologici in tal senso ci daranno una grossa mano. Questo è confermato anche dalle previsioni di Jabra, azienda che produce dispositivi per le comunicazioni a mani libere.

Lo smartworking è un successo

Il successo dello smartworking è confermato da numerose ricerche, tra le quali c’è quella di Fpa, società del gruppo Digital 360, dedicata al lavoro agile nella pubblica amministrazione italiana.

La ricerca è stata condotta su 4.200 dipendenti: il 94% dei lavoratori vorrebbe continuare a lavorare da casa con rientri in ufficio non quotidiani. Il 69,5% degli intervistati ha affermato che organizza meglio il lavoro, il 45,7% che ha più tempo per sé e la famiglia, e il 34,9% che lavora in un clima di maggiore responsabilizzazione. 

Dati davvero indicativi su quello che è un nuovo modo di lavorare che fino a poco tempo fa non veniva accreditato come produttivo.

Eppure lo smartworking presenta diverse insidie, a partire dalla difficoltà di pronto intervento sui processi, soprattutto in quelli per cui sono richieste una costante supervisione ed un intervento su diversi sistemi all’interno di un’organizzazione. Serve quindi adottare strategie che possano prevenire perdita d’informazioni e interruzioni del processo produttivo.

Tuttavia, le sensazioni più comuni sono per un decentramento del posto di lavoro.

Pure essendo noi già stati messi alla prova dalla densificazione degli uffici “open”, da team sempre più distribuiti e dalle conseguenti sfide per la nostra concentrazione e collaborazione, gli anni che verranno saranno definiti da uno stile di lavoro più radicalmente adattato e da una maggiore necessità di supportare la tecnologia per tenere il passo con questi cambiamenti accelerati e di grande impatto.

Problemi di concentrazione

Indubbiamente il dubbio di non riuscire a mantenere salda la concentrazione viene: la presenza di piattaforme di comunicazione interne ed esterne, appesantite dall’inefficienza delle e-mail e delle conference call, possono privare le persone del giusto tempo per concentrarsi, con la sensazione di vivere interruzioni che inficiano la produttività, per non parlare dei dettagli chiave che a volte si perdono.

Gli strumenti tecnologici, in particolare, possono aiutare molto a mantenere alta la concentrazione: basta pensare ad esempio alla possibilità di lavorare su un monitor più grande di quello che abbiamo a casa o con cuffie dotate di cancellazione del rumore e indicatori di luce per non essere disturbati. 

Inoltre, le funzionalità includeranno analisi predittive con un migliore riconoscimento vocale, una traduzione automatica, la ricerca semantica e l’apprendimento automatico. Tutto ciò guiderà la produttività nei nostri futuri ambienti di lavoro.

Insomma, il mondo del lavoro potrebbe subire un cambiamento epocale nei prossimi anni. È importate non farsi trovare impreparati.

Smartworking: può provocare patologie fastidiose. Ecco 10 consigli utili

Patologie legate allo smartworking: quali sono?

Può lo smartworking procurare patologie mediche? Secondo una ricerca della World Health Organization pubblicata sul portale britannico Daily Mail, sì.

Il Coronavirus ha costretto molti professionisti a lavorare da remoto e ciò ha permesso la persecuzione di alcune attività, ma è stato fatto nel modo giusto?

Secondo la ricerca della World Health Organization il 72% dei lavoratori intervistati ha ammesso di soffrire di lombalgia, acutizzatasi in questa fase di quarantena. In particolare, l’utilizzo non corretto di smartphone e PC provoca a lungo andare quello che i britannici chiamano “tech neck”, ovvero il collo segnato dalla postura tipica di chi china il capo e che, secondo un’indagine pubblicata sulla BBC, colpisce soprattutto i millennial.

Problematiche che sono state evidenziate anche sui social: da un monitoraggio su Instagram è emerso come l’hashtag #Backpain abbia oltre 1 milione di menzioni e #Techneck oltre 12mila.

Come si possono prevenire tali patologie?

Ma quali sono i consigli degli esperti per prevenire e curare le patologie legate allo smartworking? La prevenzione inizia a tavola con un regime alimentare sano ed equilibrato per combattere la sedentarietà e continua prestando attenzione all’utilizzo di sedie ergonomiche adeguate al tratto lombare, facendo inoltre delle brevi pause almeno ogni 30 minuti di lavoro.

Fondamentale è anche compiere esercizi di allungamento per la mobilità muscolare e seguire una routine rilassata. Per curare la lombalgia, infine, un valido aiuto può arrivare dalla laserterapia Theal Therapy creata in Italia da Mectronic, che grazie al processo di fotobiomodulazione agisce sull’infiammazione e garantisce un recupero in tempi brevi.

10 consigli utili per prevenire le patologie derivanti dallo smartworking

Fare una pausa almeno ogni 30 minuti e muoversi in giro per la casa: è fondamentale per evitare una stasi muscolare legata a prolungati periodi di inattività e rimettere in moto la circolazione sanguigna.

Munirsi di una sedia adeguata al tratto lombare: le posture scorrette sono spesso dovute a postazioni non ergonomiche. Utilizzare una sedia da ufficio oppure autotrattarsi con cuscini o rialzi che allineino le vertebre è utile a prevenirle.

Attenzione allo sguardo fisso rivolto verso il PC: lo schermo andrebbe tenuto alla stessa altezza degli occhi in modo da evitare disturbi astenopici e rigidità nel tratto cervicale.

Effettuare esercizi dinamici di mobilità: compiere il cosiddetto “allenamento da scrivania” innalzando le braccia verso l’alto o effettuando degli squat aiuta a mantenere attivo il comparto muscolare.

Creare uno spazio di lavoro adeguato: è consigliabile lavorare seduti con le braccia appoggiate sulla scrivania, favorendo il giusto distanziamento tra i polsi ed evitando di lavorare sulla poltrona o sul letto.

Non sottovalutare l’importanza di un regime alimentare equilibrato: la prevenzione inizia a tavola con una dieta sana che prediliga fibre, frutta e verdura in modo da combattere la sedentarietà prolungata e il rischio di sovrappeso.

Creare una routine mattutina rilassata: è consigliabile mantenere ritmi e orari regolari, iniziando a lavorare o studiare all’orario consueto e terminando alla stessa fascia oraria.

Idratarsi è fondamentale: tenere sempre a portata di mano una bottiglietta d’acqua aiuta a regolare la temperatura corporea, favorisce la digestione e l’eliminazione di tossine in eccesso.

Assumere una giusta postura anche a letto: riposare bene aiuta a essere meglio concentrati e produttivi. Per questo motivo è consigliabile dormire in posizione supina con un cuscino sotto le gambe oppure di fianco con un cuscino tra le gambe.

Un valido aiuto arriva dalla laserterapia: grazie al processo di fotobiomodulazione della Theal Therapy è possibile recuperare in tempi brevi da lombalgie e altre problematiche posturali.

La routine del lavoro da casa: dividete la vostra giornata!

Lavorare, meglio e se possibile da casa, ma lavorare. Anche in tempi di coronavirus interrompere la produttività per molti è davvero difficile. Lo smartworking rappresenta dunque la scelta perfetta: ma come diventa la routine del lavoro da casa?

Continua a leggere