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Stress sul lavoro: ne soffre quasi un italiano su quattro

Stress e pressione lavorativa: problemi per molti lavorativi italiani. L’ossessione del raggiungimento degli obiettivi delle volte è peggio dell’assenza di averne.

Dalla survey “The Workforce View 2020 – Volume Uno” realizzata da ADP, multinazionale leader nell’ambito della gestione delle risorse umane, che ha intervistato circa 32.500 lavoratori in tutto il mondo, 2000 in Italia, esplorando le opinioni dei dipendenti riguardo alle problematiche attuali sul posto di lavoro e il futuro che si aspettano, sono emerse delle risultanze davvero preoccupanti.

Lo stress: un nemico per quasi un lavoratore su quattro

A quanto sembra sono il 23% i lavoratori che in Italia risentono mentalmente e fisicamente di ansia a stress da lavoro ogni giorno, praticamente un italiano su 4. Un altro 43% dice di vivere questa situazione non giornalmente, ma settimanalmente, spesso anche due o tre giorni a settimana. Circa il 18% prova malessere solo poche volte al mese, mentre un fortunato 12% dichiara di non sentirsi mai stressato.

La fascia d’età più colpita è quella tra i 35 e i 54 anni: si dichiara giornalmente sotto pressione il 26%. Anche dopo i 55 anni la percentuale rimane alta al 23%, mentre scende al 20% dai 25 ai 34 e al 13,5% dai 18 ai 24 anni. Non vi sono invece differenze significative tra i sessi: uomini e donne si sentono stressati in egual misura misura.

I lavori più stressanti

I settori in cui i lavoratori risentono maggiormente di stress sono quello della finanza (bancario, assicurativo, intermediazioni) con una percentuale del 93%, quello dei servizi professionali con il 90% (pubblicità, pubbliche relazioni, consulenza, servizi commerciali, legale, contabilità, architettura, ingegneria, progettazione di sistemi informatici) e chi lavora nel campo media / informazione (editoria, radio, televisione, cinema…) con l’87%.

Ma quali sono i motivi dello stress? Sono molteplici: ansia del risultato, eccessiva mole di lavoro, senso di frustrazione derivante da una paga poco premiante o da una carriera che stenta a decollare nonostante i numerosi sacrifici, ma anche la preoccupazione di non poter coniugare al meglio lavoro e vita privata.

Attualmente, alle classiche cause, bisogna aggiungere lo stress da Covid-19: i problemi di autoisolamento e sicurezza sul lavoro incidono molto sui lavoratori, mentre il “superlavoro” rappresenta un rischio per chi lavora in smartworking, ovvero per chi si trova a dover imparare a gestire un tempo lavorativo che entra ormai prepotentemente in quello famigliare o privato.

Stress, una questione privata

Un altro dato interessante che emerge dalla ricerca è che il 27,5% degli italiani dichiara che non vorrebbe parlare a nessuno di un eventuale disagio di stress, ansia o depressione sul posto di lavoro, preferendo la riservatezza. È più alta però la percentuale di chi ne parla con il capo o il proprio responsabile (30%) mentre il 32% ne parla solo con quei colleghi che ritiene ormai essere amici.

“Lo stress eccessivo e cronico può portare il lavoratore ad avere problemi di salute psicologica. I datori di lavoro e i responsabili HR, dovrebbero prendere in considerazione l’importanza di alleviare l’onere per i lavoratori sotto pressione. Purtroppo, i lavoratori stessi sono restii a parlare del problema, temono li possa danneggiare nella carriera, ma i team delle risorse umane possono svolgere un ruolo importante in modo che il personale si senta supportato nel farsi avanti. Aumentare la consapevolezza del problema all’interno delle organizzazioni, mettere in atto politiche per affrontarlo e indicare come i dipendenti possono ottenere aiuto sono alcuni dei modi in cui i datori di lavoro possono dimostrare che stanno prendendo sul serio il problema della salute psicologica dei propri lavoratori”. commenta Marisa Campagnoli, HR director di ADP Italia.

“Per quanto riguarda il periodo storico che stiamo vivendo, quando i lavoratori percepiranno le conseguenze dell’isolamento sociale, della malattia o della mancanza di lavoro e delle preoccupazioni finanziarie, è probabile che si verifichino tensioni ancora più forti. I datori di lavoro non devono assolutamente trascurarli. Sarà una sfida, soprattutto per le grandi organizzazioni in cui il personale lavora in remoto. Tuttavia, è un problema che le risorse umane dovranno affrontare, sia ora sia quando i lavoratori torneranno sul posto di lavoro, il che creerà un altro sconvolgente stress a cui riabituarsi”, conclude Marisa Campagnoli.

Silent retreat: i 10 benefici dei ritiri interiori e di meditazione

Stress e stanchezza mentale sono certamente uno dei nemici più antipatici da affrontare per chi lavora, ma anche per chi studia. Ed è normale che estraniarsi dagli affanni e dagli assilli del quotidiano, diventa un’esigenza. Per contrastare questo stato di cose, la pratica più ricercata, soprattutto tra i Millennials, è quella del “silent retreat”, ovvero il ritiro interiore e di meditazione.

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“Mental Load”: quando il sovracarico di responsabilità pregiudica i risultati

Avete mai la sensazione di avere la mente eccessivamente carica di pensieri e che ogni nuova informazione sembra non essere recepita? Beh, non siete gli unici. Si chiama “Mental Load” , (in italiano: sovraccarico psicologico ), ed è il termine inglese utilizzato per descrivere una situazione di pressione psicologica data dal sovraccarico di responsabilità derivanti dalla gestione degli impegni domestici, familiari e personali.

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Disagio mentale sul lavoro: ecco come si reagisce

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Job hoppers, il nuovo trend per lavorare più felici!

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Lavorare tanto per riuscire a realizzarsi. Un obiettivo di molti. Un’ideale per altri. Una fissazione per alcuni. Eppure, lo studio “Implications of work effort and discretion for employee well-being and carreer-related outcomes: an integrative assessment”, che saràpubblicato nella Industrial and Labor Relations Review (ILR Review) sfocia sulle seguenti conclusioni: non solo lavorare troppo ci fa male ma sembra che non giovi nemmeno alla nostra carriera professionale.

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Summertime Blues: con il caldo aumenta lo stress sul lavoro. Ecco perché!

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