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Smartworking: cambiare ora è più difficile…

Molti sono i professionisti e lavoratori in genere che sono tornati in ufficio dopo il lockdown. A settembre ci sarà un ulteriore step di rientri. Ma a quanto pare i lavoratori allo smartworking sono davvero affezionati e non ci vogliono rinunciare. Anche se questo dovesse comportare un cambio di attività o di azienda. Questo almeno emerge dalla survey di Wyser, società internazionale di Gi Group che si occupa di ricerca e selezione di profili manageriali, condotta per sondare gli umori in vista della fine dello smartworking forzato.

Dai timori all’insicurezza

Secondo i risultati, il 30% degli intervistati, infatti, teme il mancato rispetto delle normative vigenti in fatto di sicurezza e, più in generale, di andare incontro a un nuovo lockdown (32%). Sebbene solo il 35,9% dei professionisti abbia ricevuto chiare comunicazioni rispetto alle modalità del rientro, la quasi totalità degli intervistati (80%) si dice fiduciosa rispetto alla capacità della propria azienda di dotarsi delle necessarie misure di sicurezza.

smart working e rientro in in ufficio

Lavorare da casa non è poi così male…

Le motivazioni addotte per non tornare a lavorare in ufficio sono divese: il 50% troverà pesante ritornare ad affrontare la routine pre-lockdown, tra i mezzi pubblici affollati e il traffico sulle strade, mentre il 30% soffrirà il trantran mattutino con la sveglia anticipata e il pensiero dell’abbigliamento.

Passare molte ore fuori di casa comporterà un disagio per 1 lavoratore su 3 (33,3%) e dover continuamente prestare attenzione e rispettare le limitazioni e le misure vigenti renderà tutto più difficile, anche per quanto riguarda i rapporti con i colleghi (19,2%).

smart working e rientro in in ufficio

Il lato positivo è però rappresentato proprio dalla possibilità di riprendere i rapporti sociali: il 79,4% degli intervistati afferma di aver mantenuto o addirittura rafforzato i rapporti con il proprio team durante il lockdown.

Ritrovarsi sarà infatti la nota lieta per manager e professionisti italiani: il 52,6% ha accusato infatti la mancanza della socialità nella quotidianità lavorativa e il 20,5% non vede l’ora di spegnere Zoom e tornare a confrontarsi di persona e avere occasioni di networking (9,6%). Anche se questo significherà avere a che fare talvolta con collaboratori poco simpatici (15,4%).

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