,

Talent Trends 2026, AI e fiducia devono andare di pari passo. Il valore è l’autenticità

Tomaso Mainini-Talent Trends 2026

Ormai, lo sappiamo, l’Intelligenza Artificiale ha un ruolo essenziale nella selezione dei candidati che rispondono ad un determinato annuncio di lavoro. Ma quanta fiducia si assegna realmente a questo strumento? È stato questo il tema risultante dal Talent Trends 2026, il nuovo report globale di Michael Page basato sulle risposte di oltre 60.000 professionisti in 36 Paesi nel mondo, Italia inclusa (con quasi 3.000 partecipanti). 

I risultati del Talent Trends 2026

Secondo lo studio, il 51% dei lavoratori (in calo rispetto al 55% degli anni scorsi) è in cerca attiva di nuove opportunità lavorative, ma serpeggia una maggiore insofferenza rispetto al passato verso le inefficienze organizzative e la mancanza di trasparenza che, nel 2026, diventano fattori sui quali nessuno è più disposto a scendere a compromessi nei processi di selezione.

Per chi cerca un nuovo lavoro il paradosso è avere un CV ormai perfetto, ma senza che questo porti giovamento. L’adozione della GenAI è triplicata in soli due anni, passando dal 17% al 53%. La sfida per il recruiting è quindi quella di verificare l’autenticità dei CV: se, infatti, il 55% dei candidati dichiara di utilizzare l’IA per ottimizzare il proprio profilo, diventa sempre più difficile per i responsabili delle risorse umane distinguere il talento vero all’interno di una moltitudine di candidature. Questa diffusione ha però generato un effetto collaterale: il 36% degli hiring manager ammette di non riuscire più a capire quale sia un CV autentico rispetto ad uno generato o “migliorato” artificialmente.

“L’Intelligenza Artificiale”, precisa Tomaso Mainini, amministratore delegato di Michael Page, “ha scatenato una sorta di corsa alla digitalizzazione a tutti i costi anche nel recruiting. Se da un lato la tecnologia è fondamentale per accelerare i processi di selezione, dall’altro crea un rumore di fondo che rende quasi impossibile identificare il vero talento solo sulla carta. Per questo, le aziende che assumono basandosi sulle competenze reali e su prove pratiche stanno ottenendo risultati migliori. Nel 2026, l’autenticità è diventata il bene più prezioso e la trasparenza retributiva e la qualità dell’inserimento in azienda sono gli unici elementi in grado di determinare se un’assunzione diventerà un successo a lungo termine o un fallimento estremamente costoso”.

Il report Talent Trends 2026 mette in evidenza che il 39% degli hiring manager fatica a reperire le competenze giuste e che il 99% delle aziende che ha adottato modelli di assunzione skillsbased ne riconosce benefici concreti, dalla qualità delle assunzioni alla maggiore chiarezza decisionale. Accanto alle competenze tecniche, emergono con forza quelle difficilmente replicabili dall’AI: adattabilità, capacità comunicative e lettura del contesto.

“Oggi assumere significa guardare oltre il CV e progettare ruoli chiari, legati a risultati concreti. In un mercato dove l’AI rende tutto standardizzato e automatizza i task tecnici le competenze più cercate diventano la capacità di adattarsi a contesti sempre più complessi (43%) e di comunicare efficacemente (40%). Le competenze, soprattutto quelle umane, sono il vero indicatore della capacità di una persona di crescere e creare valore nel tempo”, ha aggiunto Tomaso Mainini.

Fiducia e salute mentale: ora vanno a braccetto

Il report evidenzia che al centro delle decisioni per questo o quel posto di lavoro, già da qualche anno, non ci sono più solo carriera o retribuzione, ma work-line balance e fiducia, con una novità: la salute mentale entra stabilmente tra le prime tre priorità, con l’85% dei professionisti che la include nella propria top 5. 

“La salute mentale” dice Tomaso Mainini “non è solo una conseguenza del lavoro, ma il filtro attraverso cui oggi le persone valutano se un ruolo è sostenibile. In un mondo percepito come instabile, il lavoro può diventare un fattore di equilibrio oppure di ulteriore stress”.

Il Talent Trends 2026 evidenzia infine come il futuro del lavoro non sia una sfida tra persone e tecnologia, ma rappresenti la capacità di progettare processi efficienti senza perdere di vista ciò che conta davvero: relazioni autentiche, coerenza e fiducia tra le persone.

“Nel 2026 serve meno hype tecnologico e più affidabilità umana. Perché l’AI può accelerare tutto, ma sono le persone a decidere se un’assunzione diventerà un successo o un costo. L’unico vero vantaggio competitivo che resta a un’azienda è la sua autenticità. E questo non riguarda solo le singole aziende, ma la competitività complessiva del mercato del lavoro italiano”, ha concluso Mainini.