Un nuovo lavoro? Ora i candidati preferiscono affidarsi alla ricerca diretta
Alla ricerca di un nuovo lavoro? Come sono cambiate le cose negli ultimi anni… I candidati non rispondono più, ma preferiscono inviare i cv attraverso società di head hunting. Ci troviamo di fronte ad un’altra trasformazione nel mondo del lavoro?
Secondo un recente studio condotto in collaborazione con alcune imprese associate ad Assoconsult – l’Associazione di Confindustria che rappresenta le principali aziende italiane di consulenza di management, si registra un chiaro cambiamento in merito alle candidature per il lavoro: chi è alla ricerca si candida sempre meno alle opportunità e preferiscono inviare candidature spontanee e generaliste, anche in assenza di vacancy attive. Questo scenario rende la ricerca diretta del personale l’unica strategia efficace per coprire le posizioni vacanti.
Secondo i dati, rispetto a 10 anni fa, il numero medio di candidature a un annuncio è diminuito dell’85%. Una flessione già visibile prima della pandemia, che negli ultimi anni si è ulteriormente accentuata. Le aziende intervistate, tra cui Hunters Group, Lovati & Associati, EHR Italy, About Job, Valtellina Lavoro, Marzia Pieri & Associati, Sinthema e RIGI s.a.s, raccontano di un quadro omogeneo in questo momento storico.
In particolare le candidature spontanee risultano in aumento, mentre, secondo la metà delle società coinvolte, le candidature agli annunci sono diminuite di oltre il 50% nell’ultimo decennio. Alla domanda “Quanti dei candidati inseriti da gennaio 2025 provengono dall’annuncio pubblicato?”, la maggior parte delle aziende segnala che meno della metà – e in alcuni casi quasi nessuno – proviene dal canale tradizionale degli annunci. Questi risultati confermano come gli inserimenti di successo derivino sempre più spesso da ricerca diretta e sempre meno da candidature in risposta agli annunci.
“Oltre la metà dei manager intervistati”, dichiara Joelle Gallesi, managing director di Hunters Group, società di ricerca e selezione di personale qualificato, e membro del consiglio generale di Assoconsult, “ritiene che il calo delle candidature sia uniforme in tutti i settori, dall’IT al finance, dalle construction al sales. Non si tratta quindi di una difficoltà settoriale, ma di un problema sistemico, legato al modo in cui i candidati oggi si avvicinano alla ricerca di nuove opportunità professionali. Possiamo parlare, in un certo senso, di una disaffezione verso il canale tradizionale degli annunci, che porta le persone a non candidarsi attivamente”. Poi aggiunge: “Oggi i candidati prediligono il contatto diretto con chi gestisce la selezione o confidano nell’essere intercettati da attività di head hunting. È una scelta strategica: ritengono più efficace essere contattati tramite canali diretti, piuttosto che rispondere agli annunci tradizionali”
Dai dati emerge che per una stessa posizione aperta in ambito IT, le candidature sono calate del 76% rispetto al 2019. Il divario è ancora più marcato nel settore Finance, dove lo stesso confronto registra un calo del 91% nel giro di sei anni. Anche in altri settori e per altre figure professionali si osservano diminuzioni significative: dal 2019, le candidature per posizioni equivalenti in ambito Commerciale sono diminuite dell’81%, mentre nel settore Construction la riduzione è stata dell’88%.
Ma c’è un altro lato della medaglia da considerare, ovvero quello delle candidature casuali. “Oltre alla scarsità si riscontra, purtroppo, un preoccupante calo della qualità: le persone che inviano il proprio curriculum sono spesso fuori target e si propongono per posizioni non in linea con le loro competenze o il loro percorso di carriera. Questo non solo rallenta i processi di selezione, a causa dell’elevato volume di cv da scartare, ma è anche un segnale che il candidato medio sta perdendo la capacità di autovalutazione professionale contro il quale le aziende devono scontrarsi”, conclude Joelle Gallesi.



