Uso dell’Intelligenza Artificiale sul lavoro: 6 su 10 lo fanno, ma qualcuno si sente in colpa

Intelligenza Artificiale sul lavoro

L’uso dell’Intelligenza Artificiale sul lavoro è motivo di grandi discussioni: c’è chi pensa sia ormai indispensabile e chi preferisce farne a meno. C’è chi ha imparato ad utilizzarla e chi pensa sia uno strumento poco utile. C’è caso e caso insomma. Tuttavia, l’utilizzo dell’AI è sempre più diffuso in Italia. Ma chi è che ne fa un uso maggiore?

Più di 6 dipendenti su 10 (62%) dichiarano di utilizzarla mentre lavorano, percentuale che varia tuttavia sensibilmente tra le diverse generazioni. Infatti i Baby Boomer con il 64% affermano di non farne mai uso, mentre la Generazione Z ne fa un uso importante. L’89% di questi ultimi, rivelano di servirsene regolarmente e, di questi, oltre un quinto (22%) di impiegarla tutti i giorni tanto da considerarla un vero e proprio “partner” di lavoro.

Questi i risultati della ricerca realizzata da Babbel for Business, soluzione per la formazione linguistica aziendale, e dall’istituto di ricerca Censuswide, volta ad esplorare come e quanto l’AI stia entrando nel mondo del lavoro trasformando la quotidianità professionale e soprattutto dei professionisti.

“Comprendere come i professionisti integrano l’intelligenza artificiale nelle attività quotidiane e in particolar modo per svolgere compiti linguistici ci aiuta ad intercettare nuovi bisogni formativi, sempre più mirati e specifici. È importante analizzare i cambiamenti in corso per proporre soluzioni aggiornate, realmente vicine alle esigenze di aziende e dipendenti, aiutandoli a sfruttare al meglio strumenti e a sviluppare le competenze necessarie per lavorare con l’AI in modo consapevole, efficace e competitivo” afferma Maren Pauli, Capo della Didattica B2B di Babbel for Business.

Come viene usata l’Intelligenza Artificiale sul lavoro?

Quali sono le domande sottoposte all’AI dai lavoratori? E con quale scopo? Secondo lo studio al primo posto troviamo la creazione di contenuti (32%), dato che evidenzia la tendenza, in molti casi, a cercare soluzioni rapide e a costo zero per rispondere alla pressione di realizzare attività creative in tempi sempre più stretti. 

A seguire ci sono l’analisi dei dati e la reportistica (25%) e, al terzo posto, le attività linguistiche e di comunicazione (24%), un ambito in cui l’uso dell’intelligenza artificiale è particolarmente diffuso: il 26% dei professionisti che lavorano con le lingue straniere la utilizza, infatti, quotidianamente. Tra i compiti linguistici affidati più spesso all’AI figurano le traduzioni (38%), le correzioni grammaticali (37%) e la riformulazione di testi per adeguarne stile e tono (36%).

Un altro dato significativo che emerge dalla ricerca è che oltre la metà degli italiani (51%) dichiara di fidarsi “abbastanza” di questi strumenti, una quota che raggiunge il 59% tra coloro che utilizzano regolarmente una lingua straniera nella propria azienda. E ancora, 8 lavoratori italiani su 10 (81%) affermano che l’intelligenza artificiale ha cambiato il proprio modo di lavorare; in particolare, il 29% ha riscontrato effetti nel modo di relazionarsi con colleghi e clienti. Poco meno di un quarto dei rispondenti (24%) sostiene, tuttavia, che l’intelligenza artificiale ha modificato solo parzialmente le attività lavorative quotidiane tanto che preferiscono ancora affiancarla a metodi più “tradizionali”.

Questa consapevolezza è data con ogni probabilità anche dal fatto che il 54% ha ricevuto un training specifico per imparare ad utilizzare l’Intelligenza Artificiale:di questi rispondenti, il 27% ha seguito la formazione direttamente all’interno della propria azienda, una percentuale che sale al 32% sia tra i Millennial sia tra chi utilizza una lingua straniera in ambito lavorativo.

L’85% degli italiani che utilizzano l’AI nel proprio lavoro riconosce poi un impatto positivo degli strumenti automatizzati sulla propria produttività. Un elemento particolarmente curioso coinvolge le fasce d’età più mature: oltre 9 persone su 10 (94%) tra i Baby Boomer che impiegano l’AI nel proprio lavoro segnalano un miglioramento della produttività.

Il senso di colpa nell’utilizzo dell’AI

Non c’è niente di male ad utilizzare l’Intelligenza Artificiale sul lavoro, eppure c’è chi prova una sorta di senso di colpa a farlo. Ben il 57% degli italiani che utilizza l’AI nel proprio lavoro afferma di provare un senso di colpa quando fa ricorso all’intelligenza artificiale per svolgere attività professionali, contro il 41% che dichiara di non sentirsi mai in colpa e una quota residuale di rispondenti che non si è mai interrogata su questo aspetto. In particolare, il 79% della Gen Z ammette di provare questo disagio, con il 32% che lo percepisce occasionalmente. Anche tra i Millennial il fenomeno è significativo, con il 64% che prova un senso di colpa e, tra questi, il 20% che lo sperimenta spesso. Al contrario, tra i Baby Boomer, prevale una maggiore indifferenza, con più della metà (62%) che afferma di non sentirsi mai in colpa.